Sulla previdenza Prodi vuole chiudere entro la settimana

17/07/2007
    martedì 17 luglio 2007

    Pagina 3 – Primo Piano

    Sulla previdenza
    Prodi vuole chiudere
    entro la settimana

      Il Prc: il pressing sul premier rischia di fare saltare l’accordo

        AMEDEO LA MATTINA
        ROMA

        Romano Prodi ha fretta di chiudere il «tormentone» delle pensioni nei prossimi giorni, prima di venerdì, ed evitare assolutamente di rimandare tutto a settembre. Non vuole passare l’estate con quella che considera una «stucchevole polemica» su chi è il vero conservatore tra i riformisti e massimalisti della maggioranza. Ma su un punto il premier non si schioda: la copertura finanziaria deve essere trovata all’interno del sistema, anche con risparmi derivanti dalla fusione degli enti previdenziali, senza togliere un euro dalle risorse che servono al risanamento del debito pubblico e allo sviluppo. E’ questo secondo Palazzo Chigi il modo per rispondere alle resistenze dei riformisti, al monito del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi e alle preoccupazioni della Corte dei Conti sulla tenuta dei conti pubblici.

        «E’ quello che stiamo facendo», è stato il commento di Massimo D’Alema. «Noi non stiamo togliendo niente a nessuno. Abbiamo proposto che anziché farlo di colpo lo si faccia in tre scatti, uno ogni diciotto mesi, progressivamente per ridurre l’impatto su una generazione di lavoratori». E per il presidente del Senato Marini non si sfugge all’aumento dell’età pensionabile: «Un passo in avanti va sicuramente fatto». Nel governo le parole di Draghi non hanno provocato alcun fastidio per il semplice motivo che ci si sta muovendo, dicono, entro i binari auspicati anche da Bruxelles. Del resto, spiegano fonti dell’esecutivo, le risorse sono limitate e solo accettando i paletti della copertura finanziaria si può sostituire lo scalone con una gradualità di scalini che renda socialmente accettabile la riforma pensionistica.

        Ma la novità viene da Rifondazione che, al comitato politico di domenica, ha accettato di portare l’età pensionabile a 58 anni nel 2007. Alla riunione di ieri a Palazzo Chigi tra Prodi, Padoa-Schioppa, Damiano e Letta questa novità è stata valutata con particolare attenzione, come il via libera per superare l’impasse. Dunque nell’esecutivo, con tutte le cautele del caso, c’è un’atmosfera di un «moderato ottimismo», anche sulla base dei contatti tecnici che ci sono stati nel fine settimana con i sindacati. «Sono state selezionate ed evidenziate alcune opzioni – dicono a Palazzo Chigi – ed è stata individuata una strada». La proposta di Prodi, dunque, dovrebbe arrivare tra giovedì e venerdì. Oggi ci saranno altri incontri tecnici. L’ipotesi più probabile su cui si sta lavorando è il passaggio nel 2008 a 58 anni per l’età pensionabile cui seguirebbe un sistema per quote: dopo due anni il passaggio a quota 95, che diventerebbe 96 nel 2012. Il governo dovrebbe riproporre anche la questione dei coefficienti secondo un nuovo calcolo che tiene conto dell’andamento reale dell’economia, dell’allungamento della vita e della crescita del lavoro flessibile.

        Sull’intervento di Draghi si è però aperto uno scontro politico nell’Unione. Per Giovanni Russo Spena di Rifondazione si tratta di un pressing su Prodi che potrebbe impedire il raggiungimento di un accordo. Di tutt’altro tenore è invece il commento di Walter Veltroni che considera le parole di Draghi «dure e difficili ma vere e coraggiose»: «Bisogna guardare sempre all’interesse generale e, in particolare, ai meno tutelati che oggi sono i giovani. Mai milioni e milioni di ragazzi si sono trovati in condizioni di vita così precarie».