Sul sommerso è ancora scontro

29/03/2002





I sindacati contestano il congelamento del numero dei dipendenti ai fini dello «Statuto»
Sul sommerso è ancora scontro

M.Pe.
ROMA – Per i sindacati è «un ostacolo verso la ripresa del dialogo». Per la maggioranza «un’occasione perduta». La norma che sospende i diritti sindacali per chi emerge dal lavoro nero, approvata due giorni fa dal Senato, è all’origine di un nuovo scontro. La disposizione contestata è quella contenuta in un emendamento al disegno di legge di conversione del decreto legge con la proroga dello scudo fiscale e del sommerso; una norma che prevede la sospensione per tre anni della parte dello Statuto dei lavoratori (legge 300/70) nella parte che riguarda l’attività sindacale (assemblee, permessi, eccetera) e che si applica a quei lavoratori che l’azienda fa emergere, superando così la soglia dei 15 dipendenti. Non è stato toccato, però, l’articolo 18 dello Statuto sui licenziamenti senza giusta causa, che al contrario, in una versione precedente dell’emendamento, era presente. E proprio questo è il «grande rammarico» della maggioranza. A esprimerlo è il relatore del provvedimento, Roberto Salerno (An), che ha proposto tutte le modifiche poi approvate: «Abbiamo stralciato quel riferimento – dice Salerno – perché mossi dal buon senso e nel tentativo di aprire al dialogo. Ma abbiamo lasciato altri meccanismi premiali per favorire l’emersione dal sommerso». Anche dai sindacati, quindi, Salerno si aspettava «almeno reazioni più composte». Nonostante l’esclusione dell’articolo 18, la reazione di Cgil, Cisl e Uil è comunque durissima. «Siamo di fronte a un nuovo grave attacco ai diritti dei lavoratori», commenta Giuseppe Casadio, segretario confederale della Cgil. «Si tratta dell’ennesima decisione abusiva, unilaterale e di parte del Governo», dice Roberto Bonanni, della Cisl. «È la conferma, se ce n’era bisogno, della mentalità di questo Governo, che pensa che il lavoro si crei solo togliendo diritti ai lavoratori», aggiunge Adriano Musi, numero due della Uil. Cgil, Cisl e Uil, dunque, si preparano a dare battaglia contro la norma, che ora passerà al vaglio della Camera chiamata a esprimersi su un provvedimento blindato e che dunque non ammette ulteriori modifiche. «L’emendamento approvato due giorni fa dal Senato – spiega Casadio – è un gravissimo intervento che altera il sistema di diritti e tutele. Nega i diritti legati alla rappresentanza sindacale e manomette la libera contrattazione tra le parti sociali, perché deroga anche regole fissate negli accordi contrattuali. Dunque – prosegue Casadio – si interviene massicciamente e in più forme sui diritti delle persone e sulla libera contrattazione tra le parti. Chiederemo ai gruppi parlamentari alla Camera di impegnarsi per eliminare questa norma dal testo del provvedimento». Alla Cisl non va giù, in particolare, il fatto che «il Governo abbia voluto scavalcare le parti sociali su una materia che dovrebbe essere oggetto della contrattazione: Governo e maggioranza – spiega il segretario confederale, Raffaele Bonanni – non hanno il diritto di fare questo. Siamo davanti a un’ulteriore scorrettezza, che dimostra ancora una volta l’anomalia di un Governo che, invece di svolgere il ruolo di arbitro, decide comunque in maniera unilaterale e per venire incontro solo a una parte». Anche per il segretario generale aggiunto della Uil, Adriano Musi, «appare chiaro come la volontà del Governo è sempre quella di eliminare i diritti e di limitare il più possibile gli spazi della contrattazione. A questo punto la situazione non può che peggiorare sul fronte della ripresa del dialogo. Infatti – spiega Musi – nonostante abbiano davanti agli occhi otto anni di crescita dell’occupazione, continuano a pensare che si possa creare lavoro solo togliendo diritti. Pensano che il conflitto sociale possa creare lavoro. Se lo pensano, allora buona fortuna».

Venerdí 29 Marzo 2002