Sul tavolo 6 miliardi, ecco gli sgravi possibili

02/04/2004



sezione: IN PRIMO PIANO
data: 2004-04-02 – pag: 3
autore: SALVATORE PADULA

    Il risparmiometro – Come ripartire la dote
    Sul tavolo 6 miliardi, ecco gli sgravi possibili
    ROMA • C’è l’opzione "sovietica" dei 300 euro per tutti. Oppure quella rigorosamente proporzionale: un risparmio del 5% dell’imposta attuale per ogni contribuente. Ma ci sono anche vie "classiste" con premi ai soli redditi bassi oppure, per contro, solo a quelli molto alti. La caccia alle risorse è stata appena avviata e già ci si interroga su come ripartire i 6 miliardi di euro che il Governo intende mettere sul piatto della riduzione del prelievo Irpef. Sei miliardi, ovviamente, sono una cifra enorme. Non così imponente, però, se si pensa al fatto che deve essere divisa tra qualcosa come 30 milioni di contribuenti. In realtà, nessuno ancora sa se la dote di cui parla il Governo sarà interamente destinata all’Irpef oppure se, come sembra probabile, verrà in parte utilizzata come stimolo per le imprese, partendo magari da un nuovo taglio all’Irap, un po’ più coraggioso di quello realizzato lo scorso anno (500 milioni di euro). Ipotizziamo, comunque, che i 6 miliardi vadano interamente a coprire il taglio dell’Irpef. Che fare? Da dove partire? Dal basso, come ha detto ieri il ministro Tremonti? Oppure dall’alto del 45%, come invece ha ventilato nei giorni scorsi il Presidente del Consiglio?. «Il Sole-24 Ore» ha provato a simulare alcune soluzioni, senza pretese scientifiche e solo per dare l’idea dei risultati che ne potrebbero derivare. In fondo, anche il ministero dell’Economia, quando sarà il momento, dovrà procedere in questo modo: stabilire chi premiare, e poi trovare l’articolazione tecnica (tagli alle aliquote, aumento della no-tax area, deduzioni o detrazioni) per raggiungere quell’obiettivo. Per prima cosa, però, occorre fare un passo indietro. Il primo modulo della riforma Irpef ha elevato a 7.500 euro la zona di totale esclusione dall’Irpef. Si tratta, secondo i dati Sogei, di 10,5 milioni di contribuenti che già ora non pagano imposta. A dividersi i 6 miliardi di euro saranno quindi "solo" 20 milioni di contribuenti e (non 30). Ecco allora la prima possibilità: la più semplice. Quella di distribuire equamente l’intera disponibilità ai 20 milioni di contribuenti: 300 euro a testa all’anno. Una soluzione essenziale, che probabilmente premia i redditi più bassi, ma che certamente potrebbe infastidire i più benestanti. Seconda opzione: distribuire a tutti una percentuale uguale, calcolata sull’Irpef attuale. Con il 5%, euro più euro meno, si spende l’intero malloppo disponibile. I risparmi variano dai 40 euro annui per le fasce meno abbienti ai 4.000 (si tratta di un valore medio) per i 145mila contribuenti che si collocano nella zona dell’aliquota del 33% (oltre i 100mila euro). I conti, in effetti, tornano: il 5% dell’Irpef incassata nel 2003 (127 miliardi) è proprio pari a poco più di 6 miliardi. Le altre opzioni (tra le infinite possibili) sono illustrate nel grafico ed evidenziano due soluzioni al centro del dibattito di questi giorni: dare tutto alle fasce basse, oppure accontentare i più ricchi, visto che ai primi sono già andati i 5,5 miliardi del primo modulo della riforma. Quel che queste simulazioni fanno saltare all’occhio — in modo lapalissiano, si potrebbe dire — è che il problema dell’Irpef non sono i 300mila fortunati che hanno oltre 70mila euro di reddito. Quanto i 19,7 milioni di contribuenti (abbiamo già escluso i 10 milioni totalmente esenti) che si collocano sotto questo livello. Tagliare 100 euro di Irpef nella fascia più affollata, quella tra i 15 e i 30mila euro, costa oltre 800 milioni, cioè quanto occorre per tagliarne 6.000 (60 volte di più) a chi sta sopra i 100mila euro. Nessun consiglio, naturalmente, solo aride cifre.