Sulle pensioni Tremonti si aggrappa alla fiducia

12/11/2003



  economia e lavoro




12.11.2003
Sulle pensioni Tremonti si aggrappa alla fiducia
Governo allo sbando: battuto sulla tassa per i passeggeri degli aerei proposta dall’Udc

di
Bianca Di Giovanni

ROMA L’ipotesi di porre la fiducia sulla riforma delle pensioni «c’è già. È stata già prevista dal consiglio dei ministri». Così Giulio Tremonti getta la maschera e dice – finalmente – tutta la verità sulla partita previdenziale. Il dialogo tanto annunciato non esiste: se necessario si andrà avanti a colpi di voto di fiducia. «È la ennesima dimostrazione – commenta Piero Fassino – che questo governo non vuole discutere di nulla, ma solo presentare delle proposte da approvare a scatola chiusa».
D’altronde, si argomenta in Via Venti Settembre, quella riforma è la tessera fondamentale di un mosaico presentato a Bruxelles come un corpo unico: decretone-finanziari-pensioni. Tutto deve tenersi assieme, pena un avvertimento sui conti. Così, via alla fiducia prima sul decretone in Senato, poi sulle pensioni, poi ancora sul decretone alla Camera 8ieri il sottosegretario Maria Teresa Armosino non l’ha esclusa) e forse anche sulla Finanziaria (a questo punto sarebbe il minimo). I tre provvedimenti – voluti in contemporanea dall’Economia – scontentano così tanto che si rischia il caos permanente. Ieri mentre alla Camera la stessa maggioranza riversava una valanga di emendamenti (1.441 del centro-sinistra, 328 del centro-destra) sul decretone già blindato da una fiducia, al Senato sul voto alla Finanziaria il governo è stato battuto su una proposta presentata da Antonio Pizzinato analoga a quella di Lega, Udc, Verdi, Margherita e singoli parlamentari di FI. Come dire: Tremonti contro tutti. Tanto che Roberto calderoli commenta: «Il governo se l’è cercata». Riuscirà il superministro a manovrare tutti questi fili?
Il «bavaglio» a Parlamento e parti sociali sulle pensioni finora piace (quasi) soltanto al numero uno di Confindustria, che vuole far tutto «presto e bene». Evidentemente lui di un tavolo non ha bisogno, visti i buoni rapporti con il governo. Per il resto c’è il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi ad «apprezzare» l’iniziativa, visto che «la riforma si deve fare in tempi brevi». Quanto agli alleati di governo, l’imbarazzo è palpabile. Gianfranco Fini mette il piede sul freno. «Dobbiamo fare una cosa alla volta – dichiara – Ora la Finanziaria, poi la discussione sull’emendamento alla delega previdenziale.
L’importante è che la maggioranza sia unita al suo interno».
Parole profetiche, visto che la maggioranza tutto è meno che
unita. Gianni Alemanno, dal canto suo, preferisce tacere.
Rincorso per l’intera giornata dai giornalisti, il ministro dell’Agricoltura ripete fino all’ossessione: «Di pensioni non parlo».
Assordante il silenzio di Roberto Maroni, ministro ridotto ad esecutore dei diktat di Tremonti. Insomma, un voto di fiducia sulla previdenza non si era mai visto prima, e Maroni forse sarà ricordato per questo.
Tornando al fronte della Finanziaria, l’emendamento Pizzinato
(e molti altri) approvato prevede il contributo di un euro per ogni passeggero e 0,001 per ogni chilogrammo di merce imbarcati sugli aerei. Il veramento andrà in favore di un fondo presso il ministero dell’Interno. Il 40% è destinato ai Comuni sede di aeroporti, altrettanto a quelli limitrofi ed il 20% per il riequilibrio. Si reperiscono così risorse necessarie ad affrontare problemi infrastrutturali, dei servizi e dell’inquinamento ambientale, sia ambientale che acustico.
I nodi da sciogliere (Università e ricerca, forze armate ed enti locali) restano tali nel secondo giorno di votazioni in Aula. Nessun vertice, nessun accordo, neanche un euro. Il sottosegretario Giuseppe Vegas preferisce continuare la sua polemica contro gli enti locali, «colpevoli» secondo lui di sprecare risorse in futili iniziative. «È una provocazione – replica il presidente Anci Leonardo Domenici – Ci spieghi semmai Vegas il motivo dei mille milioni di euro in meno in
Finanziaria». In Aula molti emendamenti vengono accantonati, tanto che si teme per i tempi stretti del voto. «Se non si hanno le idee chiare – dichiara Paolo Giaretta, relatore di minoranza – meglio rinviare». E così è stato: non si è esaminato neanche l’articolo 10. Tra le modifiche approvate anche una all’articolo 6 che prevede una spesa di 100 milioni nel 2004 e di 150 milioni nel 2005 e nel 2006 per le spese dell’ex ministero delle Finanze. Tra gli articoli accantonati il 2 (disposizioni fiscali per l’agricoltura), il 3 (quello che contiene fra
l’altro gli sgravi per l’edilizia), il 4 (Università e ricerca) e 5 (Fondo per le missioni internazionali). Via libera invece per gli articoli 6 (debiti pregressi), 6bis (indennizzi per l’ex Jugoslavia), 7 (Iva sui trasporti), 8 (affari esteri), 8bis (International task force) e 9 (commissione antidoping).