Sull’articolo 18 il Governo non arretra

13/03/2002





Al termine del vertice notturno Berlusconi e i ministri decidono di non modificare la delega, ma di potenziare le misure per il Sud
Sull’articolo 18 il Governo non arretra
Maroni domani presenterà il testo – La mediazione si sposta sul nuovo Statuto dei lavori
ROMA – Non si torna indietro sull’articolo 18. Le incertezze politiche delle scorse settimane (e mesi) sembrano essere tutte rientrate dopo il vertice notturno di lunedì tra i principali esponenti della Casa delle Libertà. A Palazzo Grazioli, alla presenza del premier e dopo ore di discussione, la maggioranza ha deciso, compatta, di non fare retromarcia e non stralciare le nuove misure sui licenziamenti. Insomma, niente regali alla Cgil di Sergio Cofferati che aspetta l’Esecutivo al varco delle "piazze". E nessun cedimento al ricatto sindacale, lo stesso che aveva, a giudizio della maggioranza, indebolito i Governi Prodi, D’Alema e Amato. Un risultato di fermezza sulla strada delle riforme che il premier vuole spendersi subito al vertice di Barcellona dei prossimi giorni. La linea politica unitaria, sancita dal summit notturno, si tradurrà in proposta concreta al Consiglio dei ministri di domani, quando verrà ufficialmente presentato il testo ultimo da sottoporre prima alle parti sociali e poi al Parlamento per le eventuali modifiche. Non ci sono stralci, come chiede il sindacato, e dunque, la nuova proposta sarà solo in piccola parte nuova. Resta confermato tutto l’impianto delle modifiche parziali e sperimentali all’articolo 18: cioè, l’obbligo di reintegro attualmente previsto per i licenziamenti illegittimi viene sostituito dal risarcimento nei casi di emersione dal sommerso e per le imprese che vogliano superare la soglia dei 15 addetti (ai quali non si applicherà l’articolo 18). L’altra ipotesi originaria, che riguarda i casi di trasformazione dei contratti da tempo determinato in assunzione stabile sarà invece diretta solo per le aree del Mezzogiorno, anche se una decisione definitiva non è stata ancora presa. Infatti, si ragiona ancora se rafforzare, di più, queste misure per il Sud, ma una scelta finale verrà fatta solo prima del Consiglio dei ministri di domani. Restano i quattro anni come tempo di sperimentazione, anche se sarà creato un meccanismo di monitoraggio per valutare da subito l’impatto occupazionale della nuova legge. Dopo il passaggio al Consiglio dei ministri e dopo il vertice di Barcellona, alle parti sociali verrà sottoposto il nuovo testo e, subito dopo, la delega lavoro (attualmente congelata al Senato) riprenderà il suo iter. In realtà, si cerca ancora una sponda in quella parte di sindacato (Cisl e Uil) che tanto si era spesa per la trattativa, pur non ammettendo alcun cedimento sull’articolo 18. Ma i tentativi, almeno sui licenziamenti, sono tutti falliti. Il Governo pensa allora di giocarsi la carta dello Statuto dei nuovi lavori (cioè la riscrittura dell’attuale Statuto dei lavoratori), per riaprire un ponte di comunicazione con il sindacato dopo le prove della piazza che ormai si considerano scontate. Ammortizzatori sociali e nuovo Statuto saranno le due "offerte" di trattativa che arriveranno dall’Esecutivo per ricucire il dialogo sociale compromesso dai prossimi scioperi. Non è detto, però, che l’operazione riesca e che il Governo riesca a traghettarsi dallo scontro a una nuova pace sociale. E ieri ci sono stati nuovi incontri tra il ministro del Welfare, Roberto Maroni e le parti sociali. In particolare, Maroni ha visto nel pomeriggio il direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi. E i incontri ci sono stati (sia ieri che lunedì) anche tra esponenti del Governo e della maggioranza con i vertici di Cisl e Uil ma senza approdare a una mediazione concreta. Ed è stato questo fallimento, la ragione di una scelta così determinata del Governo di tirare dritti. Un eventuale stralcio delle misure all’articolo 18, vista l’identica posizione di Cisl e Uil sia pure solo sul merito, avrebbero assegnato la vittoria a Sergio Cofferati più che a Savino Pezzotta, leader Cisl, o al suo collega Uil, Luigi Angeletti. Meglio, allora, affrontare la piazza e lo sciopero generale pur di non ricascare nei diktat che, a giudizio dell’attuale maggioranza, hanno imprigionato i Governi di Centro-sinistra. Al vertice notturno, (a cui ha partecipato oltre al premier anche il suo vice, Gianfranco Fini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il leader del Carroccio, Umberto Bossi, i ministri del Welfare e dell’Economia, Roberto Maroni e Giulio Tremonti oltre ai centristi Rocco Buttiglione e marco Follini), si è ricompattata la maggioranza anche sotto il profilo della comunicazione. «Il Governo è determinato ad accompagnare la crescita economica con una crescita di nuovi posti di lavoro. In particolare – ha detto Maroni – faremo attenzione al Sud. Le nostre proposte verranno portate al vertice di Barcellona rafforzando la credibilità dell’Italia in sede europea».
Lina Palmerini

Mercoledí 13 Marzo 2002