Sullo sfondo resta la sorte del contratto nazionale Il governo lo vuole «meno invasivo». Bonanni e Angeletti non ne parlano più. Epifani: «Se ne facciano di buoni e la Cgil ci sarà. Chiediamo meno fisco sui redditi da lavoro».

26/08/2009

Per la Cisl «è meglio un sogno dell’incubo delle gabbie salariali». La Uil insiste nel chiedere che venga innalzato il tetto di reddito per beneficiare della detassazione del 10% prevista fino al 2009 per il salario variabile. E va detto che questa è una richiesta che Cgil, Cisl e Uil sostennero unitariamente prima delle note divisioni sulla riforma del modello contrattuale. Era tanto tempo fa. Ieri Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti e anche Renata Polverini dell’Ugl, hanno replicato al ministro Maurizio Sacconi cheha risposto picche all’ipotesi di azzerare le tasse sui contratti di secondo livello. «È un sogno », ha tagliato corto Sacconi. Nel senso di «ve lo sognate». Punto. Che cosa resterà di questa valanga di parole, è presto dirlo. È chiaro
che il ministro ha richiamato i firmatari (imprese e sindacati, esclusa la Cgil) ad applicare la «sua» riforma del modello contrattuale. Questo perché la rottura dei sindacati, uniti, sul contratto nazionale degli alimentaristi è una spia di come quell’accordo potrebbe restare inapplicato. Di qui il richiamo all’ordine: o fate i contratti come dico io o salta anche lo
sgravio del 10%. Di seguito il rilancio dei sindacalisti, con la richiesta «zero tasse».
Nel bailamme iniziato con le gabbie salariali, una cosa si intravede nitidamente: il ministro impone col ricatto contratti nazionali«meno invasivi». Cisl e Uil di contratto nazionale
semplicemente non parlano più. Tutto il dibattito di queste settimane è sul secondo livello, aziendale o territoriale. Unitamente a un altro elemento: l’incessante «invito» alla Cgil ad allinearsi agli altri e a fare la sua parte nei rinnovi in corso di importanti
categorie. Il segretario generale Guglielmo Epifani risponde con un’intervista a La Stampa: «Nonostante il no all’accordo, noi saremo responsabilmente seduti a tutti i tavoli. Si facciano
dei buoni contratti nazionali, se si ascolterà quel che ha da dire la Cgil ci sarà anche la nostra firma con il voto dei lavoratori». La Cgil farà dunque «la sua parte e avanzerà le sue proposte», assolutamente «senza ideologismi». Rivolto a Bonanni: il leader della Cisl «può stare tranquillo, non siamo intenzionati – insiste Epifani – ad abbandonare nessun tavolo. Si facciano dei buoni contratti nazionali, e vedrà che ne avranno un beneficio anche le intese aziendali». Del resto, puntualizza il segretario della Cgil pur ribadendo le ragioni che lo hanno spinto a non firmare l’accordo di primavera, «non siamo mai stati ideologicamente contrari ai contratti di secondo livello», ma «ora il problema è dare un salario a chi il lavoro lo sta per perdere o l’ha perso». Epifani è contrario alla detassazione del salario di secondo livello: «Il 10% è sufficiente. Il problema è che di accordi se ne fanno pochi per le resistenze delle imprese ». La via d’uscita resta «la riduzione fiscale su tutti i redditi da lavoro ».
Anche perché, come ha ricordato ieri la segretaria confederale Cgil Susanna Camusso, «la contrattazione di secondo livello interessa solo il 20-25% dei lavoratori. La sua detassazione rischia di aumentare la discriminazione tra lavoratori ».