«Sull´inflazione conti da rifare»

17/07/2002




(Del 17/7/2002 Sezione: Economia Pag. 16)
AUDIZIONE IN PARLAMENTO: TROPPO POCO INDICARE L´1,4% PER IL 2003
«Sull´inflazione conti da rifare»
Cgil, Cisl e Uil criticano le previsioni del Dpef

ROMA
Rullano i tamburi di guerra dei sindacati sugli aumenti salariali. Ieri sera i leader di Cgil-Cisl-Uil sono stati ascoltati dal Parlamento sul Dpef e il «Patto per l´Italia», e i giudizi sono stati ovviamente diversi. Secondo il numero uno Cgil Sergio Cofferati, il «Patto per l’Italia» «apre una stagione di aspra conflittualità sociale», mentre il Dpef imposta «politiche economiche tanto inefficaci quanto socialmente inique». Per Pezzotta, invece, che ha difeso il «patto», il Dpef è un documento con «luci e ombre», in particolare in tema di previdenza, sanità e politica sociale». Tutti d´accordo, invece, nell´annunciare che i tassi di inflazione programmata sono troppo bassi, e che nei rinnovi le richieste saranno superiori. «L’1,4% per il 2003 è troppo basso – ha detto Pezzotta – mantenendo lo spirito del ’93 i parametri devono essere un po´ diversi. La moderazione salariale non può essere un dogma». Sulla stessa linea Cofferati, che parla di tasso «poco credibile». E Andriano Musi, numero due della Uil: «Troppe ambiguità sul Dpef. La Uil non si sente vincolata a un passo di inflazione programmata definito unilaterlamnete all’1,4%». E ieri nulla di fatto sia per le correzioni alla norma sulle pensioni minime che per quelle alla disciplina del sommerso. Se per l´avviso comune sull´emersione dal lavoro nero era prevedibile qualche problema per un´intesa tra le parti sociali, è stata invece decisamente sorprendente la decisione del governo di rinviare a settembre il negoziato sull´ampliamento della platea dei beneficiari dell´aumento delle pensioni minime a 516 e, utilizzando le risorse «avanzate». Sulla carta, una soluzione per impegnare i 500 milioni di euro circa non utilizzati per l´aumento delle pensioni povere deciso nel 2001 sembrava alla portata, se non quasi già messa nero su bianco. E invece, ieri – assente il ministro del Welfare Maroni – i sindacati hanno appreso che i conti non sono ancora pronti. «Con i sindacati si è deciso di aprire un tavolo di confronto dopo l 15 settembre, quando disporremo dei consuntivi definitivi dell’Inps», ha dichiarato al termine il sottosegretario Alberto Brambilla, secondo cui dopo le vacanze si discuterà anche di norme per semplificare i criteri per attestare il reddito. In realtà, a bloccare il confronto non è solo la carenza di dati su chi ha già beneficiato dell´aumento; a quanto si apprende, c´è anche una divergenza di pareri tra Inps e ministero del Welfare sull´entità degli aumenti da erogare ai tantissimi (oltre 400.000) pensionati residenti all’estero. Se prevarrà il punto di vista del ministero (che vuole dare integralmente gli aumenti ai «pensionati internazionali»), secondo l´Inps si ridurrebbe a soli 250 milioni di e il monte risorse da redistribuire. Ed è finito senza risultati anche il confronto sul possibile avviso comune delle parti sociali per le modifiche da introdurre alle norme sul sommerso, che fin qui non hanno dato alcun risultato. I sindacati nel corso di un primo incontro in mattinata hanno giudicato del tutto insoddisfacente la bozza di avviso comune messa a punto da Confindustria e le altre associazioni datoriali, sostanzialmente approvata dal governo, e hanno annunciato (unitariamente) di voler disertare l´incontro pomeridiano al ministero dell´Economia che avrebbe potuto portare all´intesa. A questo punto, tutto è rinviato al 24 luglio, a un nuovo incontro collegiale tra le parti sociali.

r. gi.