Super Mega Market: Dynasty Caprotti

29/11/2005
    N.47 anno LI – 1 dicembre 2005

      Pagina 51- Primo Piano

        Super Mega Market

          Dynasty Caprotti

            Il boss di Esselunga non vuole lasciare niente al figlio. Perché lo considera troppo tenero con i dipendenti

            Perché l’anziano proprietario di Esselunga, Bernardo Caprotti, preferisce vendere il suo impero a un concorrente anziché lasciarlo nelle mani del figlio Giuseppe? Al di là delle valutazioni di carattere economico, nella decisione del fondatore del gruppo non è difficile intravedere motivazioni personali assai delicate e tutte interne alla dynasty milanese.

            Per chi conosce la famiglia non è un mistero infatti che il giovane Giuseppe ha idee politiche un po’ diverse da quelle del suo ottuagenario papà.

            Se Bernardo è notoriamente un conservatore (fu tra i primi finanziatori di Forza Italia nel 1993), Giuseppe ha moderate simpatie di sinistra e, soprattutto, filo-ambientaliste; se il padre è noto per aver impostato le relazioni industriali con principi di durezza tipo Wal-Mart, il figlio vagheggia invece un’azienda ispirata a modelli di socialismo utopistico.

            Smarcatosi pubblicamente dal genitore-fondatore nel 2002 (dopo le prime rivelazioni sui casi di mobbing in Esselunga e sulle vessazioni nei confronti dei dipendenti), Giuseppe è stato poco dopo licenziato proprio dal padre-padrone, che gli ha tolto ogni delega operativa.

              Essendo tuttavia proprietario del 30 per cento del gruppo, il giovane Giuseppe ha cercato pochi mesi fa di rientrare, proponendo al padre di vendergli una quota per arrivare così alla maggioranza. Niente da fare: piuttosto che cedere la sua creatura a un figlio ecologista che lui considera un po’ troppo ‘di sinistra’, Bernardo preferisce venderla a un gruppo concorrente.