«Sull’art.18 lavoriamo ad ampio raggio»

23/05/2002





Berlusconi pensa a una soluzione estesa anche alla previdenza – Fini: il tempo dei veti Cgil è finito
«Sull’art.18 lavoriamo ad ampio raggio»
ROMA – In cerca di una via d’uscita sull’articolo 18. A pochi giorni dalle elezioni amministrative e alla vigilia dell’assemblea di Confindustria, Silvio Berlusconi manda segnali di distensione sul dialogo sociale. «Stiamo lavorando ad ampio raggio sull’articolo 18, il tema si sta allargando: con buon senso stiamo andando verso la ricerca di una soluzione che riguardi tutto il sistema del mondo del lavoro». Il premier chiarisce che i temi del prossimo confronto con le parti sociali non si concentreranno solo sulle modifiche all’articolo 18 ma su riforme più ampie. «Pensiamo anche agli ammortizzatori sociali e al sistema previdenziale», ha detto. Il Governo, insomma, sceglie i toni più rassicuranti mostrando disponibilità a una mediazione con le parti sociali ma la prossimità del test elettorale induce ancora alla prudenza. La costruzione di un accordo che includa anche un compromesso sull’articolo 18 e un eventuale accordo separato con Cisl e Uil, non è a un passo. Le partite di scambio da mettere in campo sono costose, come la riforma degli ammortizzatori sociali mentre sul fisco non ci sono ancora schiarite definitive. Ma lo stesso compromesso sui licenziamenti comporta qualche rinuncia per tutti: si parla ancora di tenere due o una delle tre fattispecie di deroga previste (la soglia dimensionale o il sommerso) e contemporaneamente si studia anche un possibile trasferimento delle nuove misure in un disegno di legge ad hoc. Il voto amministrativo di domenica imprimerà, in qualche modo, una direzione di marcia al Governo anche sulle riforme. La lettura dei risultati delle urne daranno più o meno fiato a chi nel Governo sostiene la linea dura o del dialogo. Le valutazioni non saranno poi solo politiche, anche le condizioni della finanza pubblica influenzeranno la trattativa con sindacati e imprese, perché in cambio della riforma dei licenziamenti il Governo deve offrire risorse su ammortizzatori, fisco e Sud. Non solo, un quadro economico più incerto induce a maggior ragione a un accordo per evitare tensioni sociali e rincorse salariali. Lo show down vero, comunque, sarà la costruzione del Dpef (e poi della Finanziaria) che dovrà contenere gli esiti di un eventuale patto sociale. La convocazione alle parti slitta dunque al post-elezioni e, ora, i toni restano quelli da campagna elettorale. «Dico al sindacato, in particolar modo alla Cgil, che l’epoca in cui le riforme si facevano soltanto se la Cgil era d’accordo, è finita». Lo ha detto ieri il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, durante un comizio a Lucca, dove ha sottolineato anche che il «Governo è libero e decide senza l’obbligo di mettersi d’accordo prima né con il sindacato né con Confindustria». E da Napoli il leader Cgil, Sergio Cofferati, ha rilanciato: «Senza la cancellazione delle modifiche all’articolo 18 si aprirà una nuova fase di mobilitazione, compreso il ricorso allo sciopero generale». La Cisl, intanto, come la Uil, frena sullo sciopero e continua a fare pressione sull’Esecutivo. «Ci convochino prima della fine del mese», ha detto ieri il leader della Cisl, Savino Pezzotta che si è anche augurato nuove aperture dalla Confindustria, durante l’assemblea di oggi. «Mi aspetto – ha detto – che D’Amato apra a un discorso di dialogo e pertanto si faccia anche lui promotore di una spinta nei confronti del Governo affinché si abbia un confronto serio. Non perdo la speranza». Anche il numero uno della Uil, Luigi Angeletti ha in serbo un consiglio: «Auspicherei – ha detto – che D’Amato esprimesse più o meno questo concetto: cioè, fermo restando la nostra opinione sull’articolo 18, la Confindustria ritiene, comunque, non valga la pena insistere. Questa è una posizione che apprezzerei». Più scettica la Cgil che attende le parole del leader degli industriali senza troppe aspettative: «Ascolteremo il discorso del presidente di Confindustria, come sempre. In tutti questi anni – ha detto il numero due della Cgil, Guglielmo Epifani – siamo diventati un po’ come San Tommaso. Quindi, prima sentiamo e poi faremo una valutazione». Il premier ieri non è si è detto ottimista solo sul dialogo sociale, ma anche sulla crescita. «Gli ultimi dati del Pil fanno ben sperare. Ho contatti quotidiani con imprenditori che si dichiarano fiduciosi. Del resto – ha concluso – l’assemblea di Confindustria sarà la prova del nove per ascoltare direttamente le loro previsioni». Anche sul sommerso Berlusconi ha smorzato i toni: «Non c’è una vera e propria querelle tra Tremonti e Maroni. Piuttosto, dobbiamo andare avanti, sapendo che nulla avviene con un colpo di bacchetta magica, serve un’azione continuativa poco a poco. Ma il nostro contratto con gli italiani dura cinque anni e noi siamo in largo anticipo».

Lina Palmerini
Giovedí 23 Maggio 2002