Sulle pensioni è ancora scontro

23/05/2002





Paci: «La politica rischia di demolire il sistema pubblico» – Sacconi: valutazioni da dimissionario
Sulle pensioni è ancora scontro
Per Galli (Confindustria) allarmi fuori luogo – I sindacati chiedono il ritiro del disegno di legge
ROMA – Torna a surriscaldarsi il fronte delle pensioni. A far salire il termometro sono le dichiarazioni del presidente del l’Inps, Massimo Paci, che accusa la politica di compromettere l’equilibrio del sistema previdenziale. A finire sul banco degli imputati sono anzitutto gli ultimi governi di Centro-sinistra, colpevoli di aver «azzoppato» il disegno della riforma Dini per non aver spianato la strada alla previdenza integrativa e al l’estensione a tutto campo del metodo contributivo. Tocca poi al l’Esecutivo Berlusconi: con la delega previdenziale varata dal Governo «si rischia – afferma Paci – di creare una situazione di finanza allegra attorno alle pensioni e, dopo qualche anno, le condizioni per un attacco definitivo che porti a sgretolare e demolire il sistema pubblico». Un pericolo che, secondo Paci, deriva dal mix tra decontribuzione e invarianza delle prestazioni pubbliche per i neo-assunti e dallo smobilizzo obbligatorio del Tfr. Sostanzialmente d’accordo sono Cgil, Cisl e Uil che chiedono il ritiro della delega. Ma il chief economist di Confindustria, Giampaolo Galli, boccia la tesi del presidente del l’Inps. E aggiunge: «È fuori luogo fare allarmismo» sulla decontribuzione. Secca la replica del sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, alle dichiarazioni di Paci: «Mi sembra solo una valutazione da presidente dimissionario, in uscita». Lo stesso Paci, del resto, ha più volte ribadito che lascerà l’incarico in autunno, in anticipo rispetto alla scadenza del mandato. Paci: serve un sistema misto equilibrato. Paci è favorevole al lancio della previdenza integrativa e alla creazione di un sistema misto «equilibrato». Vede inoltre di buon occhio gli incentivi a ritardare il pensionamento ma nutre molte perplessità sulla decontribuzione prevista dalla delega. Familiari: quote sociali come quote latte. A sostenere che la decontribuzione di 3-5 punti sui neo-assunti comporterà «nel lungo periodo interventi assistenziali correttivi comunque costosi in termini monetari» è il presidente del l’Inpdap, Rocco Familiari, nel corso di un convegno al l’Università "La Sapienza" (al quale, oltre a Paci e Galli, hanno partecipato il sottosegretario Alberto Brambilla, Beniamino Lapadula della Cgil, Pierpaolo Baretta della Cisl, Adriano Musi della Uil, Roberto Pizzuti, Pasquale Sandulli e il presidente della Covip Lucio Francario). Familiari, in proposito, lancia «provocatoriamente» la proposta di una «cassa di compensazione» a livello europeo tra eccedenze di spesa ed eccedenze di entrata: in altre parole quote sociali come quote latte. Galli: la decontribuzione ha costi limitati. Per Galli è «insensata» l’ipotesi che il sistema previdenziale pubblico possa saltare per colpa della decontribuzione. Se si facesse per intero la decontribuzione, con la contestuale riduzione delle prestazioni pubbliche per i neo-assunti, «nel 2015 – afferma Galli – il costo complessivo per lo Stato sarebbe pari allo 0,3% del Pil. E per compensarlo basterebbe un aumento di due punti del tasso di occupazione che può essere prodotto sia dalla decontribuzione stessa» sia dalla delega Maroni sul lavoro. Brambilla: destinare un parte della decontribuzione ai fondi. Secondo Brambilla, la decontribuzione comporterebbe dei rischi solo se le prestazioni pubbliche dei neo-assunti restassero invariate. Il sottosegretario rilancia la proposta di destinare una parte delle decontribuzione (3 punti) direttamente ai fondi pensione e di estendere a tutti il contributivo. I sindacati: subito un tavolo. Cgil, Cisl e Uil ribadiscono il "no" alla delega. Per Lapadula il vero obiettivo del Governo è il taglio delle prestazioni pubbliche. Musi si dichiara d’accordo con Paci e Baretta chiede un negoziato a tutto campo.

Marco Rogari
Martedí 21 Maggio 2002