«Sull’articolo 18 non si torna indietro»

27/11/2001




    Berlusconi ai sindacati: la delega sul lavoro resta – Maroni: il testo non è blindato, siamo pronti a recepire eventuali intese tra le parti

    «Sull’articolo 18 non si torna indietro»
    Oggi Cgil, Cisl e Uil decidono la risposta – Cofferati e Angeletti: «È rottura politica» – Pezzotta: domani si prosegue con la previdenza
    ROMA – È rottura tra Governo e sindacati. Silvio Berlusconi e Roberto Maroni ieri hanno respinto la richiesta di Cgil, Cisl e Uil di modificare la delega sulla riforma del mercato del lavoro eliminando i riferimenti all’arbitrato e all’articolo 18 sui licenziamenti senza giusta causa. «Non possiamo ritirare quel provvedimento – hanno spiegato – perché è già stato depositato al Senato». Il Governo ha però chiesto al sindacato di avviare una trattativa con gli imprenditori per cercare un avviso comune su questi temi delicati, impegnandosi fin da adesso a modificare la sua proposta in presenza di un accordo tra le parti sociali. Il sindacato ha però declinato questo invito affermando che non esistono né il tempo, né le condizioni per un accordo del genere. I sindacalisti hanno riferito che il Governo ha chiesto loro di trovare un accordo entro il 15 dicembre. «Ma in due settimane – questa la loro risposta – non si negozia nulla». Le conseguenze di questa «grave rottura politica», come l’hanno definita i leader di Cgil e Uil, Sergio Cofferati e Luigi Angeletti, saranno esaminate domani mattina dai tre sindacati, che hanno convocato una conferenza stampa per le 14. «È una frattura abbastanza profonda», ha spiegato il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta. «Pensavamo prevalesse la ragionevolezza – ha aggiunto il sindacalista – eravamo stati molto chiari nella nostra richiesta, spiegando perché l’avevamo avanzata, ma non ci hanno voluto ascoltare». La rottura di ieri sera comporta la fine del dialogo sulla riforma del mercato del lavoro, ma prosegue il confronto sulla previdenza. Domani avrà luogo una nuova riunione, secondo il Governo tecnica, secondo il sindacato politica, per discutere i cinque punti che già erano stati individuati. Questo in parte attenua la portata del disaccordo, ma resta il fatto che un accordo non è stato trovato. «Il Governo – ha detto Angeletti – ha portato avanti solo argomenti politici, non ci hanno fornito una spiegazione tecnica: ci hanno dato una risposta politica che ha interrotto il dialogo con il sindacato». Il dialogo è pericolante anche per i contratti del pubblico impiego, per i quali il sindacato aveva chiesto al Governo di mettere a disposizione magigori risorse. «Nemmeno su questo ci hanno risposto – ha detto Pezzotta – ci hanno solo informati che stanno cercando delle risorse senza specificare né quante saranno, né come intendono trovarle. Il che ci fa credere – ha aggiunto il segretario della Cisl – che per il pubblico impiego andremo certamente allo sciopero». Non si sa, invece, se sarà sciopero generale sul tema caldo dei licenziamenti. La riunione sindacale di questa mattina servirà appunto a questo. «Valuteremo – ha detto Pezzotta – cercheremo una strada». Una scelta, quella dello sciopero, alla quale non sembra credere il ministro Maroni, a giudizio del quale si tratterebbe di una «risposta spropositata rispetto all’effetto di queste norme in discussione». Il ministro nega del resto che ci sia stata una chiusura da parte del Governo. «Non abbiamo potuto accettare la richiesta del sindacato – ha spiegato – perché c’è già materialmente in Parlamento la nostra proposta, ma siamo pronti a emendarla, a sostituirla nel caso in cui le parti sociali riescano a trovare un accordo tra loro su questa materia diffficile. Non c’è quindi chiusura, ma piena disponibilità da parte nostra. Tempo a dispozione – ha aggiunto – ce n’è quanto se ne vuole, perché passeranno delle settimane, almeno un paio di mesi prima che la delega sia approvata dalle due Camere e quindi si può ampiamente intervenire. Ma è chiaro che si deve volere un accordo, altrimenti non bastano anni». Maroni ha spiegato ancora una volta che l’intenzione del Governo non è quella di liberalizzare i licenziamenti, ma al contrario di aiutare l’occupazione e l’emersione dal sommerso. Il provvedimento, ha spiegato, si applicherebbe solo a una minoranza di lavoratori per aiutare settori in difficoltà, chi è in nero, le piccole aziende che vogliono crescere, i lavoratori precari che vedono stabilizzato il loro rapporto. «Per milioni di lavoratori – ha detto – non cambia assolutamente nulla». Il ministro ha assicurato che tutte le posizioni, politiche e sindacali, sono state vagliate con attenzione dal Governo prima di decidere, comprese quelle delle aree di dissenso interne alla maggioranza. Ma senza un accordo delle parti sociali, ha aggiunto, la delega non cambierà.
    Massimo Mascini
    Martedí 27 Novembre 2001
 
|