«Sul patto separato si deve votare»

10/07/2002

10 luglio 2002



«Sul patto separato si deve votare»
Il direttivo della Cgil approva il no al «Patto per l’Italia» e chiama alla consultazione


C. C.


Sul Patto separato si deve votare. Lo sancisce il documento votato ieri dal direttivo nazionale della Cgil, che all’unanimità «approva e fa propria la scelta della segreteria confederale di non sottoscrivere il `Patto per l’Italia. Contratto per il lavoro’», siglato invece con governo e padroni da Cisl e Uil: «La Cgil si rivolge alle organizzazioni sindacali confederali che hanno sottoscritto l’intesa e le chiama a una consultazione aperta e democratica fra le lavoratrici e i lavoratori, i giovani in cerca di lavoro, i pensionati italiani affinché a essi sia riconsegnata la possibilità di esprimere una valutazione impegnativa e risolutiva sul protocollo e i suoi contenuti». Anche per questo – un accordo sottoscritto senza il mandato della maggioranza dei lavoratori – la Cgil insiste sulla necessità di «dare piena attuazione all’art. 39 della Costituzione» definendo per legge «regole certe per la verifica della rappresentanza sindacale». Nel documento approda anche la «politica dei redditi»: il Patto «affossa di fatto l’accordo del `93», hanno sostenuto molti segretari di categoria e dunque nei contratti il salario non deve più restare vincolato all’inflazione programmata.

Contro il «Patto per l’Italia», definito «neocorporativo», e rispondente «all’intento essenzialmente politico che ha mosso il governo fin dall’inizio», la Cgil ribadisce i suoi no. Critica l’assenza di impegni per le «risorse al Mezzogiorno», il «quadro poco trasparente» sul bilancio pubblico, l’avallo alla «iniqua politica fiscale di Tremonti» e la previsione di «una restituzione fiscale per il 2003 corrispondente a quanto già dovuto in ragione di norme precedenti», con anche la «definitiva soppressione della restituzione del fiscal drag». Sul mercato del lavoro si denuncia tra l’altro la «destrutturazione», l’assenza di risposte alla «estensione dei diritti ai lavoratori atipici, parasubordinati, e elle imprese minori» e invece il «ruolo abnorme e improprio dato alla `bilateralità’».

Sull’art.18 il «Patto» prevede: esclusione di «tutti i nuovi assunti», deroga per « tutte le imprese di nuova costituzione» con qualsiasi organico, «doppi regimi » che differenziano «le condizioni dei lavoratori su base generazionale». Lo sciopero generale i primi di ottobre lo aveva già confermato nella relazione Guglielmo Epifani (che il 20 settembre sarà eletto successore di Cofferati, per mandato del direttivo che ha votato anche le nuove entrate in segreteria di Titti Di Salvo, Nicoletta Rocchi, Achille Passoni). E ribadita la raccolta dei «5 milioni di firme» per i «due no» per abrogare i provvedimenti di Berlusconi, e i «due sì» per proposte di legge sull’estensione dei diritti e sugli ammortizzatori sociali.