Sul nuovo Tfr non c’è l’intesa

09/03/2005
    mercoledì 9 marzo 2005

    ULTIMI RITOCCHI AL DECRETO
    Silenzio-assenso
    Sul nuovo Tfr
    non c’è l’intesa

      ROMA
      Novità in vista per la bozza di riforma del trattamento di fine rapporto e per il meccanismo del silenzio-assenso. Le ultime modifiche dei tecnici del Welfare allo schema di decreto prevedono che, trascorsi i sei mesi previsti per la scelta volontaria, il destino della quota del lavoratore sia oggetto di un accordo tra azienda e sindacati.

        Il documento «di discussione» che verrà presentato il 16 di questo mese alle parti sociali prevede infatti «che il datore di lavoro, in accordo con le rappresentanze dei lavoratori, possa scegliere di indirizzare le quote di Tfr dei propri dipendenti alle forme complementari collettive già previste», come il fondo aziendale di categoria o di settore. In ultima istanza, in caso di mancato accordo, il Tfr andrebbe a confluire nel fondo pensione dell’Inps.

          Le novità del documento riguardano anche la parte fiscale e il trattamento tributario: si prevede una tassazione «a titolo definitivo» del 15%, ridotta dello 0,30% per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione al sistema di previdenza complementare, con un limite massimo di riduzione del 6%. Per le imprese invece è previsto un accantonamento d’imposta di una somma pari al 5% dell’ammontare totale del Tfr conferito nel fondo pensione. Viene infine elevata dal 3 al 5% la quota di salario aziendale soggetta a decontribuzione.

            Le indiscrezioni sulla nuova bozza non piacciono per nulla alla Cgil. La nuova stesura «riporta su un piano di indeterminatezza ciò che deve essere certo», cioè la destinazione del Tfr a un fondo negoziale, dice il segretario confederale Morena Piccinini. «Vorrei vederla nel dettaglio, ma se è così non è quello che abbiamo chiesto con l’avviso comune. Se il lavoratore non esprime la sua scelta, il Tfr deve andare automaticamente nel fondo negoziale. Un eventuale accordo tra datore di lavoro e sindacati può esserci solo se si è in presenza di più di un fondo, ma nel 90% dei casi vi sono i fondi di settore».

              Bocciato anche l’aumento al 5% della quota di salario aziendale soggetta a decontribuzione: «Avevamo chiesto la fiscalizzazione degli oneri, non la decontribuzione».

                Nonostante la posizione della Cgil, il ministro del Welfare si dice comunque «fiducioso» sulla possibilità di raggiungere un accordo. Maroni è piuttosto preoccupato per la modifica subita dal disegno di legge di riforma del risparmio nella parte in cui ha sostanzialmente cancellato i poteri di vigilanza sui fondi della Covip per attribuirli alla Consob come avviene per i normali prodotti finanziari.
                «Il provvedimento deve essere modificato al Senato», ha ribadito il ministro leghista. «Se così non sarà, chi non sarà soggetto al controllo della Covip non potrà utilizzare il Tfr per scopi previdenziali».

                  Intanto l’Aifi, l’associazione italiana del private equity e venture capital, invita «a creare un dialogo più intenso fra fondi pensione e private equity», perché ciò consentirebbe a questi ultimi di reperire più fondi da investire.