Sull’articolo 18 Epifani prepara la resa dei conti interna

05/05/2003




              Domenica 04 Maggio 2003
              ITALIA-POLITICA
              E sull’articolo 18 Epifani prepara la resa dei conti interna


              ROMA – Sarà un sì scontato, quello che non è scontato è se e come cambierà la fisionomia della Cgil. Da lunedì parte la maratona di tre giorni che porterà Guglielmo Epifani e la sua organizzazione a schierarsi per il sì al referendum sull’estensione dell’articolo 18 alle piccole imprese. Si comincia lunedì con la segreteria dove si prepareranno gli ordini del giorno da sottoporre al voto del direttivo che si riunirà martedì e mercoledì. L’esito, secondo tutti i pronostici, è certo: larga maggioranza per il sì. Quello che è più incerto e che avrà riflessi nei cambiamenti interni al sindacato, è quanti saranno gli ordini del giorno, chi saranno i firmatari, quali alleanze si formeranno. Tutta questa dialettica emersa in occasione del referendum, per la Cgil, è già una novità. Almeno nella storia più recente. E molti scommettono che avrà delle conseguenze sia negli indirizzi politici che in quelli dell’organizzazione del sindacato. Si continua a parlare della possibile nascita di un’area nuova "riformista" e il referendum, con le divisioni interne che trascina, potrebbe essere l’occasione per rompere gli indugi. Nel direttivo, forse saranno più d’uno gli schieramenti sul sì al quesito, uno più critico di Epifani e di una parte della segreteria, uno invece "pieno", quello cioè di Gian Paolo Patta e della Fiom (promotori del test). Non è detto, però, che i due «sì», per quanto diversi nelle sfumature, non trovino un ordine del giorno comune e questo segnerebbe un’alleanza. Poi c’è la libertà di coscienza espressa dalla parte minoritaria della segreteria confederale, che avrà tra i firmatari i cofferatiani Beppe Casadio e Carlo Ghezzi. Cosa faranno i "fassiniani" della Cgil, come Antonio Panzeri? «Ritengo la libertà di coscienza – spiega Panzeri segretario della Camera del lavoro di Milano – una posizione condivisibile per più di una ragione: questo referendum non lo abbiamo voluto noi, è incoerente rispetto alla nostra battaglia sui diritti, inoltre, è inopportuno che una grande organizzazione si accodi a posizioni altrui». Questo fa pensare che comunque Antonio Panzeri e i suoi sono determinati a presentare un ordine del giorno che vada in questa direzione. Resta da vedere, anche qui, se sulla libertà di coscienza si formerà un’alleanza oppure no. Se, dunque, anche su identici schieramenti si va a caccia di nuance diverse, vuol dire che sotto traccia si gioca una partita di alleanze e riposizionamenti. Il mistero sulla posizione di Sergio Cofferati non è ancora sciolto: forse si scioglierà davvero dopo il direttivo o forse mai. Sta di fatto che uno schieramento dell’ex leader Cgil avrà certamente dei riflessi interni anche se i suoi "fedelissimi" escludono la nascita di una minoranza di destra.
              Intanto si confermano le posizioni sull’astensione. Savino Pezzotta ieri ha ripetuto che il referendum va fatto fallire e, ieri al leader Ds, schierato sulla non partecipazione al voto, ha risposto Pietro Folena del Correntone: «È sbagliato pronunciarsi prima delle amministrative». Enrico Boselli dello Sdi sollecita invece una posizione comune: «Una volta che Ds, Margherita e Sdi riescono a trovare una convergenza attraverso un invito a disertare le urne, si creano le condizioni perchè l’Ulivo convochi l’assemblea dei parlamentari». L’appello all’astensione di Carniti, Trentin e Giugni è invece giudicato «sconcertante» da Fausto Bertinotti.

              LINA PALMERINI