«Sul sommerso pronti a chiedere la fiducia»

15/04/2002






«Sul sommerso pronti a chiedere la fiducia»

Il governo: una misura contro l’ostruzionismo.

Cofferati: atto grave che drammatizza lo scontro
      ROMA – Il governo è pronto a porre la fiducia sul decreto che proroga, integrandone la disciplina, i termini per lo scudo fiscale e l’emersione del lavoro nero. Lo ha deciso ieri il consiglio dei ministri convocato d’urgenza proprio per dare l’autorizzazione alla fiducia sul provvedimento che scade il 24 aprile e che, dopo essere stato approvato dal Senato, sarà esaminato dall’aula di Montecitorio a partire da lunedì. «E’solo una misura preventiva per difendersi dall’eventuale ostruzionismo dell’opposizione», ha spiegato il ministro per l’Attuazione del programma, Beppe Pisanu. Ma l’annuncio di Palazzo Chigi ha fatto esplodere le critiche dell’opposizione intenzionata a presentare non meno di 200 emendamenti di modifica al decreto. Ad essere preso di mira è in particolare l’articolo che riguarda la riemersione del lavoro irregolare, prorogata al 30 novembre. Grazie ad una modifica introdotta in Senato la norma consente infatti alle aziende che mettendosi in regola superano i 15 dipendenti di sospendere per tre anni la disciplina prevista dallo Statuto dei lavoratori. Dalla sospensione è escluso l’articolo 18 ma la sinistra, come ha dichiarato il leader dei Ds, Piero Fassino, teme che il governo e la maggioranza possano «introdurre in modo surrettizio lo stravolgimento» proprio dell’articolo 18 dello Statuto, «un tema che è al centro di un confronto tra le parti sociali e che si deve discutere in quella sede e non altrove». Un blitz, insomma. «Speriamo che questo non accada», ha aggiunto Fassino precisando che, in ogni caso, investirà della questione il presidente della Camera.
      Durissimo l’attacco di Sergio Cofferati, segretario generale della Cgil, che considera la decisione del governo un nuovo ostacolo alla ripresa del dialogo con le parti sociali. «Si tratta di un atto grave» con il quale il governo «acutizza lo scontro sociale e punta a drammatizzare la situazione», ha detto il leader sindacale spiegando che il provvedimento cancella in pratica la contrattazione collettiva per le aziende che emergono. Ma non basta. La Camera, ha aggiunto Cofferati, «dovrebbe votare la fiducia poche ore dopo lo sciopero generale. Per chi aveva annunciato l’intenzione di convocare le parti dopo lo sciopero, è una scelta contraddittoria che vanifica l’intenzione stessa».
      «Porre la fiducia dopo uno sciopero generale non è una cosa positiva per nessun governo», ha sostenuto il capogruppo Ds a Montecitorio Luciano Violante. Le regole sulla emersione del lavoro irregolare «sono figlie di nessuno», ha invece avvertito il capogruppo Ds nella commissione Finanze, Giorgio Benvenuto che ha spiegato: «Né la Confindustria né le altre organizzazioni imprenditoriali sentite dai deputati della Commissione hanno ritenuto efficace il meccanismo previsto dal governo» che finora ha fatto emergere dal "nero" «450 mila lavoratori contro gli 800 mila previsti producendo un gettito aggiuntivo di poche decine di miliardi di vecchie lire contro i 7 mila previsti».
      «Il tema è perfettibile», ha rilevato a sua volta il relatore del provvedimento Giorgio Jannone di Forza Italia. «Una volta approvato il decreto, se ci saranno le condizioni e cioè l’accordo fra sindacati, Confindustria, magggioranza e opposizione su un testo migliorativo, potremo rivedere la disciplina» ha aggiunto. «Se cammin facendo si riscontra qualche limite, provvederemo a rimediare», ha precisato Pisanu.
      In aula l’opposizione darà comunque battaglia anche sul primo articolo del decreto che riguarda il rientro dei capitali esportati all’estero. La norma prevede lo spostamento dal 28 febbraio al 15 maggio del termine per la presentazione delle dichiarazioni che aprono la strada della sanatoria che si ottiene col pagamento del 2,5% a titolo di imposta. Anche in questo caso il Senato ha introdotto un emendamento, considerato iniquo dall’opposizione, estendendo il beneficio ai capitali accumulati grazie a reati (fatta eccezione per quelli più gravi) caduti in prescrizione. Finora, stando ai dati ancora ufficiosi del governo, lo scudo avrebbe incentivato il rientro di circa 50 mila miliardi di vecchie lire con un beneficio per le casse del Fisco di circa 1.250 miliardi di vecchie lire.
Stefania Tamburello