Sull’indennità agenti parola alla Corte Ue

03/11/2004

              mercoledì 3 novembre 2004

              sezione: NORME E TRIBUTI/DIRITTO E SEN – pag: 31
              DIRITTO COMUNITARIO
              Sull’indennità agenti parola alla Corte Ue
              ALBERTO VENEZIA
              La Cassazione, con ordinanza n. 20410/04 del 18 ottobre 2004 ha rimesso dinanzi alla Corte di Giustizia della Ue la questione interpretativa connessa alla validità, rispetto alla direttiva 86/653 in tema di agenti di commercio, dei criteri di quantificazione dell’indennità di fine rapporto nel contratto di agenzia.

              Sulla questione da quasi 15 anni (con l’entrata in vigore del Dlgs 303/91 di attuazione della direttiva, poi modificato dal Dlgs 65/99) si sono susseguite pronunce contrastanti della giurisprudenza che, per la quantificazione dell’indennità, ha seguito due opposti indirizzi date appunto le novità che la direttiva ha introdotto, o avrebbe dovuto introdurre, nell’ordinamento italiano. Sino al 1991, il vecchio testo dell’articolo 1751 del Codice civile si riferiva espressamente alla contrattazione collettiva quale fonte di regolamentazione dell’indennità di fine rapporto. I Dlgs 303/91 e 65/99 hanno però integralmente sostituito questa norma, stabilendo che l’indennità doveva ritenersi dovuta a condizione che risultassero esistenti due requisiti: l’apporto e lo sviluppo della clientela nel corso del contratto con sostanziali vantaggi in favore della preponente anche dopo la cessazione dello stesso; la relativa perdita da parte dell’agente e la rispondenza a equità della corresponsione.


              L’articolo 1751 ha altresì previsto un limite massimo all’indennità di fine rapporto, a protezione del preponente, pari a un’annualità di retribuzioni riscosse dall’agente e da calcolarsi sulla media degli ultimi 5 anni o dell’intero rapporto, se di durata inferiore al quinquennio.


              L’attuazione dell’articolo 1751, ancorché effettuata in due tempi, è tuttavia ancora non completa, posto che al fine di individuare un criterio di quantificazione dell’indennità risulta necessario riportarsi alla direttiva e considerare i medesimi requisiti necessari per il sorgere del diritto anche per la sua quantificazione.


              La direttiva precisa infatti che l’indennità è dovuta «se e nella misura in cui» sussistano le due condizioni dell’apporto e sviluppo di clientela, e della perdita di clientela e della rispondenza a equità.


              La stessa Commissione Ue nel 1996 aveva rilevato la necessità di un chiarimento connesso al testo dell’articolo 17 della direttiva, indicando gli orientamenti assunti in proposito dalla giurisprudenza tedesca quale un utile criterio guida per la sua corretta applicazione. L’incompletezza dell’articolo 1751 ha tuttavia consentito alla contrattazione collettiva di adottare nuovi accordi economici nel 1992 e nel 2002 per individuare (sulla base però dello stesso sistema proporzionale elaborato in passato) criteri diversi di quantificazione. Gli orientamenti della giurisprudenza hanno sino a ora oscillato tra il riconoscimento della validità ed efficacia degli accordi e l’interpretazione dell’articolo 1751 sulla base della direttiva 86/653, con la valutazione in concreto del sistema più favorevole all’agente, anche con l’utilizzo di un criterio equitativo.


              Oggetto del quesito sottoposto adesso alla Corte Ue è la compatibilità con la direttiva dei criteri di calcolo stabiliti dai contratti collettivi. La Cassazione conclude l’ordinanza tracciando altresì un percorso preciso per l’applicazione di eventuali chiarimenti interpretativi che la Corte di Giustizia dovesse fornire. Percorso costituito in primo luogo, laddove possibile, da un’interpretazione diretta della normativa italiana sulla base di tali chiarimenti. In alternativa, qualora nonostante la difformità rispetto alla direttiva, non fosse possibile effettuare un’interpretazione diretta, verrebbe sollevata una questione di illegittimità costituzionale per violazione dell’articolo 76, che la Cassazione potrebbe promuovere direttamente. Il problema della quantificazione dell’indennità di fine rapporto nel contratto di agenzia sembra quindi destinato a trovare una soluzione definitiva.