Sulle pensioni la Lega s’impunta, poi rientra tutto

27/02/2004


27 Febbraio 2004

IL PARTITO DI BOSSI HA VOLUTO MANDARE UN SEGNALE AGLI ALLEATI. ALEMANNO: I PROBLEMI SONO SUPERATI
Sulle pensioni la Lega s’impunta,
poi rientra tutto
Maroni diserta la Camera. In serata la maggioranza riconferma l’intesa

Alessandro Barbera
ROMA
Aumento dell’età minima di pensionamento di cinque anni entro il 2014, età minima per i lavoratori autonomi a 61 anni e un risparmio tra il 2008 e il 2013 di 39,3 miliardi di euro. Queste le novità principali dell’emendamento alla delega di riforma previdenziale presentato ieri dal governo e sulla quale per qualche ora si sono addensate un po’ di nubi. Il segnale – a poche ore dalle dichiarazioni del leader del Carroccio su una riforma che «costa più di quanto incassa» – è arrivato nel pomeriggio, quando in commissione Lavoro invece del ministro Maroni si è presentato il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas. «Ci avevano detto che alle 16 sarebbe arrivato il sottosegretario al Welfare Pasquale Viespoli. Noi però non potevamo aspettare fino a quell’ora», ha riferito il presidente Zanoletti. Un segnale, nulla di più, ma che ha comunque sorpreso visto che Vegas è sottosegretario di un altro dicastero. Un segnale sufficiente ad obbligare ad un chiarimento i ministri Alemanno e Buttiglione al termine di un vertice della Casa delle Libertà. «Mi risulta che l’assenza di Maroni sia stata pienamente giustificata per impegni che richiedevano la sua presenza al ministero» ha detto il ministro delle Politiche agricole. «Abbiamo trovato l’accordo per riconfermare la volontà di una riforma e mantenere gli impegni presi in sede internazionale», ha aggiunto il collega centrista. Parole che sembrano il segnale inequivocabile di una probabile schiarita maturata durante un vertice dedicato alla vicenda Alitalia.
«Parlano di pensioni per parlare di riforma federale», assicuravano poche ore prima fonti della maggioranza, convinte che la vera preoccupazione della Lega sia soprattutto sul secondo punto. Nel frattempo però il responsabile Lavoro del partito Dario Galli ha annunciato che la Lega potrebbe presentare dei sub-emendamenti alla proposta del governo «oggettivamente troppo rigida».
Due le ipotesi allo studio della Lega: la possibilità di lasciare il lavoro con 57 anni e 38 anni di versamenti con leggere penalizzazioni, oppure senza penalizzazioni secondo le attuali regole della legge Dini.

In quest’ultimo caso «i minori risparmi sarebbero compensati dagli introiti derivanti dal maggior controllo sulle pensioni dei falsi invalidi». La proposta leghista rappresenterebbe in ogni caso un ulteriore canale di uscita rispetto a quanto previsto dal governo e sembra venire incontro alle esigenze dei lavoratori dell’industria che hanno cominciato a lavorare molto presto, concentrati soprattutto al nord.
Le incertezze all’interno della maggioranza sulla riforma non coglie impreparati opposizione e sindacati, pronti ad un nuovo sciopero generale. La maggioranza «ancora una volta è in pieno dissenso con se stessa», denuncia l’ex ministro Tiziano Treu della Margherita. «Evidentemente la Lega si è pentita dell’accordo raggiunto all’interno dell’esecutivo e cerca maldestramente di prendere le distanze», aggiunge il capogruppo Ds in commissione Giovanni Battafarano. «Non so più cosa commentare», dice il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta. «Ci dicano cosa vogliono fare, io intanto mi preparo a fare uno scioperetto», aggiunge con un filo di ironia. «Sul tema delle pensioni il comportamento del governo e della maggioranza è contrassegnato da scarsa trasparenza e linearità», dice il collega Guglielmo Epifani. La decisione se procedere o meno ad un nuovo sciopero generale delle confederazioni sarà presa dall’assemblea unitaria dei quadri e dei delegati il prossimo 10 marzo. Da segnalare inoltre il dissenso all’interno della maggioranza del vicesegretario dell’Udc, Sergio D’Antoni, che è tornato a chiedere una riforma delle pensioni «graduale e flessibile», che eviti lo scontro sociale e che, coniugando anzianità ed età, porti al raggiungimento di quota 96 in otto anni, partendo dal 2006.
Sono già sul piede di guerra e convinti di far cambiare idea al governo i lavoratori autonomi, che con la nuova proposta potranno andare in pensione solo a 61 anni dal 2008. «È stata una brutta sorpresa – ha commenta il presidente della Confesercenti Marco Venturi – perchè nell’incontro di giugno a Palazzo Chigi questa idea non era emersa.

Ci muoveremo, ci coordineremo con le altre associazioni delle piccole imprese per chiedere conto al Governo di questa scelta e per chiedere che faccia un passo indietro».