Sull’inflazione è scontro aperto

03/02/2003




Sabato 01 Febbraio 2003
Sull’inflazione è scontro aperto

Prezzi & tariffe - Grande distribuzione: dall’industria troppi rincari – Le imprese: materie prime alle stelle
VINCENZO CHIERCHIA


MILANO – I gruppi della distribuzione vanno all’attacco sul fronte dei rincari dei listini e si dichiarano pronti a non accettare richieste di aumento provenienti dalle imprese industriali di beni di largo consumo e a eliminare i prodotti troppo cari dagli scaffali. Dopo la denuncia sull’imminente rischio-rincari lanciato dal presidente di Coop Italia, Vincenzo Tassinari (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri), altri gruppi della distribuzione sono scesi ieri in campo. Secondo la catena Esselunga nel corso del 2002 le industrie hanno aumentato i prezzi di 321 prodotti confezionati per un importo che, se riversato interamente sui consumatori, avrebbe inciso sull’inflazione per il 2,5%, e il 2003 è iniziato ancora peggio, con la richiesta di altri 26 ritocchi ai listini. «Non accetteremo rincari ingiustificati. Esselunga – si legge in una nota – nel corso dell’anno è riuscita a non trasferire questi aumenti sul prezzo finale, contenendo l’inflazione allo 0,86%, contro il 2,46% medio indicato ieri dalle catene di ipermercati e supermercati aderenti alla Faid». Sotto i riflettori prodotti cosmetici, surgelati e birra, e le tensioni in quest’ultimo settore erano state denunciate anche da Italgrob di recente (Si veda «Il Sole-24 ore» del 15 ottobre 2002). Questi i settori nei quali l’industria ha fatto registrare, nel corso del 2002 e nelle prime settimane dell’anno, gli aumenti che «riteniamo ingiustificati», sostiene Gaetano Puglisi, direttore commerciale Esselunga. Puglisi punta l’indice contro «il mondo della cosmetica, con aumenti medi del 5% e punte fino al 9%, i surgelati e la birra; in generale responsabili degli aumenti sono le aziende multinazionali». «Esclusione dagli scaffali dei prodotti troppo cari e incremento dei primi prezzi e dei marchi del gruppo Sma-Auchan Rinascente»: questa, afferma Lorenzo Bertini (direttore mercati e acquisti), la strategia adottata negli ipermercati del gruppo distributivo. In particolare – riferisce Bertini – nel 2002 l’offerta di prodotti primo prezzo è cresciuta del 30% (da 500 a 680 voci), mentre per quanto riguarda il marchio Sma-Auchan il numero dei prodotti sugli scaffali è aumentato del 15 per cento. «Una guerra totale, un muro contro muro non conviene a nessuno – rileva Giovanni Pomarico, presidente di Federcom -. Occorre invece trovare una soluzione che restituisca serenità al settore e fiducia a un consumatore che sta cambiando profondamente le abitudini di spesa». Il sistema Federcom (formato da catene di supermarket a base territoriale) ha registrato una inflazione media intorno al 2,4% nei primi 11 mesi 2002, a fronte di un aumento di vendite del 4,9 per cento. Tra le industrie di beni di largo consumo si replica che ci sono stati recentemente scossoni sul fronte di molte materie prime e dei prezzi delle componenti energetiche. A fine anno la rilevazione AcNielsen sui prodotti delle aziende Centromarca presenti sul mercato – si sottolinea tra l’industria di marca – ha fatto segnare una media globale di aumenti intorno all’1,3% largamente al di sotto della media delle catene distributive. «Comunque in base agli ultimi dati i prezzi alla produzione stanno un po’ rialzando le testa. E, quindi, un piccolo pericolo c’è perchè, tra un po’ di tempo, potrebbero portare a un aumento dei prezzi al consumo» rilancia il presidente dell’Istat, Luigi Biggeri. Che aggiunge: «Se sta riprendendo quota l’aumento dei prezzi alla produzione, per fortuna i prezzi all’importazione, con il rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro, sono più contenuti».