Sulla produttività primi sì allo scambio salari-flessibilità

01/03/2007
    giovedì 1 marzo 2007

    Pagina 16 – In primo piano

    Sulla produttività
    primi sì allo scambio
    salari-flessibilità

    Giorgio Pogliotti

    ROMA

    In vista della convocazione del tavolo sulla produttività – il primo dei tre annunciati dal Governo con le parti sociali – arrivano le prime apertutre dai sindacati sullo scambio tra gli aumenti salariali (con la contrattazione di secondo livello) e la maggior flessibilità chiesta dalle imprese.

    Confindustria si dichiara pronta a sedersi «con spirito costruttivo» ai tavoli: «C’è molto da parlare – ha detto il presidente Luca Cordero di Montezemolo-. Speriamo che tutti mettano la crescita e l’impresa al centro dei propri programmi». Ma la novità principale arriva da Cgil, Cisl e Uil che nel documento unitario hanno peoposto incentivi fiscali alla contrattazione di secondo livello per favorire il rilancio della produttività. Novità salutata positivamente dal ministro del Lavoro, Cesare Damiano, intervenuto ieri ad un convegno di Confcommercio: «Credo sia salutare proseguire sulla strada iniziata nel ’93 con la decontribuzione del salario legato alla produttività – ha detto -. Da parte nostra intendiamo distinguere tra la flessibilità "buona" che serve all’impresa per far fronte ai picchi produttivi, e l’uso distorto dei contratti flessibili che vogliono contrastare perché generano precarietà». Per il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, serve «più flessibilità contrattata, che equivale a maggiore qualità e formazione». E occorre sostenere «i salari più bassi, laddove gli incrementi di produttività sono più limitati». Per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni gli incentiv alla contrattazione di secondo livello «possono innescare un moto virtuoso nell’azienda facendo crescere la produttività e, insieme ad essa, i salari». Sulla flessibilità i sindacati pongono dei paletti: «I lavoratori flessibili devono avere più tutele ed essere pagati di più». Per il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, «le politiche dei bassi salari si sono protratte per troppo tempo» e «la vera sfida è legare gli aumenti retributivi alla flessibilità» che finora «è stata spesso utilizzata solo per risparmiare sul costo del lavoro». Secondo il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli «è tempo di una "manutenzione straordinaria" del sistema di contrattazione figlio del protocollo d’intesa del 93». Per imprese e lavoratori è in giuoco «la possibilità di lavorare di più e meglio, cioè con maggiore produttività, ridistribuendola, come è giuso».

    Su questi temi, peraltro, l’ex sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi (Fi), ha presentato ieri una proposta di legge che prevede una detassazione della parte variabile del salario. Straordinari, premi e incentivi verrebbero tassati con l’aliquota media del precedente biennio ridotta del 50% senza,peraltro, concorrere a definire l’indicatore di reddito (non influiscono sul calcolo degli assegni familiari o sulle graduatorie per le case popolari).