Sul futuro del «Patto» non c´è certezza

11/07/2002







(Del 11/7/2002 Sezione: Interni Pag. 4)
LE DIFFERENTI INTERPRETAZIONI SULLA DURATA DELLA SOSPENSIONE DELL´ARTICOLO 18
Sul futuro del «Patto» non c´è certezza

ROMA
ANCORA litigi, precisazioni e avvertimenti minacciosi sull´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, modificato nei giorni scorsi tra roventi polemiche, mentre prosegue il piano articolato di scioperi di protesta deciso dalla Cgil (oggi si fermano i trasporti pubblici locali per 4 ore in tutta Italia) e si rafforza, con autorevoli pareri, il rischio di incostituzionalità delle nuove norme. E dissensi, più o meno ricomposti, anche tra chi ha sottoscritto il patto, come ad esempio tra il ministro per le Attività produttive Antonio Marzano e i leader di Cisl e Uil. Perché c´è tanta confusione su alcune varianti che, peraltro, sono state dibattute in estenuanti trattative ed appaiono abbastanza chiare. I punti essenziali sono due: 1) sospensione dell´applicazione dell´articolo 18 (quello che prevede il reintegro del lavoratore nel caso di licenziamento senza giusta causa, accertato dal giudice, in aziende con più di 15 dipendenti) per le imprese che nei prossimi 3 anni supereranno il tetto delle 15 unità; 2) inapplicabilità della sospensione alle imprese che nei 12 mesi precedenti l´entrata in vigore della nuova norma avevano già superato il tetto e, di conseguenza, rientravano in pieno nello Statuto. Nel giro di 24 ore Marzano è stato costretto ad ammettere che «si è sbagliato», dopo aver gelato le due confederazioni con la singolare affermazione che le «deroghe all´articolo 18 erano a vita», al contrario di quanto stabilito nell´accordo che prevede un periodo sperimentale di tre anni e una successiva verifica sulla sua effettiva utilità ai fini di un sostenuto rilancio dell´occupazione. Ed è stato lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a smentire il suo ministro partecipando al «Costanzo show». «L´intesa sull´articolo 18 – ha precisato Berlusconi – non è definitiva, ma è temporanea, come d´accordo. Fra tre anni ci vedremo con i sindacati e ne verificheremo l´effetto. Se sarà positivo, potremo proseguire su questa strada. Altrimenti, se non avrà dato i suoi frutti, potremo anche rivederlo». La Cisl prende atto della rettifica di Marzano, ma è decisa a non abbassare la guardia. «Invito il governo – afferma il segretario generale Savino Pezzotta – ad essere coerente con gli impegni presi perché non avrà da parte della Cisl nessuno sconto. Quello che si è firmato deve essere attuato. Noi saremo vigili». Intanto Pietro Ichino, professore di Diritto del lavoro a Milano, denuncia l´accordo sull´articolo 18 come un «pasticcio giuridico e politico» perché non dice se, in assenza di nuovi interventi legislativi, la deroga è destinata a restare in vigore oppure no. Se prevarrà la linea preferita dal governo, con il passare del tempo si consoliderà una situazione di doppio regime (in tale ipotesi, allora, Marzano sarebbe stato preveggente): tutte le aziende che avranno superato la soglia dei 15 dipendenti dopo l´autunno 2002 saranno esentate dall´articolo 18, mentre quelle che l´hanno superata prima resteranno vincolate. «Mi sembra improbabile – avverte l´economista – che la Corte Costituzionale possa convalidare una disparità così rilevante». Comunque la «patata bollente» passa ora al Parlamento, che dovrà pronunciarsi al riguardo in autunno.

Gian Carlo Fossi