«Sulle deleghe il governo non torna indietro»

11/02/2002
La Stampa web







(Del 11/2/2002 Sezione: Economia Pag. 5)
�Sulle deleghe il governo non torna indietro�
Maroni: nessuna revisione, per� ragioniamo sugli emendamenti

inviato a VERONA

�Nessuno stralcio del nodo dell�articolo 18 dello statuto dei lavoratori, nessuna rimodulazione delle deleghe in Parlamento su lavoro e pensioni�. N� la minaccia dello sciopero generale ribadita da Sergio Cofferati in chiusura del congresso della Cgil; n� il fantasma della spaccatura sindacale che inevitabilmente far� aumentare la tensione sociale; n� gli auspici del leader diessino Piero Fassino e della galassia affastellata nell�Ulivo; n� il disagio crescente degli imprenditori per il braccio di ferro su una questione che appare, ai loro occhi, molto marginale, inducono Roberto Maroni a ritoccare le proprie posizioni. �Sulle deleghe oggi in Parlamento la posizione del governo � stata unanime, non c�� ragione di rimettere mano a nulla: indietro non si torna�, scandisce il ministro del Lavoro, rifiutando qualsiasi concessione, salvo la promessa di procedere �in settimana, all�esame senza pregiudiziali degli emendamenti presentati� con la disponibilit� ad accogliere �quelli che, eventualmente, fossero migliorativi�. L�annuncio che il governo andr� alla prova di forza, tanto da escludere che sulla vexata quaestio si possano ricercare intese almeno con i due sindacati – Cisl e Uil – refrattari allo sciopero generale, arriva quando alla Fiera di Verona � gi� sceso il sipario sulla due giorni di �Scuola politica federale� che ha riunito i quadri della Lega, in vista del congresso nazionale dei primi di marzo in cui saranno definite strategie e tattiche per le prossime consultazioni amministrative.
Maroni gioca in casa e si sente forte. Cos� forte da liquidare come �pesante caduta di stile, che non mi aspettavo da chi si diletta a citare poeti�, l�etichetta di �limaccioso� messa da Cofferati al Libro Bianco presentato dal ministro del Lavoro nel novembre scorso. �E� un�accusa che non mi tocca, ma mi dispiace – continua Maroni – perch� liquida il lavoro di un team di livello, fatto di esperti, docenti universitari, presidenti di enti del settore� che ci hanno messo l�anima e la testa: �Si pu� consentire o dissentire – insiste – ma non � corretto mettere alla berlina l�impegno altrui�.
Sembra sapere il fatto suo Bobo Maroni. D�altra parte, arringando i suoi dirigenti in vista delle prossime partite (italiane ed europee) il segretario della Lega Umberto Bossi – in grigio ministeriale, cravatta verde e zazzera pi� docile del solito – � andato in soccorso del titolare del Lavoro. Muovendo lancia in resta contro quel �bugiardo di Cofferati� – in procinto �di andare in pensione per darsi alla politica e fondare il suo partito o partoto� – che si spaccia per �difensore delle cause dei lavoratori, quando � Maroni a farsi carico di chi fatica a trovare lavoro�. E non risparmiando nemmeno una frecciatina ai suoi colleghi di Palazzo Chigi: �Debbo ancora vederlo il governo Berlusconi – ha stigmatizzato il segretario leghista – fare quadrato attorno al ministro del Lavoro�. Che, prima dice di non voler rispondere alle provocazioni giunte da Rimini, e poi rilancia: �La Cgil, come tutte le organizzazioni sindacali, grazie a una leggina dal `90, si � liberata dal gioco dell�articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Attendo di sapere dal sindacalista Cofferati se non si sentir� in contraddizione quando, nell�ambito dello sciopero generale, sar� costretto a manifestare contro il datore di lavoro Cofferati che � libero, persino, di licenziare senza giusta causa�. Chiuso rapidamente il capitolo dell�articolo 18, il ministro apre altri fronti di confronto con sindacati e confindustria suscettibili di querelle infinite. Maroni fa sapere, infatti, che in settimana convocher� le parti sociali per la questione delicatissima (e da noi molto dibattuta nelle enclave imprenditoriali) di recepire nel nostro ordinamento le direttive di Bruxelles sulla �societ� di diritto europeo. Sul tavolo ci sar� la patata bollente della rappresentanza dei lavoratori negli organi societari e il ministro del Lavoro non nasconde di subire il fascino dell�esperienza tedesca che inserisce i rappresentanti dei lavoratori tra gli amministratori. �Mi piacerebbe che fossero ammessi nei consigli di amministrazione�, dice affrettandosi a precisare che l�ipotesi �per il momento � solo sua e non del governo�. La direttiva Ue andr� recepita entro l�ottobre del 2004, ma Maroni avverte di volerla inserire nel nostro ordinamento �entro il semestre di presidenza italiana dell�Ue�, dunque nel 2003. Per questo alle parti sociali dar� una franchigia di dodici mesi �per presentare unitariamente le loro scelte�. Vuotato il sacco dei dossier pi� problematici, Maroni si concede a questioni di dettaglio. Al Cardinale di Milano Carlo Maria Martini che metteva in guardia �dal liberismo selvaggio�, il ministro risponde di essere �in perfetta sintonia� perch� dice di lavorare �per una flessibilit� che di selvaggio non ha nulla�. E a chi lo sollecitava a valutare la richiesta degli industriali veneti di avere incentivi per gli alloggi da destinare agli immigrati, Maroni risponde richiamando quel �ruolo sociale� dell�impresa che tanto spazio ha avuto all�ultimo World Economic Forum. Ritenendo chiusa la fase della privatizzazione dei profitti e della pubblicizzazione dei costi �che non devono pi� ricadere sulla fiscalit� generale�, Maroni fa sapere di avere allo studio un fondo per gli alloggi degli immigrati, cui dovranno contribuire gli imprenditori che li hanno assunti.

Flavia Podest�


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