Sull’accordo resta l’incognita dei lavori usuranti

26/11/2007
    lunedì 26 novembre 2007

    Pagina 3 – Primo Piano

    In Germania la scelta è individuale e non per categoria

      Ma sull’accordo
      resta l’incognita
      dei lavori usuranti

      I nuovi criteri su depressione e disagi

      Come individuare i lavori
      usuranti? È vero che chi
      va in pensione prima
      campa più a lungo? Da
      una ricerca dell’Università
      Ca’ Foscari i lavori più a rischio
      sarebbero: pulizia degli edifici,
      coltivatori diretti, domestici,
      calzaturieri

      Enrico Marro

      ROMA — Chi svolge un lavoro usurante potrà ancora andare in pensione a 57 anni, dice il disegno di legge sul Welfare all’esame del Parlamento. Ma chi individuerà questi lavori? Il governo con propri decreti. Al ministero del Lavoro si è già riunita più volte l’ennesima commissione coi rappresentanti delle parti sociali per l’ennesimo tentativo di trovare la quadra negli ultimi 15 anni. Ci si logora di più alla catena di montaggio o in asilo nido? In una fonderia o dietro uno sportello? Alla fine ciascuno ritiene di fare un’attività che, per un verso o per l’altro, gli accorcia la vita. E reclama il diritto ad andare in pensione prima. Ma sugli indicatori di usura — mansioni, ambiente di lavoro, attività notturna, speranza di vita — neppure c’è unanimità di consensi. Le decisioni, poi, hanno forti ricadute sulla spesa pubblica.

      Una recente ricerca dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, firmata da Agar Brugiavini, Jacopo Canello e Stefano Marchiante, contiene spunti di riflessione interessanti, anche sulla base di confronti internazionali. Per esempio, non è per niente certo che il modo migliore di tutelare i lavoratori usurati sia di mandarli prima in pensione. «Si sta sviluppando di recente in campo medico una vasta letteratura che individua una correlazione significativa tra pensionamento anticipato e riduzione della speranza di vita». Insomma, chi va in pensione prima non è detto che campi più a lungo. In alternativa al pensionamento anticipato, che è la strada preferita nei Paesi mediterranei, si potrebbero aumentare i coefficienti di rivalutazione della pensione oppure fare come in Germania, dove esce prima dal lavoro chi si vede riconosciuta una inabilità causata dalla sua attività. Tra l’altro, osservano Brugiavini e gli altri, l’Ocse scoraggia norme in favore degli usurati anche perché disincentiverebbero il miglioramento degli ambienti e delle condizioni di lavoro.

      In ogni caso, per individuare i lavori usuranti non bastano gli indicatori classici, bisogna tener conto della qualità di vita che si fa dopo il lavoro e quindi delle limitazioni fisiche e psicologiche subite. In questo senso va l’indagine Share 2004 finanziata dalla Commissione europea. Per l’Italia un campione di oltre duemila interviste dove si chiede a pensionati o persone che abbiano già lavorato almeno 10 anni di rispondere a tre questionari, indicando: eventuali limitazioni nell’attività quotidiana (dal vestirsi al fare lavori in giardino), malattie croniche o letali, disagi psicologici (16 domande del tipo: nell’ultimo mese si è sentito triste o depresso? Com’è l’appetito? Riesce a concentrarsi quando legge?).

      Alla fine vengono fuori tre distinte classifiche di lavori usuranti, che poi sono state sovrapposte evidenziando 8 lavori che formano la graduatoria dei lavori più usuranti: addetti alla pulizia degli edifici, vivaisti e coltivatori diretti, domestici, lavoratori delle pelli e calzature, militari, infermieri, manager delle piccole imprese, tessili. La classifica poi continua con altri 28 lavori. Si nota che non necessariamente il lavoro manuale è più usurante. Tra gli operai quelli qualificati e più istruiti sono più attenti a non farsi usurare. Tra gli impiegati, al contrario, quelli qualificati, si usurano di più rispetto agli impiegati semplici a causa del maggior carico di responsabilità e di ore di lavoro. Educatori e insegnanti sono ai primi posti nelle classifiche della depressione e delle malattie. Ovviamente, non tutti, leggendo la graduatoria, saranno d’accordo.