Sulle pensioni pronto il «lodo» Maroni

14/07/2003

        Domenica 13 Luglio 2003



        Sulle pensioni pronto il «lodo» Maroni

        La sfida del welfare – Il ministro disponibile a rivedere la delega senza stravolgerla – La replica a Monti: riforma quasi approvata


        ROMA – La Lega «è disponibile a migliorare la delega». È Roberto Maroni a confermare indirettamente che, dopo l’incontro di venerdì sera a Milano tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, il Carroccio ha deciso di non opporsi all’introduzione di nuove misure sulle pensioni. Ma a due precise condizioni. La prima la indica con chiarezza lo stesso ministro del Welfare: nessun ricorso a «provvedimenti d’urgenza che taglino le pensioni di anzianità»; la seconda, peraltro nota da tempo, è che il Governo percorra la strada di un emendamento alla delega e non quella della Finanziaria. Un emendamento che potrebbe prevedere cinque nuovi interventi: allineamento dell’aliquota di computo a quella di finanziamento per i lavoratori dipendenti privati, pubblici e "autonomi"; estensione a tutti i lavoratori del metodo contributivo nella forma pro rata; eliminazione degli ultimi vantaggi di cui beneficiano gli "statali" per il calcolo della pensione; stretta sulle false invalidità; contributo di solidarietà sui trattamenti più ricchi. Nessun disincentivo sulle "anzianità", dunque. Anche se decisioni definitive sulle misure da adottare (e su cui dovrà scattare il confronto con le parti sociali), in aggiunta agli incentivi e alla decontribuzione, non sono state ancora prese. Le scelte saranno fatte a inizio settembre. Resta comunque in piedi, nonostante la contrarietà ribadita dal leghista Roberto Calderoli, l’ipotesi di un semi-blocco delle finestre di uscita delle anzianità (riduzione da quattro a due o una), che sarà discussa a settembre insieme ai possibili contenuti dell’emendamento alla delega, del quale potrebbero fare parte anche alcune restrizioni sulle Casse previdenziali privatizzate.
        E sempre a settembre potrebbe anche essere valutata la possibilità di anticipare dal 2008 al 2006 (non da subito, quindi) l’andata a regime di uno dei due requisiti che garantiscono il pensionamento anticipato: il raggiungimento dei 40 anni di contribuzione (l’altro è la maturazione dei 57 anni di età anagrafica assommati ai 35 anni di contribuzione). La questione dell’innalzamento della soglia di accesso anagrafica alle "anzianità" (ovvero dell’età minima di pensionamento) dovrebbe invece essere affrontata soltanto dopo che la Ue avrà fornito 8nel corso del 2004) agli Stati membri le nuove indicazioni sui sistemi previdenziali. Del resto, Maroni è chiaro: va dato tempo alla gente di «abituarsi al cambiamento». In altre parole, garantire nell’immediato i diritti acquisiti predisponendo però già nuovi interventi. Interventi che, in ogni caso, non saranno specificati nel Dpef, in cui però ci dovrebbe essere un riferimento esplicito alle pensioni. Ma i sindacati non ci stanno e minacciano di ricorrere allo sciopero.
        Maroni replica a Monti. Per Maroni si può migliorare la delega ma senza stravolgimenti e solo all’insegna della «sostenibilità sociale». Il ministro replica anche al commissario Ue Mario Monti che aveva sollecitato il Governo a riformare le pensioni: «Un intervento sulle pensioni è stato già approvato dal Consiglio dei ministri, dalla Camera ed è attualmente in discussione al senato. Quindi la riforma c’è ed è quasi approvata». Anche Calderoli conferma che su eventuali «ritocchi» alla previdenza «si può discutere» ma a patto che non vengano introdotti disincentivi e non vengano chiuse le finestre per le "anzianità".
        Ritocchi per statali e autonomi. Su un dato c’è già accordo completo nel Governo: il nuovo intervento dovrà essere all’insegna dell’equità. Di qui, oltre al contributivo per tutti (che potrebbe però scattare nel 2005), l’allineamento delle aliquote e i ritocchi sugli "statali". Ritocchi finalizzati ad eliminare i residui vantaggi pensionistici: oggi la pensione degli statali viene calcolata per una fetta sull’ultimo mese di retribuzione e per un’altra fetta sugli ultimi cinque anni mentre quella dei dipendenti privati è sulla base degli ultimi dieci stipendi. L’allineamento delle aliquote di computo a quelle di finanziamento inciderebbe su privati (attualmente versano il 32,7% ma l’aliquota di computo è del 33%), "statali" e soprattutto sugli "autonomi" (aliquota di finanziamento di commercianti e artigiani e di circa il 16,5% mentre quella di computo è del 20 per cento.
        Cisl e Cgil: pronti allo sciopero. Dalla Cisl arriva un messaggio chiaro al Governo: «Non si azzardi a toccare le pensioni nel Dpef, altrimenti sarà sciopero generale». E Savino Pezzotta sottolinea: su pensioni e contratti pubblici «siamo a un punto delicato con il Governo». Dura la Cgil: «Se toccano le pensioni siamo pronti a scioperare anche ad agosto». E Luigi Angeletti si limita a dire: la posizione della Uil è arcinota.

        MARCO ROGARI