SuperInps, la scommessa dei risparmi

10/07/2007
      DEL LUNEDÌ
    lunedì9 luglio 2007

    Pagina 4 – In primo piano

    Previdenza
    Il futuro degli enti pubblici

    SuperInps, la scommessa dei risparmi

    Le stime sulla riduzione dei costi variano da uno a 3,4 miliardi in un quadrimestre

    Davide Colombo

    Di sicuro c’è solo che i risparmi, tanti o pochi che siano, serviranno tutti per pagare l’abolizione dello scalone. Ma quanto valga veramente l’operazione SuperInps, la si intenda come iniziale razionalizzazione di una serie di servizi oggi gestiti in autonomia oppure come graduale fusione di diversi enti previdenziali, al momento nessuno lo sa.

    Le ultime cifre sono quelle dei magistrati della Corte dei conti delegati al controllo di Inpdap, Inail e Inps. Il 27 giugno, nell’audizione davanti alla commissione parlamentare che vigila sugli enti, i giudici contabili hanno ipotizzato economie per 3,4 miliardi in quattro anni. I risparmi verrebbero dall’unificazione di decine di servizi dei tre istituti, servizi che spaziano dalla tesoreria alle spese legali, dai sistemi telematici alla centrale per gli acquisti e le forniture, dalla realizzazione di «sportelli unici» alla più razionale (e meno costosa) gestione del personale.

    Le cifre, lette con in mano il bilancio preventivo 2007 dell’Inps, sarebbero anche sottostimate. Solo due esempi: i costi di tesoreria indicati sono di 549 milioni in una proiezione quadriennale e i risparmi ottenibili dall’unificazione di questi servizi sono di 240 milioni (si veda il grafico in pagina). Mentre dal bilancio 2007 risulta che la sola Inps prevede di spendere per la tesoreria 300 milioni.

    Sempre quest’anno l’Inps ha messo a bilancio la cifra di 2,2 miliardi per il personale, mentre i magistrati contabili, nell’indicazione delle riduzioni si spese raggiungibili su questo fronte (200 milioni), partono, per l’Inps, dal solo costo degli stipendi dei dipendenti diretti (1,6 miliardi), lasciando fuori tante voci accessorie che rientrano invece in questo capitolo.

    Qualche giorno dopo l’audizione dei magistrati, davanti alla Commissione parlamentare presieduta da Elena Emma Cordoni s’è presentato il viceministro dell’Economia Roberto Pinza, che ha proposto risparmi ancora più al ribasso: 2,7 miliardi di euro di dieci anni. Pinza ha parlato di ipotesi «macro» tutte da approfondire. Le minori spese, in caso di fusione tra diversi enti (non è stato specificato quali) sarebbe per un miliardo sul personale e 1,7 milirdi sugli oneri gestionali. Nel breve periodo però, ha avvertito il viceministro, con l’accorpamento potrebbero esserci maggiori oneri, inefficienze ed extracosti.

    Venti giorni prima di Pinza è stata la volta del ministro per la Funzione pubblica, Luigi Nicolais, per il quale si può contare su un risparmio di 220-270 milioni l’anno, visto che «solo gli organi di controllo di Inps, Inpdap, Enpals, Ipsema e Ipost – ha rivelato – costano circa 23 milioni l’anno». Ma a queste cifre Nicolais ha aggiunto 800 milioni che si otterrebbero nella primissima fase del piano mettendo sul mercato parte degli immobili (la Corte dei conti parla di una cessione da 900 milioni).

    A seguire il filo dei numeri il rischio è di perdere il quadro d’insieme. Solo due ministri della partita finora non hanno mai parlato di cifre. Sono Giulio Santagata e Cesare Damiano. «Il problema vero – dice Elena Cordoni – è che il Governo non vuol fissare un punto. Se all’inizio dell’anno avesse affidato a una società specializzata l’incarico di preparare un piano industriale per qusta cosa che chiamiamo SuorInps, forse oggi avremmo in mano stime su cui mettere la testa».

    La volontà politica di realizzare l’unificazione degli enti è stata fissata nel punto 8 del "dodecalogo" del 4 marzo, che contiene gli obiettivi indicati da Romano Prodi, dopo la crisi di fine febbraio, come irrinunciabili. Poi è seguito il silenzio. Interrotto pericolosamente da qualche allarme sindacale. Raffaele Bonanni ha minacciato, per esempio, il rischio di 15mila esuberi; strana cifra, visto che l’Inps contava a fine 2006 su 32.774 addetti ed è in cronica carenza di personale, perché i dipendenti che vanno in pensione non possono essere sostituiti per il blocco del turn over.

    Attualmente SuperInps è fuori dal tavolo di trattativa sul Welfare. E mercoledì, con la relazione della ragioneria generale dello Stato, anche la commissione parlamentare chiuderà il ciclo di audizioni sul tema. Toccherà al presidente del Consiglio decidere se il progetto si farà e come. Sapendo che le compensazioni «all’interno del sistema previdenziale» per il taglio dello scalone possono essere ricavate soprattutto con questo piano.