«Sulle pensioni vogliamo una Rai obiettiva»

13/10/2003



  Sindacale




11.10.2003
Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un incontro con i vertici di viale Mazzini per avere una copertura informativa delle diverse posizioni in campo
«Sulle pensioni vogliamo una Rai obiettiva»
DALL’INVIATA Felicia Masocco

BELLARIA (Rimini) Il governo fa i conti con la «sua prima pesante sconfitta» se è vero che che tolte due associazioni di agricoltori e il presidente di Confindustria «ma non gli industriali», tutti gli altri chi
più chi meno hanno preso le distanze dalla Finanziaria.
Guglielmo Epifani si è detto colpito dal «coro di no» e mentre concludeva ieri mattina l’assemblea dello Spi-Cgil, da Roma arrivava la notizia che persino Antonio D’Amato si aggiungeva da ultimo
alla lista degli insoddisfatti. Chi più chi meno: il sindacato senz’altro di più, la riforma delle pensioni brucia ed è necessario che le ragioni del mondo del lavoro siano fatte conoscere, così i leader di Cgil, Cisl e Uil chiedono un incontro ai vertici della Rai tentando di ottenere la «copertura» informativa delle diverse posizioni in campo.
Davanti a circa mille delegati dell’organizzazione dei pensionati, il segretario della Cgil ha passato in rassegna le scelte sbagliate del governo e i rischi a cui ha esposto il paese. Una situazione davvero
difficile che richiede al sindacato una risposta forte e netta che «non può essere la solita stagione di mobilitazione che nasce in autunno e muore in primavera». Epifani ha dunque cominciato a tracciare
un percorso che ha tutta l’aria di essere lungo, «dovremo fare qualcosa di più, dare un segno al paese, dire che siamo in una situazione che sta precipitando». E questo non per togliere fiducia,
«ma perché cambiare si può con scelte radicalmente diverse da quelle del governo». Radicalmente: al bando dunque le pressioni perché il sindacato, la Cgil, faccia «precipitare per un piccolo imbuto» le
sue proposte, un progetto che il suo leader definisce «alto», un altro modello di Stato sociale, ha assicurato ai rappresentanti dei più anziani che su questo hanno insistito nei tre giorni di dibattito.
Vada per la «riduzione del danno», dice Epifani, «se il Parlamento fa saltare la decontribuzione ci fa piacere» ha detto tra gli applausi. Quanto a discutere di “scaloni”, della spalmatura nel tempo dei
cinque anni di lavoro in più che vengono chiesti per la pensione, «non ce lo possono chiedere», spazi per il dialogo la Cgil non ne vede.
Al momento il sindacato di Corso d’Italia non è solo, per il governo «è stata una sorpresa vedere i cattivi con cui non vale neanche la pena di dialogare, insieme ai buoni», ha ironizzato Epifani.
Il fatto che la giornata di lotta del 24 sia unitaria «aiuta» e dà forza il fatto che sia unificante «non c’è quasi più nessuno che non scioperi, i corporativi, la destra, i Cobas, è un fronte vasto di protesta e lotta».
Il leader della Cgil rassicura coloro che vedono nelle piazze piene il goffo tentativo di dare all’esecutivo la famigerata «spallata»: non si deve puntare a questo, dice, se il governo deve cadere cadrà per
mano di altri, del Parlamento, della fiducia che viene a mancare tra alleati. Il compito del sindacato è mettere in campo una mobilitazione «in grado di conquistare consensi alla nostra impostazione».
Certo, la guerra dei media è impari e Cgil Cisl e Uil ritengono che la disparità di mezzi vada corretta, per una semplice questione di democrazia. Una lettera di Epifani, Pezzotta e Angeletti è partita ieri
all’indirizzo della presidente Lucia Annunziata e del direttore generale Flavio Cattaneo. I problemi sociali ed economici del paese meritano «copertura» quantomeno dal servizio pubblico, dicono in sostanza i leader sindacali che chiedono un incontro per «esplicitare» le loro richieste.