Sul Tfr spazio alla contrattazione

17/02/2005

    giovedì 17 febbraio 2005

    sezione: ITALIA POLITICA – pagina 15

    Sul Tfr spazio alla contrattazione: pronto il testo imprese sindacati
    MARCO ROGARI
    ROMA • Mancano gli ultimi dettagli: l’intesa tra le parti sociali sul documento unitario su previdenza integrativa e Tfr è sostanzialmente raggiunta. E, a meno di sorprese dell’ultima ora, dovrebbe essere ufficializzata oggi, o al più tardi domani, con conseguente invio del testo al ministro del Welfare, Roberto Maroni. Ieri il documento è stato, di fatto, licenziato in sede tecnica. E i sindacati, seppure soltanto in via ufficiosa, hanno lasciato intendere che sarebbe stato formalizzato a breve l’accordo politico sull’avviso comune tra Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Confindustria, Confcommercio, Confartigianato e Confapi. Tre i pilastri su cui poggerebbe il documento unitario: rinvio alla decisione tra le parti sociali sia per quanto riguarda la gerarchia delle forme integrative cui destinare il Tfr sia per la portabilità; detassazione sul rendimento dei fondi; richiamo alle indicazioni della legge delega sulla riforma del sistema previdenziale per le compensazioni. Il tutto con l’obiettivo di far scattare le nuove misure dal secondo semestre 2005.

    Il testo delle parti sociali si presenta ( a meno di correzioni dell’ultim’ora) con una fisionomia molto diversa dalla bozza di decreto attuativo illustrata dal ministero del Welfare nella fase iniziale della trattativa sull’attuazione del " capitolo integrativa".
    Anzitutto perché il documento delle parti sociali affida alla contrattazione un ruolo strategico. Non a caso viene sostanzialmente garantita una sorta di corsia preferenziale ai fondi negoziali per la destinazione del Tfr ( con il " silenzio assenso").


    Non solo: non spetterebbe più al datore di lavoro ( come invece previsto dalla bozza originaria del Welfare) decidere dove destinare la liquidazione nel caso di mancata pronuncia da parte del lavoratore nei sei mesi di tempo a sua disposizione per effettuare la scelta. In questo caso il documento unitario prevede che la liquidazione venga convogliata in primis sui fondi di categoria

    (contrattazione nazionale); in loro assenza, la destinazione verrebbe decisa nell’ambito della contrattazione aziendale. A questo punto, se il documento unitario verrà confermato, resta da vedere quali saranno le ripercussioni sulla trattativa. Il primissimo incontro dovrebbe essere ormai alle porte visto che nelle scorse settimane il ministero del Welfare aveva fatto riferimento ad una convocazione a fine febbraio. Maroni non potrà ignorare l’avviso comune. Anche se nei giorni scorsi lo staff del ministro sembrava intenzionato a proseguire per la sua strada, apportando solo alcune modifiche marginali alla bozza di decreto. Tre i paletti attorno ai quali ruotava la strategia del Welfare: massima libertà di adesione alle forme integrative ( ovvero, nessuna corsia preferenziale per i fondi pensione negoziali); meccanismo della portabilità invariato; introduzione di un’imposta unica del 15% sulle prestazioni.
    Un pacchetto di misure che fin dal primo momento non aveva incontrato i favori delle parti sociali, che si erano anche dichiarate sorprese sia per la mancata detassazione sul rendimento dei fondi pensione sia per l’assenza di riferimenti a compensazione certe per le imprese come invece indicato dalla legge delega, a cominciare dalle agevolazioni per l’accesso al credito e dalla riduzione del costo del lavoro.


    Questioni che torneranno a tenere banco nel prossimo round tra Welfare e parti sociali anche alla luce delle nuove assicurazioni arrivate dal Governo sulla copertura finanziaria dell’operazione, che dovrebbe essere inserita nel prossimo decreto sulla competitività ( 20 milioni per il 2005; 200 milioni per il 2006 e 500 per il 2007). Rimangono due incognite: l’estensione delle agevolazioni per la previdenza integrativa agli " statali" e la proposta lanciata dal viceministro Mario Baldassarri di far leva su una cessione dei crediti agendo anche sul Tfr accantonato, peraltro subito bocciata da Maroni.