Sulle regole del congresso voto unitario nella Cgil

03/02/2010

Dopo una settimana di polemiche un voto unanime del Direttivo era l’ultima cosa che ci si aspettava dalla Cgil. A mettere d’accordo gli aderenti alla prima e alla seconda mozione, è stato il documento finale. Poche righe che impegnano il sindacato al «rigoroso rispetto della volontà di ogni iscritto» e rinviano alla relazione con cui Guglielmo Epifani ha garantito che il congresso «si svolgerà sulla base del principio della sovranità assoluta degli iscritti», secondo la regola «una testa, un voto».
Il chiarimento si era reso necessario dopo che i membri della seconda mozione, «La Cgil che vogliamo », si erano autosospesi dalla commissione di Garanzia contestando l’interpretazione data alle norme con cui vengono ripartiti i delegati che il sindacato dei pensionati mette a disposizione, in questo come in altri congressi, con la cosiddetta «quota di solidarietà». Per la «Cgil che vogliamo»quel meccanismo non applicava le regole di sempre male cambiava «alterando il risultato del congresso». Un’accusa pesante a cui Epifani ha risposto convocando il direttivo. «Le polemiche sono andate in qualche caso aldilà del giusto, dell’accettabile e del buon senso», ha ribattuto. Quanto al merito, Epifani ha ricordato che le regole del congresso «sono state votate all’unanimità dal direttivo». Ha poi invitato tutti a «riconoscersi nel risultato del congresso, quale esso sarà». «In questa organizzazione – si legge nella relazione – non ci sono nemici e avversari: ci sono due mozioni alternative, con il voto gli iscritti sono chiamati a decidere identità e programma che saranno validi per tutta la Cgil».
I DELEGATI DELLO SPI
Sulla ripartizione dei delegati dello Spi, base dello scontro, Epifani ha difeso l’operato della commissione di Garanzia ricordando che a differenza di altri, questo congresso si svolge su due mozioni contrapposte, quindi si applica il proporzionale puro e la quota di solidarietà «che – ha sottolineato – lo Spi attribuisce alla confederazione e non alle categorie », deve seguire la «scrupolosa rappresentatività» del voto dei pensionati. In pratica anche quei delegati
devono essere in proporzione ai voti che le due mozioni hanno ottenuto alle assemblee di base dello Spi. Ultima nota: nelle 15mila assemblee che si sono tenute finora i ricorsi presentati sono stati meno dei congressi passati e vengono risolti senza troppe difficoltà. Ora – è l’appello del segretario – ci si impegni per la riuscita dello sciopero del 12 marzo. Tanto è bastato per convincere la seconda mozione?Non proprio. «Ribadire il principio di “una testa, un voto” e il rigoroso rispetto delle regole equivale a riconoscere, a mio avviso, che c’è qualcosa da correggere » è la valutazione di Carlo Podda, segretario di Fp e firmatario della seconda mozione. «Il nostro voto a favore è sull’impegno comune al rispetto delle regole. Certo – l’ho detto nel mio intervento – resta da capire come si fa praticamente. Occorre un’interpretazione delle norme, una definizione che garantisca il rispetto di quel principio. Dipende da come si fa, per me la questione non è chiusa». È la linea della mozione. Di «verifica» parla infatti il portavoce Mimmo Moccia che spiega: «Lo stringato ordine del giorno presentato da Guglielmo Epifani contiene tre affermazioni politiche di grande rilievo che sono state fermamenterichiamate all’attenzione dell’organizzazione: il rispetto rigoroso delle regole; il rispetto del voto individualmente espresso, in tutte le platee congressuali, a tutti i livelli; un impegno comune in vista dello sciopero generale del12 marzo. Verificheremo a partire da domani come, effettivamente, questi impegni verranno concretizzati».