«Sulle pensioni serve un ampio consenso»

11/10/2002





11 ottobre 2002

ITALIA-POLITICA


«Sulle pensioni serve un ampio consenso»

Per Palazzo Chigi necessaria una larga maggioranza per una riforma che cambia profondamente il mondo del lavoro


ROMA – «La riforma delle pensioni deve essere approvata da un’ampia maggioranza perché è una questione che incide profondamente nel mondo del lavoro e nelle attese di chi lavora»: così Silvio Berlusconi torna sullo scottante problema della previdenza. Dopo aver affermato nei giorni scorsi, prima, che un riassetto delle pensioni è ineludibile e, successivamente, che i tempi non sono ancora maturi per la riforma e che sarà l’Europa e intervenire, ora il premier fa riferimento alla necessità di trovare un largo consenso nelle Camere. «Ci sto lavorando», sottolinea Berlusconi. Su un’ipotetica richiesta di voti all’opposizione, dopo che il leader ds Piero Fassino ha sostenuto che la previdenza è un tema da affrontare, il premier si limita a ribadire: «È un problema vasto che credo debba essere votato con una partecipazione maggioritaria». Ma senza fretta. Berlusconi, infatti, conferma di non essere intenzionato ad accelerare i tempi: «Quando sarà giunto il momento affronteremo la situazione». Ma sono in molti a pensare, invece, che occorra intervenire subito. A cominciare dai cinquanta economisti, accademici, opinionisti e anche politici che hanno firmato l’appello dei Radicali al premier affinché il sistema previdenziale venga riformato immediatamente e incisivamente (si veda Il Sole-24 Ore di ieri). Nel documento si indica anche la strada da percorrere: passaggio generalizzato al "contributivo"; abolizione delle pensioni d’anzianità; innalzamento a 60 anni dell’età minima per il pensionamento anticipato. L’appello, che arriverà nelle prossime ore a Palazzo Chigi, è stato illustrato ieri dai Radicali italiani alla presenza di Marco Pannella. Che, rifacendosi alle parole pronunciate da Berlusconi nei giorni scorsi, ha detto: la riforma è «ineludibile ma puntualmente elusa». Dei cinquanta firmatari fanno parte, tra gli altri, gli europarlamentari Benedetto Della Vedova (Radicali) e Renato Brunetta (Fi), il vicepresidente di Fi, Fabrizio Cicchitto, l’esperto previdenziale Giuliano Cazzola, il senatore dell’Ulivo, Franco Debenedetti, il direttore del Centro studi di Confindustria, Gianpaolo Galli, e i professori universitari Domenico da Empoli, Giuseppe Pennisi e Ornello Vitali. La richiesta contenuta nel documento è chiara: «È urgente che il Governo, forte di una maggioranza elettorale e parlamentare senza precedenti, respinga gli inviti ipocriti a ulteriori rinvii e ponga mano ad una incisiva riforma». Nell’appello si sottolinea anche la necessità di «difendere dagli attacchi strumentali dei sindacati la delega del Governo dove prevede lo smobilizzo generalizzato degli accantonamenti del Tfr a fronte dell’avvio di un processo di decontribuzione». Secondo Brunetta, la riforma «va fatta subito, già con questa Finanziaria o, se ciò non fosse possibile, in parallelo». E aggiunge: occorre procedere «con il massimo consenso possibile ma senza accettare veti da nessuno», né dai sindacati né dai partiti. Anche per Cazzola è necessario stringere i tempi: «Il cavallo di battaglia delle pensioni di anzianità è il caposaldo di forze consistenti della maggioranza. Mi domando come la "riforma della riforma", con l’innalzamento effettivo dell’età pensionabile, possa essere fatta solo con prediche che già in passato hanno dimostrato il loro fallimento». Cazzola ha poi aggiunto che se si bloccassero per due anni le "anzianità" si otterrebbero 8 miliardi € di risparmi. Anche se ha aggiunto che il blocco dovrebbe prevedere deroghe «forti ed eque per chi è in mobilità o in cassa integrazione». A restare contrari a nuovi interventi sono i sindacati. Per la Cisl «se esiste un’emergenza previdenziale questa riguarda le scarse pensioni future dei giovani visto il grave ritardo della previdenza complementare». Marco Rogari