Sullo sciopero consensi «trasversali»

27/10/2003





lunedì 27 ottobre 2003

L’OSSERVATORIO
Come sull’articolo 18, prevale l’incertezza. Timori per i figli

Sullo sciopero consensi «trasversali»

di Renato Mannheimer

      L’atteggiamento dell’opinione pubblica riguardo alle pensioni ricorda in qualche misura quanto accadde l’anno scorso riguardo all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Non sul piano dei contenuti, ovviamente. Ma per l’analoga valenza simbolica e il conseguente analogo carattere politicamente «trasversale». Come si sa, la maggioranza relativa degli italiani è, a torto o a ragione, scettica (alcuni contrari, altri indecisi o disorientati) sulle proposte di riforma annunciate dal governo. Non tanto per un giudizio di merito (il tema è complesso e prevale la disinformazione) quanto per la sensazione diffusa – più o meno fondata – che si mini la tutela propria e dei propri figli. Anche per questo si registra una forte e crescente adesione (reale o «virtuale») allo sciopero di venerdì. Il cui rilievo è rafforzato dal fatto che metà di coloro non si dichiarano favorevoli non sono contrari, ma non hanno un’opinione al riguardo. Naturalmente, l’atteggiamento verso lo sciopero muta secondo l’orientamento politico, con un favore molto maggiore nel centrosinistra. Ma con un consenso rilevante, anche se ovviamente minoritario, nel centrodestra, in misura analoga tra i votanti per An e Forza Italia, ma con una accentuazione nella Lega e, specialmente, nell’Udc.
      Questo carattere «trasversale» è reso ancor più significativo dall’appoggio dichiarato della maggioranza degli indecisi su cosa votare, che, ciò nonostante, esprimono il loro giudizio. Come si sa, costoro costituiscono il segmento decisivo per vincere eventuali elezioni «vere».
      Tra i motivi di questo stato di cose vi è, certo, una componente squisitamente politica. Che vede l’adesione allo sciopero come espressione del proprio dissenso verso le scelte del centrodestra. Ma è anche diffusa la motivazione di chi, al di là della propria opinione politica, «sente» la proposta governativa come una minaccia alla propria condizione attuale e futura. Così come, a suo tempo, temeva che mutando l’art.18, s’incrinasse la sicurezza del posto di lavoro. E’ proprio questo atteggiamento a toccare una parte cospicua dell’elettorato di centrodestra. Ciò non comporta necessariamente un’erosione elettorale per la maggioranza, anche se probabilmente agisce in questo senso.
      Per molti, infatti, il dissenso sulla proposta governativa e l’adesione allo sciopero non hanno un significato strettamente politico. Chi ha gridato «fuori la politica di qui» durante i cortei di venerdì è l’espressione di costoro. Che vedono sempre più il sindacato – e non i partiti – come punto di riferimento per la difesa dei loro interessi e diritti.
      E’ un fenomeno, stimolato anche dalla crescente delusione nei confronti dei partiti, non nuovo nel nostro Paese. Che, nel caso di una sua prosecuzione in futuro, finirebbe con l’assegnare ai sindacati – sottraendolo ai partiti – un ruolo centrale dal punto di vista sociale e politico.