Sul nuovo welfare il sindacato sposa l’ala radicale

08/06/2007
    venerdì 8 giugno 2007

    Pagina9 – Economia

      Sul nuovo welfare
      il sindacato
      sposa l’ala radicale

        Riccardo Barenghi
        ROMA

        Parla e comincia pure a camminare, la Cosa rossa. Si incontra la mattina con i leader sindacali, riunisce il pomeriggio tutti i suoi parlamentari (150), promette battaglia sulla politica economica e sociale e annuncia che prima o poi potrebbe anche diventare un’unica forza politica. O quantomeno elettorale, magari già alle amministrative dell’anno prossimo. Galvanizzati dalla riunione avuta con Epifani, Bonanni e Angeletti, i quattro leader della sinistra radicale si sono presentati al cinema Capranica di fronte ai loro deputati e senatori. Pecoraro Scanio, Diliberto, Mussi e Giordano hanno spiegato quale sarà la loro unità d’azione nel breve periodo.

        «Con i sindacati c’è stata una sintonia totale», ha detto il segretario di Rifondazione. E più o meno le tre Confederazioni confermano, tanto che il leader della Cisl spiega che «sulle cose essenziali c’è sintonia, poi i contorni possono essere grigio scuri». Quasi le stesse parole usa il suo collega della Cgil, mentre quello della Uil Angeletti sorprende i suoi interlocutori politici per la durezza con cui si scaglia contro «un governo arrogante». La questione ovviamente è quella delle pensioni, e tra sindacati e Cosa rossa c’è accordo sull’abolizione dello scalone e sul cercare di evitare scalini e scalette. Dopo di che, ha spiegato Diliberto, «noi non faremo più uno, la trattativa e l’accordo li fate voi sindacalisti».

        L’impressione insomma è che sia cominciato un gioco di sponda serrato tra sindacati e sinistra radicale, tanto che qualcuno ha rivoltato il concetto di un tempo, quando la Cgil era considerata la cinghia di trasmissione del Pci nel mondo del lavoro: «Oggi è la sinistra radicale a essere la cinghia di trasmissione del sindacato nella politica». Anche perché nel mondo sindacale (e non solo nella Cgil) non è che il nascente Partito democratico venga considerato particolarmente sensibile alle questioni sociali. E sono appunto queste che, al momento, premono ai 150 parlamentari che si sono riuniti per la prima volta tutti insieme siglando nei fatti una sorta di unità d’azione sui contenuti. Giordano insiste sul «risarcimento sociale» dovuto alla parte più debole della società, «altrimenti non recupereremo mai quei voti perduti al Nord». L’oggetto del contendere è ovviamente l’extra gettito, ossia quei dieci miliardi entrati nelle casse dello Stato sui quali è in corso da mesi un braccio di ferro col Ministro Padoa-Schioppa. Tutti i leader della Cosa rossa contestano la scelta di destinare i due terzi della cifra al risanamento e solo un terzo alle politiche sociali: vorrebbero invertire le cifre.

        Mussi spiega che «grazie a questa riunione il governo ha convocato la sua maggioranza per discutere del Dpef prima di farlo: e questa è una novità di un certo rilievo». Dopo di che, il Ministro dell’Università fa anche una escursione nella politica estera e militare. E attacca il suo compagno e storico amico D’Alema: «Ha detto che l’Italia non è pregiudizialmente contraria allo scudo spaziale. Ma chi l’ha deciso, quando l’abbiamo deciso? Io invece penso che l’Italia debba essere assolutamente contraria». Parla anche di politica, spiega che il processo unitario è appena cominciato, «abbiamo acceso i motori. Abbiamo bisogno di tempo ma non di tempi biblici, dobbiamo coinvolgere e allargare per costruire una forza politica unitaria. Perché se alla fine ci sarà un Partito democratico poco sopra al 20 per cento e noi saremo solo un arcipelago frammentato, allora perderemo tuti». Giordano insiste e parla di «percorso unitario irreversibile», propone di convocare dieci iniziative in giro per l’italia, «in modo che il processo non sia solo istituzionale ma di massa». Seduti vicini, Achille Occhetto e Armando Cossutta hanno voglia di parlarsi. Si ritrovano nello stesso progetto politico dopo 15 anni anni dalla fine del Pci e dalla scissione di Rifondazione. «Miracoli del Partito democratico», commenta ironico il segretario della svolta. E Cossutta di rimbalzo: «Non tutto il male viene per nuocere».

        Di nuovo Occhetto: «Mi pare che la strada sia obbligata, solo così può risorgere la sinistra. E poi sapete che vi dico, che questa Cosa rossa è un po’ quello che io immaginavo dovesse essere il mio Pds: un partito di sinistra non comunista. Poi i miglioristi l’hanno cavalcato e ho perso per strada la sinistra. Oggi però si riparte, le buone idee non muoiono mai».