Sul turismo l’incubo di un altro 11 settembre

20/03/2003

              20 marzo 2003

              Bocca (Federalberghi): il 30-40% degli americani ha disdetto le prenotazioni – Stop anche alle partenze dall’Italia
              Sul turismo l’incubo di un altro 11 settembre
              Ottaviani (Enit): con il conflitto mi aspetto un crollo
              di circa il 40% nei voli tra gli Stati Uniti e l’Europa

              MILANO Pensavano di essere sulla strada buona per dimenticare
              il disastro dell’11 settembre 2001, e invece le imprese del turismo si trovano di nuovo nell’occhio del ciclone.
              Che la guerra ci sia oppure no, ormai il danno è fatto: le prenotazioni degli stranieri — americani in testa, e sono quelli con la più elevata capacità di spesa — si sono affievolite; gli albergatori delle città d’arte
              già lanciano grida d’allarme. Anche gli italiani, fino a pochi giorni fa ancora spensieratamente pronti a prenotare le loro vacanze all’estero, hanno deciso che è meglio restarsene a casa e i tour operator, che
              fino a venerdì stavano zitti zitti a controllare i numeri di un mini-boom, da tre giorni devono fare i conti con una irreale calma piatta.
              L’Enit. «In caso di conflitto iracheno è impossibile parlare di cifre, certo mi aspetto una flessione all’inizio del 30-40% nei voli tra Stati Uniti ed Europa», prevede il presidente dell’Enit, Amedeo Ottaviani,
              che ieri ha espresso tutte le preoccupazioni per i futuri scenari di guerra e le possibili ripercussioni sul settore turistico.
              «Gli effetti di grandi eventi drammatici — ha sottolineato Ottaviani —come l’11 settembre o quelli che potrebbero scaturire dal conflitto in Iraq possono essere diversi, secondo vari fattori quali la durata del
              conflitto, l’estensione del teatro di guerra e l’acuirsi o meno delle tensioni internazionali.
              L’esempio negativo dell’11 settembre ha significato il tracollo nel primo trimestre per l’Italia, -20% di ricavi valutari. In seguito lo scenario generale si è via via normalizzato e oggi possiamo tracciare un bilancio di 28 miliardi di ricavi con una leggera flessione del 2,3% che ritengo un grande successo».
              Gli alberghi. Da un paio di mesi gli operatori italiani stanno assistendo a cancellazioni di voli e di prenotazioni alberghiere, soprattutto nelle città d’arte come Venezia e Firenze, che vivono principalmente di turismo nord-americano. È questo lo scenario tracciato dal presidente di Federalberghi-Confturismo, Bernabò Bocca, secondo il quale sono già il 30-40% le prenotazioni cancellate o spostate, da parte di turisti americani, a partire dal mese di aprile. «Gli alberghi nelle città d’arte —ha spiegato —stanno per iniziare l’alta stagione, ma la verità è che nessuno sa come andrà; dipende anche dalla durata del conflitto e se questo resterà localizzato nel Medio
              Oriente. Nulla però è peggio di questo clima di incertezza».
              E, a proposito di città d’arte, gli albergatori romani parlano di uno stato di crisi che si trascina dall’11 settembre 2001 e guardano con preoccupazione all’immediato futuro. Giuseppe Roscioli, presidente
              dell’Associazione provinciale romana albergatori, parla di una stagione irrimediabilmente compromessa, mentre gli altri albergatori vivono con rassegnazione questo momento, in attesa che la guerra finisce e che americani e giapponesi tornino a viaggiare come prima.
              In Italia per il 2003 è già stimata (fonte Organizzazione mondiale del turismo) una diminuzione del 2,3% di turisti stranieri, a quota 36 milioni, per il 2003.
              Agenzie di viaggi e tour operator. Se la guerra scoppierà e se, auspicabilmente, durerà un solo mese, il mercato delle partenze dall’Italia si contrarrà del 90% nelle prime due settimane e del 65-70%
              nelle seconde due: tutto questo, in termini di costi, si traduce in una perdita di circa 1.800 milioni di euro. La stima è di Assotravel, l’associazione delle agenzie di viaggi di Federturismo-Confindustria.
              Il presidente, Andrea Giannetti, sostiene che il suo comparto rischia di perdere 6-7 mila posti di lavoro. «Finchè il conflitto durerà — ha
              concluso Giannetti — faremo al massimo biglietti per i treni». Più prudente Alberto Corti, direttore generale Astoi (i tour operator), anche perché — sostiene — «il settore sta procedendo con un curioso andamento altalenante: fino a venerdì scorso le prenotazioni
              erano addirittura in ripresa, contro ogni previsione, dopo un pessimo febbraio e un eccellente periodo natalizio, ma da lunedì scorso c’è un sostanziale blocco».
              MARTINO CAVALLI