Sulle nuove pensioni Maroni prende tempo

06/05/2003


              Martedí 06 Maggio 2003

              Sulle nuove pensioni Maroni prende tempo


              ROMA – Si preannuncia «non decisivo» l’incontro di oggi sulla delega pensioni tra il ministro Roberto Maroni e i sindacati. Anche se non sono escluse svolte o stop repentini, visto che Cgil, Cisl e Uil attendono una risposta precisa alle loro proposte e che, nei giorni scorsi, Maroni ha indicato proprio nel 6 maggio la data per darla. Una risposta che per grandi linee potrebbe essere prefigurata nell’incontro odierno: una ancora più marcata sensibilità a studiare l’ipotesi di fiscalizzazione di alcuni ammortizzatori (ma seguendo il solco del Patto per l’Italia) in alternativa alla decontribuzione e una maggiore disponibilità a rendere volontario il trasferimento del Tfr.
              Ma sono almeno due i motivi che potrebbero rendere interlocutorio il vertice di oggi: la necessità per il Governo di valutare attentamente anche al proprio interno la possibilità di recepire, almeno in parte, la proposta sindacale di fiscalizzazione di alcuni oneri impropri al posto della ; il problema di Cgil, Cisl e Uil di evitare che la trattativa sui metalmeccanici (al rush finale), dove si presentano separate, si accavalli con il confronto sulla previdenza (dove al momento sono compatte). Pertanto un ulteriore incontro sulle pensioni, mantenendo nel frattempo congelato l’iter della delega in Senato, potrebbe essere nei fatti tutt’altro che sgradito ad entrambe le parti. E potrebbe anche indurre Governo e sindacati a ridimensionare le "presenze" al vertice di oggi. Al di là della tabella di marcia che sarà adottata, restano due i principali nodi da sciogliere: il destino della e della proposta alternativa dei sindacati di fiscalizzazione degli oneri impropri; l’uso del Tfr (obbligatorio o meno) per la previdenza complementare.
              La decontribuzione. Per il ministero del Welfare la decontribuzione resta uno dei pilastri della delega, ma Maroni sembra orientato a sviluppare ulteriormente almeno una parte della proposta alternativa dei sindacati di ridurre il costo del lavoro attraverso la fiscalizzazione di alcuni oneri impropri. Il ministro vorrebbe verificare quanto è praticabile questa proposta senza darle il connotato "ideologico" di una separazione della previdenza dall’assistenza ma in chiave di recepimento dei contenuti del Patto per l’Italia: ovvero fiscalizzare alcuni ammortizzatori tenendo conto degli obiettivi fissati nell’accordo dello scorso anno. Un’eventuale via libera a questa operazione produrrebbe, di fatto, una revisione dell’attuale meccanismo di decontribuzione sui nuovi assunti, che viene però considerato essenziale da Confindustria. Di qui la necessità di una valutazione complessiva della situazione sulla previdenza all’interno del Governo (tra Welfare ed Economia e forse anche Palazzo Chigi).
              Il "parere" del Governo. Nell’ambito della valutazione del Governo potrebbe essere anche affrontata la questione della "Maastricht per la previdenza" cui ha più volte fatto riferimento Silvio Berlusconi. E forse anche quella del ricorso a disincentivi. Che, nonostante Maroni sia fortemente contrario, potrebbero rispuntare nel caso si riaprisse la trattativa a tutto campo sulle pensioni. Comunque, Maroni darà il via libera a eventuali correttivi della delega (anche limitatamente alla decontribuzione) solo dopo aver ascoltato anche le altre parti sociali, Confindustria in testa.
              Il Tfr. Il Governo dovrà prendere una decisione anche sul Tfr. La richiesta dei sindacati di rendere volontaria, e non più obbligatoria come previsto dalla delega, la destinazione del Tfr ai fondi pensione incontra molti consensi. E Maroni potrebbe tenerne conto. L’eventuale prolungamento del confronto con i sindacati potrebbe avvicinare ulteriormente le posizioni. Tra l’altro a dire ieri a Maroni «no» al conferimento obbligatorio del Tfr ai fondi pensione è stato anche il Sin.Pa (sindacato padano). E intanto per il commissario straordinario dell’Inpdap, Rocco Familiari, è «presumibile» un accordo tra Governo e sindacati sulla delega.

              MARCO ROGARI