Sulla concertazione è duello nella Cdl

03/06/2004

      sezione: ITALIA-POLITICA
      data: 2004-06-03 – pag: 14
      autore: R.BOC.
      Follini: non lasciare Fazio e Montezemolo all’Ulivo – Fini: sì al dialogo –
      Maroni: evitiamo il consociativismo
      Sulla concertazione è duello nella Cdl
      ROMA • La questione l’ha posta il leader dell’Udc Marco Follini: come deve rispondere la maggioranza di Governo all’interrogativo su chi debba offrire una rappresentanza politica alle istanze di dialogo sociale, di gioco di squadra fra protagonisti dell’economia espresse nei giorni scorsi prima dal neo presidente di Confindustria e Fiat Luca Montezemolo e poi dal Governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio? Per Follini non ci sono dubbi: «Prima Montezemolo e poi Fazio hanno detto cose che sono in gran parte condivisibili e l’opposizione sbaglia ad arruolarli coprendoli di complimenti interessati e cercando di tirarli dalla loro parte. La maggioranza, a sua volta, sbaglierebbe se li consegnasse all’opposizione, solo perché nei loro ragionamenti si mescolano intenti costruttivi e opinioni più critiche». Non la pensa così la Lega Nord, che a stretto giro di posta ha replicato con una durissma presa di posizione del ministro del Welfare, Roberto Maroni: «La proposta di Follini di puntare su nuovi cavalli di razza (Fazio e Montezemolo, ndr)— ha detto Maroni — è la riedizione di quanto avvenne già un anno fa, quando qualcuno tentò di mettere Berlusconi fuori combattimento: cambiare gli assetti della maggioranza, uscita dalle urne in libere elezioni, e proporre un governo del Presidente che blocchi il processo federalista e riporti tutto nelle mani di Roma padrona. La Lega respinge con fermezza la linea neo-centralista». Non ci sono altre maggioranze possibili, avverte Maroni, secondo il quale «la Lega non è disponibile a soluzioni di Palazzo, gestite dalle solite consorterie, anche se si presentano con facce nuove. Sappiamo che i nemici del federalismo sono molti, potenti e determinati. Lo è anche la Lega — ha concluso — che riprende vigore, energia ed entusiasmo dalla ritrovata leadership di Umberto Bossi». Ma quella della Lega sembra una posizione isolata all’interno del Governo.
      E se il partito di Bossi si straccia le vesti, nel timore di una resa dei conti post-elettorale, An e Forza Italia, invece, appaiono in sintonia con l’Udc: «Follini la pensa come noi su Fazio e Montezemolo», ha detto ieri il presidente della commissione Finanze del Senato, Riccardo Pedrizzi. E il leader del partito, Gianfranco Fini, precisa: «Per governare una realtà complessa come quella italiana in un momento economico difficile, credo sia giusto confrontare le opinioni al tavolo del dialogo e fare in modo che ciascuno si assuma le proprie responsabilità». Secondo Fini «il presidente della Confindustria ha rilanciato il dialogo fra le parti sociali.
      Spero che all’interno del Governo — ha concluso — la posizione di An sia considerata meritevole di essere assunta da tutti i colleghi dell’Esecutivo». Un punto di vista, quello di Fini, condiviso anche dal coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi: «Sulla necessità delle riforme abbiamo una valutazione comune sia con Montezemolo che con Fazio», ha dichiarato ieri. «Il dialogo tra le parti sociali, cioè la concertazione, non è un fine ma uno strumento, utile e necessario per assumere delle decisioni», afferma Bondi. «Le decisioni che noi vogliamo prendere — dice ancora il coordinatore di Fi — vanno nella direzione di un cambiamento del Paese e di realizzare le riforme di cui l’Italia ha bisogno. E queste riforme sono state indicate sia nella relazione di Fazio che nel discorso di insediamento di Montezemolo». «Quello che possiamo augurarci è che finalmente si presti orecchio a queste indicazioni», commenta il segretario dei Ds Piero Fassino. S ull a s tess a linea Enrico Letta: «Ora bisogna far seguire i fatti alle parole», esorta il responsabile economico della Margherita. Parole stigmatizzate da Bondi: la sinistra, dice, «inneggia al metodo del dialogo, ma poi lo nega nei fatti come dimostra il suo comportamento in Parlamento e la posizione della Cgil. E nega la necessità delle riforme, per le quali il dialogo è necessario».