Sul welfare fiducia e polemiche

28/11/2007
    mercoledì 28 novembre 2007

    Pagina 2 – Economia

    Sul welfare fiducia e polemiche

      Il voto stasera alle 19. Bertinotti: ci sono difficoltà nel rapporto tra Parlamento ed esecutivo

        di Bianca Di Giovanni/ Roma

        DIKTAT – Romano Prodi blinda il testo sul welfare e sfarina la sua maggioranza. Il maxiemendamento su cui ieri alla Camera il governo ha posto la fiducia non è né il testo del Protocollo, né quello varato dalla Commissione Lavoro: una sintesi che scontenta il Parlamento e accontenta (pare) le parti sociali. Palazzo Chigi parla di «atto di coerenza politica», definendo la blindatura inevitabile, per non snaturare un’intesa votata da 5 milioni di lavoratori. Ma l’ala sinistra della coalizione (e non solo) attacca e parla apertamente di ricatti, denuncia il fatto che le modifiche imposte dall’esecutivo sono quelle pretese dai diniani (e da Confindustria) e – guarda caso- che gli emendamenti eliminati sono proprio gli unici due della sinistra. Ovvero: salta il tetto sulla deroga per i contratti a termine, torna il tetto delle 80 notti per i lavori da cosiderare usuranti. Le altre modifiche restano. Per di più in un caso (quello dei lavori usuranti) il governo aveva espresso parere favorevole in Commissione. Poi la retromarcia, che ha tutta l’aria di una contorsione, stile «harakiri» . Nel marasma della maggioranza, si apre anche una grave frattura istituzionale. Fausto Bertinotti parla di «evidente, preoccupante difficoltà nel rapporto tra il Parlamento e l’esecutivo». Il presidente della Camera auspica anche una «riflessione attenta anche sul tema del rapporto che intercorre, o deve intercorrere, fra le trattative e gli accordi che vedono protagonisti il governo e le parti sociali ed il ruolo delle Camere, in funzione della salvaguardia del carattere parlamentare della nostra forma di governo». Una stoccata senza precedenti.

        Rc voterà la fiducia ma da gennaio riconsidererà la sua collocazione in maggioranza. Oggi si attende la decisione del Comunisti italiani. Nelle schiere della «cosa rossa» molti parlano di rimpasto a gennaio, di uscita dal governo. Anche se Prodi in serata stoppa tutti: sì a un rilancio, no a un rimpasto. Nel frattempo anche i socialisti di Boselli rumoreggiano: nel testo finale non compare infatti l’impegno all’indennità per i co.co.pro su cui il governo aveva dato rassicurazioni durante il voto sulla Finanziaria in Senato.

        Il testo del maxiemendamento arriva in Aula a intorno alle 19, dopo il vaglio degli uffici della presidenza e un nuovo passaggio in commissione Lavoro. Una curiosità: l’esame si apre con la degustazione (presente anche il ministro Cesare Damiano) dei confetti portati dalla deputata Paola Pelino. Ma è l’unico momento dolce della giornata. Il malumore si tocca con mano. Già sono trapelati gli interventi del governo, e non piacciono a nessuno: né al relatore Emilio Del Bono (Pd), che però parla di «mediazione responsabile» né al presidente Gianni Pagliarini (Pdci), e forse nemmeno al sottosegretario Antonio Montagnino che ha seguito i lavori della Commissione. Sono due le novità principali del testo. Sparisce la soglia degli otto mesi alla proroga per i contratti a termine e oltre la quale il tempo determinato sarebbe diventato automaticamente un posto fisso. Ora dopo 36 mesi di contratti a termine (il cui conteggio vale anche se ci sono pause) la durata della proroga sarà stabilita dall’accordo tra le parti sociali chiamate ad un avviso comune. In mancanza di un accordo la palla ritorna nelle mani del governo. L’altra modifica chiave è rappresentata dal ritorno del tetto delle 80 notti come uno dei vincoli per poter rientrare nella categoria dei lavoratori usuranti. Viene dunque ripristinata la versione originaria del ddl, così come uscita da Palazzo Chigi. Resta anche la formulazione della delega: nessuna norma vincolante, tutto da definire entro tre mesi dalla entrata in vigore del provvedimento. È andata meglio invece per i capitoli sullo staff leasing e il job on call: il primo viene cancellato, mentre sul secondo (che nel protocollo originario era abrogato) si prevedono delle deroghe per il lavoro nei settori dello spettacolo e del turismo. Il lavoro a chiamata era passato con il voto contrario di Rc e favorevole della destra. Infine viene cancellata (dalla commissione Bilancio e non dal governo) la proposta sull’apprendistato per mancanza di copertura. Stasera la fiducia: si attendono dichiarazioni di voto di fuoco.