«Sulle pensioni avanti spediti»

30/10/2003


30 Ottobre 2003

APPROVAZIONE ENTRO L’ANNO. EPIFANI: DIALOGO IMPOSSIBILE. PEZZOTTA: NON ESCLUDO UN ALTRO SCIOPERO
«Sulle pensioni avanti spediti»
Maroni: l’emendamento non si può ritirare è parte della delega
ROMA
È muro contro muro sulla riforma delle pensioni. Il ministro del Welfare Roberto Maroni, all’indomani della formale presentazione dell’emendamento alla delega pensionistica che porta la sua firma, ribadisce le (strettissime) condizioni per la ripresa del dialogo con Cgil-Cisl-Uil, e annuncia che il centrodestra e l’Esecutivo vogliono andare avanti «senza tentennamenti» per far approvare la delega entro la fine dell’anno. I leader delle tre confederazioni respingono al mittente l’invito, e confermano la loro volontà di procedere con la mobilitazione.
Ieri Maroni ha illustrato in Commissione Lavoro del Senato il testo dell’emendamento, che tra qualche giorno inizierà il suo iter parlamentare. La partenza è abbastanza «lenta», tenendo conto che il presidente della Commissione, Tomaso Zanoletti, ha già anticipato la sua volontà di procedere a un giro di audizioni parlamentari delle parti sociali. In ogni caso, per Maroni «i tempi per approvare la riforma entro la fine dell’anno ci sono».

E il ministro precisa le condizioni del dialogo che dice di voler riaprire con i sindacati: Cgil-Cisl-Uil, se vogliono, possono chiedere modifiche, ma solo per cambiare la gradualità dell’innalzamento a 40 anni dell’età contributiva minima per le pensioni di anzianità a partire dal 2008. E sempre a parità di effetti di risparmio. «I sindacati – dice Maroni – presentino proposte alternative alla parte della riforma delle pensioni che scatta nel 2008. Ma se si chiede il ritiro dell’emendamento di che cosa discutiamo? L’emendamento ormai fa parte della delega». Ai sindacati non sta bene così? «L’emendamento – taglia corto – è stato approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri, e la maggioranza è compatta e decisa ad andare avanti senza tentennamenti». Infine, per gli incentivi in busta paga a chi rinuncerà al pensionamento anticipato, Maroni ricorda che partiranno solo per i dipendenti privati, una volta approvata la delega: per i pubblici bisognerà attendere l’esito del confronto con parti sociali, Regioni ed enti locali.
Immediata la risposta dei sindacalisti, che stanno preparando una maximanifestazione a Roma per sabato 6 dicembre. «Le parole del ministro Maroni – dice il numero uno Cgil Guglielmo Epifani – allontanano il terreno di un dialogo possibile. Se il governo ribadisce quella che è la sua linea, noi ribadiamo che quella per noi non è una riforma, ma una controriforma». Per Epifani, c’è da auspicare «che il governo possa prendere atto che la maggioranza dei lavoratori e cittadini sono contrari a «questa controriforma e possa avere un ripensamento. Mi sembra difficile, ma è sempre lecito sperare». E non è da escludere nemmeno la possibilità di un nuovo sciopero generale, a sentire il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta: «Se le cose non cambieranno metteremo in campo altre iniziative. Senza escludere che ci possa essere anche un nuovo sciopero generale. Anzi, prima o poi, un giorno, lo faremo». A Maroni, Pezzotta risponde che «se tu vuoi discutere con me, allora anche l’obiettivo finale diventa tema di una discussione importante, altrimenti è una discussione in una gabbia: e io in una gabbia non ci sto». Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, che però frena moltissimo sullo sciopero: «il nostro problema, in questo momento, non è mostrare i muscoli – sostiene il numero uno Uil – ma far conoscere le ragioni del perché siamo contrari a questa riforma. Spiegare non solo ai lavoratori o ai nostri iscritti, ma al più ampio numero di persone, che cosa noi proponiamo e perché non condividiamo la soluzione del governo».
Dall’opposizione, giungono critiche pesanti al progetto di riforma del governo, anche se non si chiude del tutto la porta a una possibile discussione di merito del provvedimento. L’ex ministro del Lavoro Tiziano Treu (Margherita) annuncia «ci sarà una battaglia sia al Senato che alla Camera: l’idea di approvare la riforma entro la fine dell’anno è un’idea azzardata, a meno che non vogliano mettere la fiducia anche su questo provvedimento. Per il diessino Pierluigi Bersani «non si può fare una riforma delle pensioni in Tv e l’opposizione non può fare le sue proposte in Tv». Per Bersani, «se c’è un confronto e un dialogo, con un ruolo anche per il Parlamento noi le idee per l’evoluzione del sistema previdenziale le abbiamo, ma si articolano tutte intorno alla riforma Dini. Ed invece di verificarla e forse di modificarla, pensiamo che sia demenziale introdurre un sistema nuovista».

(r.gi.)