Sulle pensioni nuovo altolà da An e Udc

18/11/2003


      Martedí 18 Novembre 2003

      ITALIA-POLITICA
      Sulle pensioni nuovo altolà da An e Udc


      ROMA – Continuano gli altolà dei centristi e di An su un eventuale voto di fiducia alla riforma delle pensioni. La decisione politica non c’è ancora, anche se l’Economia insiste per accelerare i tempi della riforma, secondo gli accordi presi a livello europeo. Giulio Tremonti ha sempre sottolineato il legame tra Finanziaria e previdenza e punta ad avere almeno il via libera del Senato entro fine anno. Operazione che richiederebbe un iter più spedito di quello attuale: la delega previdenziale è ancora in commissione Lavoro di Palazzo Madama e le audizioni non sono ancora finite. L’esame del provvedimento riprenderà solo la prossima settimana, mentre manca poco più di un mese per centrare il target ripetuto anche da Roberto Maroni di un’approvazione entro l’anno. Tempi stretti che suggerirebbero la strada della fiducia su cui anche ieri si sono messi di traverso i centristi. «Il voto di fiducia – ha spiegato il ministro Rocco Buttiglione – può essere lo strumento con cui si supera l’ostruzionismo delle opposizioni. Se, dunque, il motivo è tecnico, pur malvolentieri, digeriremo il voto di fiducia, qualora fosse proprio necessario. Se non fosse necessario e si cercasse di porlo per altri motivi saremmo fermamente contrari».
      Il ministro dell’Udc ha poi toccato il punto centrale, quello delle irrisolte divisioni della maggioranza per il momento curate con il ricorso alla fiducia: «Un Governo che mette troppi voti di fiducia mostra di non avere fiducia nella sua maggioranza e, allora, legittimamente la maggioranza si domanda perché deve avere fiducia nel Governo». Anche di questo si parlerà nel vertice della Cdl di domani sulla devolution: una decisione sulle pensioni va presa visto che il tempo stringe e nessuno vuole che la riforma resti in stand by anche dopo l’annuncio di Silvio Berlusconi. «La Commissione Ue ci chiede di produrre con la manovra questa riforma. Anche se si riaprisse la trattativa con i sindacati, rimarrebbe l’esigenza di fare presto», ha chiarito ieri il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi. Ma dai sindacati una proposta arriva. È del leader Uil, Luigi Angeletti: «Se il Governo vuole una trattativa vera sulla riforma delle pensioni faccia partire dal 2004 solo gli incentivi e la previdenza integrativa, stralciando tutto il resto». L’ipotesi caldeggiata è di un decreto legge subito «mi sembrerebbe costituzionalmente corretto», dice Angeletti mentre si lavora a una proposta alternativa. Lo ha confermato Savino Pezzotta: «Faremo una nostra controproposta nei tempi e nei modi giusti e sarà una unitaria». L’idea è quella di arrivare alla manifestazione nazionale sulle pensioni del 6 dicembre già con alcune ipotesi concordate.
      «È nostra intenzione andare in piazza non solo con dei "no" al Governo ma anche con la nostra idea di riforma», dice Pierpaolo Baretta, segretario confederale Cisl. Sulle pensioni è intervenuto anche il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, che ha espresso un «forte auspicio» perché «si individui un percorso il più possibile condiviso».
      Un appello a cui non resterà insensibile l’Udc.

      LINA PALMERINI