Sul sindacato pesano i ritardi della sinistra

06/02/2002





SUL SINDACATO PESANO I RITARDI DELLA SINISTRA
di Orazio M. Petracca Il congresso Cgil cade in un momento della vita politico-sociale che vede sotto il fuoco dei riflettori i grandi problemi di strategia con i quali si trovano a dover fare i conti sia le confederazioni sindacali e pi� in generale le forze sociali, nel loro complesso, sia lo schieramento di sinistra (o meglio centro-sinistra, come vuole la logica bipolare) cui tradizionalmente fa riferimento la Cgil. Comune a tutte le organizzazioni di rappresentanza sociale � oggi l’esigenza di ripensare il loro modo di agire e, alla lunga, il loro stesso modo d’essere, per aggiornarlo a un contesto in cui sempre pi� le questioni di sistema fanno aggio sulle questioni riguardanti gli specifici interessi di cui si assumono la tutela.
CONTINUA A 2





I ritardi della sinistra
Non si tratta solo del fatto che il conflitto capitale-lavoro ha perduto ormai la sua centralit� a vantaggio di altri conflitti che hanno un carattere – e in concreto una dinamica – trasversale rispetto a quella che � stata per oltre due secoli, dall’epoca della rivoluzione industriale fino a pochi anni fa, la classica struttura della stratificazione sociale. Tipico � l’esempio dei conflitti sull’ambiente, su quello che bisogna fare – o invece evitare – per salvaguardarlo, su quello che occorre per considerarlo non un vincolo ma invece una risorsa ai fini dello sviluppo. Ancora pi� pregnante � il fatto che oggi i processi di globalizzazione investono, in ogni singolo paese, l’intero sistema economico-sociale (compresi, col passare del tempo, anche quei settori, come certi apparati burocratici, che a prima vista sembrano in grado di sopravvivere quasi "isole nella corrente"). E cos� finiscono per costituire una base di interessi comuni a tutte le forze in campo. Se non altro, il comune interesse a reggere il ritmo della competizione globale, possibilmente guadagnando benefici, diciamo pure quote di mercato, anzich� perderne. Questo interesse comune si declina in una serie di tematiche – dal tasso di occupazione al livello di equit� sociale tangibile con un’adeguata produzione di risorse – che qui sarebbe troppo lungo elencare, ma che si possono riassumere nel concetto di modernizzazione. Beninteso. N� le modalit� dei processi di globalizzazione, come si sono svolti finora, vanno ipostatizzate alla stregua di "leggi ferree", quando sono invece dati storico-sociali che si possono (e in gran parte si debbono) cambiare. N� l’imperativo della modernizzazione � qualcosa che sta al di sopra della dialettica politico-sociale come se ci fosse un solo modo di interpretarlo e applicarlo. Ma una cosa � che la dialettica politico-sociale si svolga nei termini di un confronto, sia pure serrato, tra diversi modi di intendere e praticare una strategia di modernizzazione. Tutt’altra cosa � che il confronto si riduca a uno scontro tra chi presenta un qualche progetto di modernizzazione – ovviamente intesa a suo modo – e chi gli contrappone non un diverso progetto ma semplicemente un rifiuto. � ci� che, da pi� parti, viene rimproverato a Cofferati. Non senza il sospetto che voglia assumersi un ruolo non tanto di sostegno quanto piuttosto di supplenza rispetto a uno schieramento politico di centrosinistra considerato troppo debole e imbelle. Tuttavia la questione presenta anche un’altra faccia, che va anch’essa messa in luce. Occorre chiedersi se lo schieramento di centrosinistra abbia offerto alla Cgil un quadro politico di riferimento in cui situarsi. Con un documento approvato dalla loro direzione, i Democratici di Sinistra hanno dato il loro appoggio alla Cgil sui temi relativi al mercato del lavoro (e su altri punti controversi): ma con questo, limitandosi a questo, non le hanno reso un buon servizio. Posto che la disciplina dei rapporti di lavoro fa parte integrante del modello di protezione sociale effettivamente adottato e operante, c’era e c’� bisogno – non solo per la Cgil – che il centrosinistra lanciasse un progetto complessivo di modernizzazione del Welfare State dove una maggiore flessibilit� delle vecchie regole si accompagnasse a una maggiore tutela dei soggetti lasciati scoperti dall’attuale sistema (disoccupati, giovani, ecc.). E non sarebbe stata neppure una novit�, in senso assoluto, dato che fu il governo D’Alema a sottoscrivere in sede europea (e perfino a promuovere, sotto certi aspetti) quel documento del vertice di Lisbona col quale si disegnava il passaggio a un Workfare State capace di favorire non chi � gi� protetto ma chi si trova escluso dal sistema produttivo e quindi non gode di nessuna produzione. Naturalmente, nulla impedisce alla Cgil di assumere essa l’iniziativa. E il problema politico del congresso che si apre oggi a Rimini si pu� sintetizzare in questi termini. O la Cgil finisce con l’avallare una deriva meramente protestataria dell’opposizione al centrodestra. Oppure interviene, col suo peso e la sua forza, a indirizzare in senso costruttivo un’opposizione che sar� tanto pi� efficace quanto pi� sapr� presentarsi con un suo progetto di modernizzazione. Per il sindacato sarebbe un modo di fare insieme gli interessi dei lavoratori e quelli di tutto il Paese. Orazio M. Petracca

Mercoled� 06 Febbraio 2002