Sul welfare Rifondazione riapre lo scontro

01/10/2007
    lunedì 1 ottobre 2007

    Pagina 2 – Economia

    Sul welfare Rifondazione riapre lo scontro

      Prodi assicura: non si cambia. Ma la Cosa rossa punta alle modifiche prima del voto

        di Bianca Di Giovanni / Roma

          DUELLI «Il protocollo non si tocca, Ferrero è irricevibile». Con queste parole Emma Bonino apre la disputa tra ministri sul welfare. Se sulla manovra l’esecutivo procede abbastanza compatto (per ora), sul protocollo siglato in luglio si preannuncia battaglia.

          Anche dai toni forti. Così, tempo un paio d’ore, e scende in campo Romano Prodi. «Resta il testo firmato con le parti sociali – dichiara alle agenzie – Il protocollo non si tocca. Non è che si possono cambiare unilateralmente i protocolli». Il premier ribadisce che il varo ritardato è dovuto soltanto al fitto elenco di provvedimenti varati venerdì scorso. Ma sulla data del 12 ottobre non ci sarà nessun rinvio. Intervistato dal Tg3 il premier difende la sua manovra. «La riduzione dell’Ici è un taglio delle tasse – dichiara – Non vedo motivi per non votare una Finanziaria che distribuisce».

          Ma sul welfare la «pax prodiana» sarà dura da ottenere. Le polemiche resteranno roventi almeno fino a quando non si saranno espresse le assemblee dei lavoratori e soprattutto non si sarà consumato il prossimo rito della sinistra della coalizione: la manifestazione del 20 ottobre. Prima di quella data la «cosa rossa» è pronta a giocare tutte le sue carte: tanto che ieri Rc ha annunciato anche la prossima presentazione di un emendamento alla Finanziaria sulle rendite, nonostante il doppio no ricevuto dal premier. Così anche questa settimana si preannuncia «calda»: mercoledì il ministro Tommaso Padoa-Schioppa presenterà la manovra in Senato, poi via all’esame con le varie proposte in Commissione.

          Quanto al welfare. la vera domanda è: se il protocollo dovesse uscire approvato dai posti di lavoro, come si comporterà la sinistra in Parlamento? Paolo Ferrero, intervistato da Repubblica, risponde per ora con una non soluzione: «se viene bocciato saranno smentiti governo e sindacati». Sta di fatto che per la prima volta un partito scavalca (e sfida) il sindacato confederale a sinistra. È Franco Giordano a trovare una via d’uscita. «Se emergerà una sofferenza, il Parlamento lo cambi». Che significhi quella sofferenza in termini di voti ancora non si sa.

          Per ora il duello mediatico si concentra tra due poli estremi: da una parte (centristi, ulivisti, repubblicani) quelli che parlano di blindatura del testo che dovrà uscire senza modifiche. Dall’altra (Rc, comunisti, Sd, Verdi) chi vuole invece intervenire. «Non è un testo sacro», replica Giovanni Russo Spena a Emma Bonino. E Fausto Bertinotti «benedice» gli «interventisti», dichiarando: «La partita è ancora aperta, il testo si può migliorare se lo vogliono lavoratori e pensionati». Ma anche in questo drappello convivono sfumature diverse. C’è chi punta al no su tutto (come Turigliatto e Cannavò) e chi invece accetta il capitolo previdenza (aiuti alle pensioni basse) e scalini al posto dello «scalone» della Maroni (il salto di tre anni – da 57 a 60 anni – che entra in vigore il primo gennaio 2008 per le pensioni di anzianità), mentre punta a modificare il mercato del lavoro (Sd e Verdi). Non è escluso che il finale di partita sia in due tempi: pensioni inglobate in Finanziaria e welfare spedite sul binario (sine die) del collegato.

          Ma queste per ora sono solo illazioni. Oggi si attende ancora il varo, e la maggioranza torna a frantumarsi in mille schegge. Rosy Bindi assicura che la «quadra» alla fine si troverà, proprio come è stato già fatto nella Finanziaria. Anche Piero Fassino è ottimista. «Se il referendum approverà, come credo, l’accordo, il 12 il Governo varerà il collegato e quindi sarà approvato entro il 31 dicembre, nei tempi in cui sarà approvata la stessa Finanziaria – dichiara – Non mi sembra quindi il caso di fare polemiche».

          Finora comunque il welfare è riuscito a dividere anche l’opposizione. Gianni Alemanno, infatti, invita la casa delle libertà a «scioperare» sulla Finanziaria in Parlamento (non partecipando all’esame) proprio perché manca il capitolo del welfare. Ma da Fi non raccolgono: sulla manovra meglio votare. Magari qualche emendamento rischia anche di passare.