Sull’orario il Senato «salva» la contrattazione tra le parti

06/03/2003




Giovedí 06 Marzo 2003
ITALIA-LAVORO




Sarà eliminata la norma sull’adeguamento alla direttiva Ue


ROMA – Alla fine verrà cancellato. L’articolo della discordia, anche in questo caso il numero 18, verrà eliminato come suggerisce la commissione Lavoro del Senato che ieri ha dato il suo parere favorevole al decreto legislativo sull’orario di lavoro. Un sì condizionato all’azzeramento di quell’ultimo articolo che crea un confine per la contrattazione futura. Nel testo, infatti, si prevede che i contratti debbano adeguarsi ai contenuti della normativa entro la fine del 2004. E non sono bastate né ai sindacati né, a quanto pare, al Parlamento le rassicurazioni del Welfare che aveva promesso di specificare meglio la norma. Ma non di cancellarla. Una vittoria per Cgil, Cisl e Uil che si sono trovate insieme anche su questo fronte. Il decreto (che recepisce una direttiva Ue e su cui non è stato raggiunto un avviso comune delle parti sociali), è stato infatti pesantemente contestato dal sindacato che prima ha chiesto una convocazione al Governo e poi ha manifestato il proprio dissenso di fronte al Parlamento. Ora sembra tutto chiarito. Il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, conferma che la norma relativa alla necessità di rinegoziare i contratti sull’orario alla loro scadenza verrà soppressa. E ribadisce che il decreto verrà emanato prestissimo: si aspetta il parere della commissione Lavoro della Camera e poi l’ultimo via libera in Consiglio dei ministri. «L’articolo in questione – ha spiegato Sacconi – aveva creato un timore nel sindacato di voler azzerare ogni contenuto contrattuale. Invece la misura riguardava solo i contratti eventualmente difformi rispetto alla direttiva». E difformi solo sulla parte che avrebbe coinvolto i capitoli accessori dell’orario (come i riposi) mentre sarebbe stata confermata l’intangibilità dell’orario normale di lavoro (sotto le 40 ore) fissato dai contratti. Ora invece si segue la strada indicata dal sindacato, cioè, cancellazione tout court dell’articolo 18 del decreto. Nel frattempo il Welfare ha anche fatto una ricognizione dei principali contratti nazionali per verificare eventuali difformità rispetto alla normativa europea. «È stato riscontrato – ha spiegato Sacconi – che i contratti sarebbero già coerenti con la direttiva. Tutti i contratti, compresi quelli del pubblico impiego, non vengono toccati da questo provvedimento. Anche perché la direttiva pone un tetto e quindi sono fatti salvi i contratti che hanno contenuti più favorevoli». Dunque, l’applicazione del decreto legislativo, di fatto, non cambierà nulla né per i contratti in essere né per quelli che scadranno. «Apprezzamento» per il parere espresso dalla commissione Lavoro del Senato è arrivato dalla Cgil che canta vittoria per tutti: «Hanno seguito – dice la Cgil – le indicazioni delle tre organizzazioni sindacali soprattutto in riferimento alla cancellazione dell’articolo 18».
LI.P.