SuperInps: Dubbi sul riassetto degli enti

23/07/2007
    lunedì 23 luglio 2007

    Pagina 13 – Economia

      SuperInps

        Dubbi sul riassetto degli enti.
        E il ministro «blinda» le entrate

          Mario Sensini

          ROMA — «Settemila esuberi», dice Giulio Santagata. «Almeno quindicimila », ribatte Raffaele Bonanni. «Grande efficienza», insiste il ministro per l’Attuazione del programma. «Un mostro che gestisce 600 miliardi di euro, un concentrato unico di potere politico» replica il segretario della Cisl. «Un ente unico gestito da un Cda e con i sindacati nel Consiglio di Vigilanza» avanza l’esponente di governo. «Nessuna fusione e noi dentro i consigli di amministrazione », rintuzza il sindacalista. Meno male che tra il governo e i sindacati c’è stata l’intesa sulla riorganizzazione degli enti previdenziali. Sul fatto che da lì potranno derivare in dieci anni 3,5 miliardi con cui coprire il costo dell’abbattimento dello scalone, l’altra notte si sono scoperti tutti d’accordo. Benché fino a dieci giorni prima, sui possibili risparmi della riorganizzazione, ciascuno avesse dato in Parlamento cifre diverse. E tutte molto più basse. Ma non basta, perché sul modo con cui razionalizzare, anche qui, ognuno ha un’idea differente, anche nel governo.

          Il ministro dell’Economia, Tomm aso Pa doa-Schioppa, non a caso è molto scettico sulla reale portata dell’operazione. Tanto che ha preteso la blindatura di quei 3,5 miliardi con un paracadute. «Un pegno» come lo chiama lui. Se la riorganizzazione degli enti non darà i risultati attesi, ovvero 350 milioni l’anno, nel 2011 scatterà automaticamente un aumento dello 0,09 per cento dell’aliquota contributiva per tutti i lavoratori, dipendenti, autonomi e parasubordinati. «È il modo migliore — ha spiegato Padoa-Schioppa ai suoi colleghi di governo — se non l’unico, di corresponsabilizzare i sindacati nella riorganizzazione degli enti dove, si sa, c’è soprattutto un problema di esubero del personale».

          Tra Inps, Inpdap, Ipost, Ipsema, Enpals e Inail, gli istituti che in un modo o nell’altro saranno toccati dal piano, i dipendenti erano, alla fine del ’96, 55.231, secondo i dati della Corte dei Conti. Che escludono, però, 18 mila dipendenti di altre amministrazioni dello Stato addetti ai calcoli e alla gestione delle posizioni previdenziali e assicurative dei dipendenti pubblici, che dovrebbero essere svolti dall’Inpdap. I 55 mila "regolari", in ogni caso, costano circa 3 miliardi l’anno. Secondo Roberto Pinza, sottosegretario all’Economia, da questa voce si potrebbe ottenere «un risparmio di un miliardo di euro di in dieci anni». Una cifra che il presidente dell’Inpdap, Marco Staderini, ha già definito assolutamente irrealistica. «Ogni dipendente costa 50 mila euro l’anno, bisognerebbe cacciarne 20 mila » ha detto poche settimane fa in Parlamento Staderini. Anche lui contrarissimo all’idea della fusione, o del SuperInps, come già si chiama.

          Il progetto, tracciato anche in una bozza di articolato poi scomparsa in un cassetto, e che prevedeva una holding per gestire direttamente i servizi comuni, con tre società controllate per la previdenza pubblica, quella privata e la gestione assicurativa, è sostenuto soprattutto da Santagata. «Con la semplice razionalizzazione ci sarebbero economie consistenti» spiega, ricordando che solo portando tutti gli enti al livello di efficienza dell’Inps secondo lui si potrebbero recuperare a regime 1,9 miliardi di euro. «Ma l’opzione che garantisce i migliori risparmi — insiste Santagata — è quella dell’unificazione degli enti».

          Un progetto che non convince né Padoa- Schioppa, né il ministro del Lavoro, Cesare Damiano: «Sarebbero meglio le sinergie che la fusione». Operazione che anche secondo il presidente dell’Inps, Gianpaolo Sassi, presenta «ostacoli di non poco conto». E pochi vantaggi economici, a meno di non pensare a una forte razionalizzazione del personale.

          Ai 3,5 miliardi di risparmi, insomma, credono in pochi.

          In Parlamento, alla Commissione bicamerale sugli enti previdenziali, Pinza ha parlato di un «risparmio massimo teorico di 2,7 miliardi in 10 anni», ma il ministro della Funzione Pubblica, Luigi Nicolais, s’è tenuto più basso, 220 milioni l’anno. Solo la Corte dei Conti, ma sulla base di dati «informali», s’è spinta un po’ oltre, fino a ipotizzare un risparmio di 300 milioni l’anno.

          Fatto sta che l’operazione, ormai, è decollata. Entro fine anno il governo dovrà presentare ai sindacati un piano industriale per la riorganizzazione. Santagata ci crede, gli altri ministri meno, i sindacati pochissimo. Nel frattempo, il 30 giugno scorso, è scaduta la delega che la Finanziaria del 2005 aveva dato al governo per provvedere alla razionalizzazione, la soppressione e l’unificazione degli uffici territoriali degli enti previdenziali. Mai attivata.