Sul rinnovo del contratto del turismo Filcams chiede un passo indietro a Fipe

25/09/2013

Dopo le dichiarazioni del vicepresidente Fipe, Aldo Cursano, che ha ventilato la disdetta del contratto del Turismo, il segretario della Filcams-Cgil, Cristian Sesena, chiede un ripensamento: «Un contratto rinnovato da tutti può essere il punto di partenza per risolvere i problemi del Turismo»

Alla luce della dura presa di posizione di Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi, che ha abbandonato il tavolo della trattativa sul rinnovo del contratto nazionale del Turismo, Italia a Tavola ha intervistato Cristian Sesena (segretario nazionale della Filcams-Cgil (Federazione italiana lavoratori commercio, turismo e servizi), una delle organizzazioni sindacali che ormai da mesi spingono per un rinnovo del contratto in tempi brevi per venire incontro ai bisogni dei lavoratori. Dal canto suo, Aldo Cursano, vicepresidente vicario nazionale Fipe e presidente Fipe Toscana, pochi giorni fa ha annunciato ai microfoni di Italia a Tavola l’intenzione di disdettare il contratto se non si attua un deciso rinnovamento del contratto favorendo una maggiore flessibilità e costi ridotti per i pubblici esercizi.

Vediamo ora qual è il punto di vista di Cristian Sesena della Filcams-Cgil.

A che punto è la trattativa tra sindacati e associazioni di categoria per il rinnovo del contratto nazionale del Turismo?
Stiamo attraversando una fase di grande confusione e difficoltà. Questo contratto poteva e doveva essere rinnovato entro la sua naturale scadenza (30 aprile 2013). Le mediazioni erano ad un passo dall’essere condivise. Sarebbe stato un forte messaggio non solo per i lavoratori interessati, ma per tutto il Paese, che nel turismo ha una risorsa economica primaria, seppur da sempre scarsamente valorizzata. Un messaggio improntato alla fiducia, lanciato oltre la crisi e i suoi effetti paralizzanti. Purtroppo la posizione di Fipe, che repentinamente si è sfilata da un percorso che aveva progettato e contribuito a istradare, ha reso impossibile un soddisfacente esito della vertenza. Il suo presentarsi al tavolo con richieste di restituzione inaccettabili ha di fatto provocato la crisi del negoziato, che è proseguito, non senza fibrillazioni, con le altre parti datoriali.

Qual è la posizione di Filcams-Cgil sulla questione?
Noi vorremo salvare l’unicità del Contratto del Turismo. Già abbiamo assistito allo strappo di Angem che uscendo dal perimetro Fipe ha disdettato il Contratto nazionale. Abbiamo a più riprese sollecitato un ripensamento di Fipe, che dovrebbe tornare al tavolo ritirando le richieste di abolizione di istituti avanzate e confrontarsi sui punti a suo tempo definiti. È assolutamente inaccettabile pensare che alla crisi si risponda con il taglio di diritti e salario, anche perché non sono interventi di questo tipo che possono rivelarsi risolutivi per l’obiettivo di dare ossigeno alle imprese.

Come si potrebbe gestire la divaricazione data dalla necessità di separare gli alberghi dai ristoranti e bar, anche solo considerando il numero di dipendenti e la maggiore flessibilità degli orari di ristoranti e bar?
Il Contratto prevede già Parti speciali. Esistono appunto per attagliare le soluzioni più idonee alle specificità di settore. Bisogno al limite attualizzare quelle. Nello specifico, il Ccnl Turismo ha sempre raccolto la sfida della flessibilità. Una soluzione ulteriore potrebbe essere quella di responsabilizzare maggiormente sulla materia la contrattazione aziendale e territoriale.

Aldo Cursano, vicepresidente vicario nazionale Fipe e presidente Fipe Toscana, in un’intervista rilasciata a Italia a Tavola per la prima volta ha prospettato lo scenario di una possibile disdetta del contratto. Come commenta questa presa di posizione?
Intanto bisogna scindere due piani: quello giuridico e quello politico. Una disdetta di un contratto che ha chiare clausole di ultravigenza risulterebbe facilmente contestabile ed impugnabile. Da un punto di vista politico sarebbe un atto gravissimo che aprirebbe una stagione di conflittualità e vertenzialità. È questo che si vuole? Giudico quantomeno incauta la presa di posizione del vice presidente che ha avuto come solo risultato quello di accelerare la calendarizzazione di uno sciopero nazionale unitario da parte nostra. Disdettare gli accordi pare andare molto di moda di questi tempi. Si tratta di operazioni miopi che si rivelano alla lunga ance poco redditizie per le compagini datoriali che le hanno promosse.

È chiaro quindi che volete riprendere il confronto. Ma per farlo occorre essere disponibili da entrambe le parti a modificare la propria posizione. In risposta alla richiesta di Fipe sulla riduzione del costo del lavoro e sul dare più soldi ai dipendenti, apportando quindi una decisa modifica all’attuale configurazione del contratto nazionale, che disponibilità offrite per venire incontro alle necessità delle piccole e medie imprese?
Precisiamo, le nostre posizione si sono evolute. Sono state presentate tre piattaforme rivendicative e la dinamica negoziale aveva prodotto sintesi attorno ad alcuni punti che come si è sottolineato individuavano mediazioni condivise da tutte le parti al tavolo. Poi Fipe ha cambiato rotta giustificandosi che la crisi mordeva e quelle mediazioni non erano più attuali. C’è un problema di linearità e coerenza. Anche le buste paga dei lavoratori nel corso dei primi mesi del 2013 sono diventate più leggere, ma non per questo le organizzazioni sindacali nazionali hanno ritarato al rialzo le proprie richieste! Questa non può essere stagione per rivoluzioni e destrutturazioni perché non esistono margini di scambio che li possano sostenere. Non siamo disponibili ad un contratto in cui i lavoratori si finanziano il rinnovo con partite di giro, né all’abolizione di istituti contrattuali. Sul salario come in passato si possono trovare equilibri che garantendo il potere d’acquisto nel contempo non gravino sulle imprese nei periodi prevedibilmente più complicati del triennio a venire.

Per concludere, quale potrebbe essere la strategia per uscire da questa impasse e giungere quindi al rinnovo del contratto?
Bisogna ricominciare a dare il giusto nome alle cose e cercare le risposte da chi le può fornire. Nessuno si aspetta un contratto disancorato dalla difficile fase economica che sta attraversando il Paese. Siamo consapevoli e responsabili, ma consapevolezza e responsabilità non possono essere lette dalla controparte come disponibilità ad abolire istituti contrattuali, togliendo salario ai lavoratori o indebolendone le tutele normative. Le imprese hanno bisogno di interventi diversi, di riduzione di tasse, di facilitazioni burocratiche, in questo dovremmo essere allineati e cercare assieme e con forza l’interlocuzione della politica. Un contratto rinnovato da tutti potrebbe essere la base con cui presentarci al Governo e alle Istituzioni per chiedere e ottenere risposte ai problemi del Turismo.