Sulle pensioni un taglio da 9 miliardi

23/01/2004





 
   
23 Gennaio 2004



 

Sulle pensioni un taglio da 9 miliardi
Epifani attacca il governo. Hanno un unico obiettivo: risparmiare lo 0,7% del Pil. No all’innalzamento dell’età e alla riduzione delle finestre. «Ma non ci divideranno». Intanto il senato: il governo rifaccia i conti della riforma

PAOLO ANDRUCCIOLI


La situazione è allarmante e noi siamo molto preoccupati. E’ un Epifani teso, ma deciso quello che scende a parlare con i giornalisti nella sala Di Vittorio di corso d’Italia, assentandosi per un momento dalla riunione dei dirigenti di categoria della Cgil. Il segretario generale spiega di essere molto preoccupato per il deteriorarsi della scena, sia a livello economico, sia a livello sociale e politico. E dice subito che sulle pensioni il governo non riuscirà a spaccare i sindacati come fece per l’articolo 18. «E’ il governo che deve dire quello che vuol fare e per noi serve una riunione delle segreterie unitarie subito». Lo scenario preoccupante descritto da Epifani spazia dal caso Parmalat al tentativo di reintrodurre le gabbie salariali. In questo scenario non c’è posto per nuovi strappi e nuovi attacchi ai diritti dei lavoratori, in un momento in cui alle crisi industriali e a uno stato di evidente degrado dei servizi pubblici si aggiunge un «diffuso senso di insicurezza» tra i cittadini.

Punti chiari, per la Cgil, sono dunque le pensioni e i contratti e ovviamente la democrazia sindacale, questione cardine e irrinunciabile. Sulle pensioni Epifani si rifiuta di commentare tutte le ipotesi e le anticipazioni che sono circolate in questi giorni. Per il segretario e per tutta la Cgil conta appunto solo una cosa: quello che dirà il governo. «E’ assurda una trattativa – ha detto Epifani – in cui parla solo una parte. Noi, insieme alla Cisl e alla Uil, abbiamo parlato. Il governo, al contrario, non ci ha mai detto nulla di definitivo». «Su questo punto – ha spiegato il segretario generale – sono d’accordo con Pezzotta – ora tocca al governo convocarci. Per noi era inutile stiracchiare all’infinito una trattativa che non è mai stata tale».

Nel merito, la Cgil mette le cose in chiaro, prima di tutto sull’innalzamento dell’età pensionabile. «Noi – ha detto Epifani – siamo contrari e siamo anche contro la riduzione delle finestre (da quattro a due per esempio) perché si tratterebbe comunque di un innalzamento dell’età. Purtroppo sta avvenendo proprio ciò che non dovrebbe accadere. Invece di concentarsi sui problemi reali del welfare e dell’equità, tutti si concentrano sulle proposte per ritardare le pensioni nel tempo per risparmiare soldi. «Quello che conta – spiega Epifani – è innalzare l’età, tutto il resto viene messo in secondo piano. Il governo ha ribadito che ci deve essere un risparmio di spesa dello 0,7% del Pil. Questo è il loro obiettivo, tutto il resto non conta».

Epifani esclude comunque che sulle pensioni di possa ripetere il copione dell’articolo 18. Una rottura o un patto separato non vengono messi all’ordine del giorno, nonostante le diverse posizioni sulla questione della «gobba» e della sostenibilità finanziaria. Si vedrà nei prossimi giorni che cosa potrà scaturire dalle grandi manovre politiche intorno alla delega di Maroni. Finora si tratta infatti di ipotesi e di tattiche parlamentari, ma non ci sono fatti precisi. Il ministro Tremonti, per esempio, sulle pensioni per ora non parla. Ed è invece una voce fondamentale, dato che è lui che si è preso gli impegni a livello europeo sulla riforma. Ed è anche il ministro che più volte si è espresso per non rimandare ulteriormente le scelte.

Nel frattempo la proposta della Margherita sull’innalzamento di due anni dell’età sembra riscuotere consensi più a destra che a sinistra. Ieri, per esempio, Renato Brunetta che ha lanciato il suo forum con la fondanzione «Free», ha detto di essere molto interessato a dialogare con Treu e Rutelli «che finalmente hanno deciso di fare i conti». Dal ministero del welfare non arrivano novità sostanziali. Si è in attesa della conclusione della battaglia sulla devolution. Da quando Bossi ha deciso di concentrare tutti gli sforzi sulla riforma federale, anche il sogno di Maroni di chiudere la riforma delle pensioni entro gennaio è stato archiviato.

Intanto ieri Epifani ha ribadito anche la posizione molto forte della Cgil sui contratti e le gabbie salariali. La Cgil difende il contratto nazionale e rifiuta di legare i differenziali sindacali ai differenziali del costo della vita. «E’ vero che a Matera il costo della vita è più basso che a Milano – ha detto Epifani – ma è anche vero che un padre di Matera se deve mandare a studiare un figlio a Milano o peggio deve affrontare una qualche malattia si scontra con lo stesso costo della vita di quelli del nord». Quindi quando si parla di gabbie salariali non si parla di riforme, ma di idee «regressive».