Sulla competitività si gioca il «disgelo»

07/04/2003



            Domenica 06 Aprile 2003
            DIALOGO SOCIALE – Le sfide
            Sulla competitività si gioca il «disgelo»


            ROMA – Un anno fa, in questi giorni, la distanza tra industriali e Cgil aveva già toccato il massimo storico. C’era stata la manifestazione del 23 marzo e ci si avviava alla firma del Patto per l’Italia senza il sindacato oggi guidato da Guglielmo Epifani. Se si guarda a quei giorni, si ricorda quel clima, la differenza si coglie. Soprattutto se si mettono in fila alcuni ultimi fatti concreti. La sigla di cinque contratti, l’ultimo delle ferrovie sarà chiuso martedì, la ripresa del dialogo tra sindacati e imprese sulla politica industriale con l’allestimento di quattro tavoli di trattativa che stanno marciando, ancora, senza alcuna defezione. È questo il contesto delle parole del presidente degli industriali, Antonio D’Amato, intervenuto ieri alla convenzione dei Ds a Milano. I cronisti si sono affrettati a raccontare della stretta di mano tra il leader di Confindustria e il segretario generale della Cgil, della breve conversazione che hanno avuto. Ma le sintonie si misurano sui temi e sulla volontà di negoziare. E Antonio D’Amato ieri ha insistito proprio su un passaggio: gli industriali non hanno mai buttato alle ortiche il dialogo sociale, tant’è vero che la riforma del lavoro si è fatta con Cisl e Uil, e oggi apprezzano la presenza della Cgil alle trattative. Una scelta che ha fatto guadagnare toni più distesi alle relazioni industriali riportandole all’ordinarietà dei confronti-scontri ma nelle sedi naturali, quelle sindacali. Su questo punto D’Amato ha apprezzato ma anche incalzato la Cgil: «La porta delle trattative – ha detto D’Amato – è sempre aperta ma il dialogo impone di sedersi ai tavoli». L’invito a Epifani è, dunque, di non disperdere questi piccoli passi avanti fatti in direzione della concertazione («che – ha detto D’Amato – è un elemento di forza irrinunciabile»). Soprattutto ora che tutte le parti riconoscono una crisi di competività del Paese. Non ci saranno solo negoziati semplici e, non a caso, D’Amato cita la Cgil di Di Vittorio, di Lama e di Trentin «spesso chiamata a scelte difficili ma responsabili». Oggi, ha detto, «siamo allo stesso punto: è nostro dovere accompagnare le grandi scelte anche se il confronto è duro». Il test è già in campo. Sono i quattro negoziati sulla politica industriale che hanno riaperto ufficialmente le relazioni anche con la Cgil. Al di là del merito sindacale (che deve ancora maturare), il confronto ha avuto il significato politico di uno stop alle ostilità. Bisogna vedere se ancora e per quanto resisterà la volontà di portare fino in fondo i quattro negoziati. Per il momento fila tutto liscio: l’analisi sul declino di competitività è condivisa ma non si è ancora arrivati alla parte più intensa dei confronti. Sul Mezzogiorno sindacati e industriali stanno già scrivendo un testo comune: tutti d’accordo sulle priorità. Per il Sud, come per la ricerca e la formazione e le infrastrutture (gli altri tre tavoli) ma ora si tratta di scrivere la ricetta: cioè gli ingredienti e gli strumenti da suggerire al Governo. Cosa potrebbe interrompere questo percorso? Le pensioni: se il Governo accoglierà le sollecitazioni di Confindustria (ma anche della Ue) e deciderà di fare una riforma più incisiva. Un punto di disaccordo è anche la decontribuzione prevista nella delega previdenziale che ora è in Parlamento. Il contratto dei meccanici, è un’altra mina: si va verso un accordo separato con Cisl e Uil ma è anche vero che la Fiom è una spina nel fianco della Cgil. Infine, il referendum sull’articolo 18: il sindacato di Epifani va verso il sì ma, come dice con rammarico Gian Paolo Patta, segretario confederale Cgil dell’area di sinistra (tra i promotori del quesito) è «un sì tirato per i capelli».
            LINA PALMERINI