Super Mega Market: I nuovi schiavi stanno alla cassa

29/11/2005
    N.47 anno LI – 1 dicembre 2005

      Pagina 53- Primo Piano

        Super Mega Market

          I nuovi schiavi stanno alla cassa

            di Andrea Benvenuti

              Turn-over esasperati, obbligo di lavorare domenica e festivi, salari al palo, cinquantenni sostituiti con giovani precari e ricorso massiccio al part-time. Di questo passo, la grande distribuzione rischia di sfuggire al controllo dei sindacati che, nei punti vendita di ipermercati e supermercati italiani, sono visti sempre più come il terzo incomodo. Il tutto in un settore che tira, dove gli investimenti aumentano e i grandi gruppi fanno nuove assunzioni. Auchan, ad esempio, ha da poco aperto un ipermercato a Fiumicino, alle porte di Roma (350 posti per lo più a part-time e la domenica obbligatoria nel contratto) e Ikea sta pensando di aprire un punto vendita nel Centro-sud.

              "Ormai, a parte il settore cooperativo e pochi altri gruppi italiani, la grande distribuzione è finita in mani straniere, il rapporto con le aziende è peggiorato e in tanti punti vendita hanno addirittura buttato via i contenuti degli accordi integrativi sottoscritti negli anni scorsi", denuncia Ivano Corraini della Filcams Cgil. Marchi stranieri del calibro di Auchan e Carrefour cercano un rapporto diretto – e desindacalizzato – con il lavoratore. E aprono una breccia che rischiano di seguire anche tanti altri gruppi come Upim, Esselunga e Pam, con un occhio al settore della cooperazione di cui sono leader Coop e Conad.

              "Il pericolo è lo sfruttamento di lavoratori che non possono tutelarsi", sostiene Gianni Baratta, segretario della Fisascat Cisl: "Giovani con contratti del week-end sostituiscono addetti con 25 anni di esperienza, che vengono messi alla porta". I nodi legati all’orario e all’organizzazione del lavoro, ai salari e al part-time, i grandi marchi preferiscono vederseli in casa. "Ma anche quando si arriva a un’intesa aziendale, è difficile che la mettano nero su bianco", aggiunge Corraini. Pratiche quotidiane come è successo, ad esempio, in cinque filiali dell’Upim e alla Coin a Milano.

              A fine anno, riparte la stagione per i rinnovo dei contratti integrativi: ma per i 250 mila addetti non c’è molto da sognare.