Sulle pensioni i sindacati in piazza ritrovano l’unità

06/10/2003

    domenica 5 Ottobre 2003
    PRESENTI MOLTI LEADER DELL’OPPOSIZIONE: DA FASSINO A DI PIETRO. SOLO A FINE MANIFESTAZIONE ARRIVA FRANCESCHINI DELLA MARGHERITA
    Sulle pensioni i sindacati in piazza ritrovano l’unità
    Gli «stati generali» confermano lo sciopero. Pronta una proposta alternativa
    Roberto Giovannini

    ROMA
    La prima tappa della mobilitazione sindacale contro la riforma delle pensioni Maroni-Tremonti centra il suo obiettivo: le confederazioni mostrano i «muscoli» in piazza, e soprattutto i tre leader di Cgil-Cisl-Uil hanno «giurato» di fronte a circa 100.000 persone convenute in Piazza del Popolo di mantenere l’unità sindacale nel corso della contesa col governo. A parte la consueta «guerra dei numeri», infatti – 250.000 (troppi) per i sindacati, 15.000 (pochi) per la Questura – alla manifestazione organizzata ieri dalla Confederazione Europea dei Sindacati a difesa dello stato sociale in contemporanea con la Conferenza intergovernativa hanno partecipato più persone di quelle attese dai sindacati. «Merito», naturalmente, della riforma della previdenza varata dal governo. La prossima prova di forza delle confederazioni ci sarà il 24 ottobre, con lo sciopero generale di 4 ore – con manifestazioni in moltissime città – confermato ieri al termine di una lunga riunione unitaria delle segreterie.
    Il clima dei rapporti tra i dirigenti sindacali volge al bello, nonostante gli inviti del ministro del Welfare Roberto Maroni a Cisl e Uil a trattare isolando la Cgil, e la (recente) storia difficile dei rapporti tra le centrali sindacali. A simboleggiare quella che appare una ritrovata unità di azione, la lunga e plateale stretta di mano tra Epifani e Pezzotta (cui subito si è unito Angeletti) sul palco di Piazza del Popolo, di fronte a telecamere, fotografi e manifestanti. Il leader Cgil aveva appena concluso il suo discorso, con un solenne impegno «a condurre unitariamente questa battaglia. «Se volete dividerci – aveva detto, in risposta alle parole del ministro Maroni – non ci riuscirete. Non illudetevi».
    Ma a parte le (pur significative) concessioni all’«immagine», la giornata di ieri sembra sul serio aprire la strada a una stagione di rapporti più saldi tra le tre confederazioni. Lo si è capito nel corso della riunione unitaria mattutina in casa Cgil, dove di fronte agli Stati maggiori sindacali – riferiscono i partecipanti – Savino Pezzotta ha espresso pesanti critiche nei confronti del metodo e delle decisioni dell’Esecutivo, impegnandosi a un percorso unitario della vertenza pensioni. Più tardi, in piazza, lo stesso leader della Cisl spiega che «è stata fatta, per la prima volta, una discussione vera, libera e approfondita tra di noi. Sulle pensioni, ma anche sulla politica dei redditi, sul welfare, sulla politica fiscale». Tante differenze non debbono essere emerse, se è vero che a giorni un nuovo vertice unitario metterà a punto un documento in risposta al governo. Ma soprattutto – e questa pare la vera novità – superato lo sciopero del 24 ottobre, Cgil-Cisl-Uil lavoreranno per definire proposte complessive «alternative» a quelle dell’Esecutivo. Insomma, oltre a un «no» alla riforma Maroni, arriveranno anche dei «sì» (come chiesto dall’opposizione, e anche dalla maggioranza). Vedremo.
    Certo, la ritrovata unità deve fare i conti – tra l’altro – ferita (ancora aperta) della firma separata del «Patto per l’Italia». Secondo una voce popolare, ieri la direttiva per i militanti della Cgil era quella di applaudire vigorosamente Pezzotta e Angeletti. Che però con discorsi molto «duri» si sono presto conquistati convinti consensi dalla piazza (più il primo che il secondo). Ma la reciproca diffidenza si avverte. Per questo, non va esclusa affatto la possibilità di una nuova rottura sindacale – purché il governo modifichi drasticamente le sue proposte, che per la Cisl sono oggi non negoziabili.
    Moltissimi i leader dei partiti di opposizione presenti in piazza: Piero Fassino, Fausto Bertinotti, Oliviero Diliberto, Alfonso Pecoraro Scanio, anche Antonio Di Pietro. Ha colpito però – molto negativamente i dirigenti cislini – l’assenza di esponenti della Margherita: solo alla fine si è visto il coordinatore Dario Franceschini. Cospicua la presenza delle oltre 35 delegazioni provenienti da tutta Europa, est compreso: tanti i francesi della Cgt e i polacchi di Solidarnosc.
    Infine, gli interventi dal palco. Apre l’inglese John Monks, segretario della Ces, per il quale i sindacati europei devono mobilitarsi per promuovere «una forte azione di lotta» per la piena occupazione, per il progresso sociale ed economico». Di qui, la richiesta che la nuova Costituzione europea rifletta meglio questi valori. Richiesta ribadita anche dai tre segretari generali italiani, che però hanno parlato soprattutto di pensioni. «Siamo stati costretti ad intraprendere questa battaglia – dice Luigi Angeletti – che proseguiremo fin quando il governo non cambia politica. Questa proposta sarà sconfitta, se lo mettano in mente, dalla forza del sindacato e dei lavoratori italiani». Il discorso di Savino Pezzotta è un crescendo polemico: critiche alla Finanziaria, che «continua a premiare i furbi e i disonesti», e poi una «controriforma delle pensioni, controproducente sul piano finanziario, che crea disparità e aggrava i problemi pensionistici dei più giovani». L’affondo di Pezzotta è durissimo: «Non è vero, onorevole Bossi, che le pensioni di anzianità – grida – sono salve. Sono state abolite! Questa è la verità per cui bisogna stare in piazza». Poi, Guglielmo Epifani. Il numero uno Cgil ricorda il valore delle riforme «approvate con tanti sacrifici dei lavoratori», ricorda che con il disincentivo le pensioni di anzianità saranno dimezzate, e accusa: «il governo si è sottratto al confronto, e oggi dice che è pronto al dialogo. È un dialogo che non conosciamo e non vogliamo, perché non porta rispetto ai lavoratori». Infine, l’impegno all’unità. Finisce il presidente della Ces, Candido Mendez. Parla in spagnolo, ma tutti capiscono e lo acclamano quando grida che «la riforma Berlusconi es injusta, ignorante, inutil».