Sul Fisco terapia d’urto per le coop

19/11/2001

Il Sole 24 ORE.com









    Diritto societario – Il ministero dell’Economia punta a rendere più stringenti i requisiti per ottenere il diritto alle agevolazioni

    Sul Fisco terapia d’urto per le coop
    La riforma anticipa i tempi: potrebbe scattare dal 2002 – Martedì una task-force del Governo incontrerà le organizzazioni del settore
    Giovanni Negri
    ROMA – Per le cooperative si profila una terapia d’urto. A somministrargliela potrebbe essere il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che con una bozza di decreto legislativo che è già stato portato al Consiglio dei ministri di giovedì ha riscritto da cima a fondo i requisiti per avere diritto all’attuale regime di agevolazioni fiscali. Si tratta di un intervento che, per molti aspetti, ha i connotati della sorpresa. Sull’attuazione della delega per la riforma del diritto societario, infatti, è al lavoro da circa un mese la commissione Vietti, costituita presso il ministero della Giustizia, che dovrebbe concludere i lavori entro il prossimo aprile. Tempi che, a questo punto, potrebbero essere bruciati dal deciso colpo di acceleratore impresso dallo staff di Tremonti. Il testo elaborato dall’Economia, come detto, è stato presentato all’ultima riunione del Governo. Dove è stato però momentaneamente accantonato in attesa di un confronto con le parti sociali che si preannuncia serrato. A questo scopo, nella compagine di Governo, è stato costituita una delegazione che, martedì prossimo, incontrerà le centrali cooperative. Del gruppo cui è stata affidata la delicata fase delle trattative faranno sicuramente parte, oltre allo stesso Tremonti, il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini e il sottosegretario alla Giustizia Michele Vietti. È prevedibile però che, in questo caso, la fase di concertazione non durerà a lungo: uno degli elementi che si possono trarre dalla bozza di provvedimento è l’urgenza di anticipare i tempi di entrata in vigore della riforma sul piano fiscale. Ed è probabile che le necessità di cassa debbano alla fine prevalere sulle tesi di chi sostiene invece la necessità di arrivare prima alla definizione del nuovo profilo giuridico delle coop e poi alla determinazione del loro regime fiscale. In ogni caso appare evidente che uno dei punti cruciali della riforma è stato avocato direttamente a sé dal ministero dell’Economia. Il provvedimento stabilisce che il diritto al beneficiare del regime fiscale agevolativo previsto per le coop, spetta solo alle società «costituzionalmente riconosciute». Quali sono queste società? Sono – stabilisce la legge delega – quelle che «svolgono la propria attività prevalentemente in favore dei soci o che comunque si avvalgono, nello svolgimento della propria attività, prevalentemente delle prestazioni dei dei soci». Ed ecco allora che la "stretta" ha il suo punto di riferimento nell’innalzamento di queste soglie di prevalenza (dell’attività per le cooperative di consumo e delle retribuzioni per le coop di lavoro) dal livello attuale del 50,1% all 66% previsto dalla bozza di provvedimento. Un intervento che, secondo le voci più preoccupate, potrebbe condurre all’azzeramento del panorama mutualistico italiano. A farsene interprete è il presidente di Legacoop, Ivano Barberini, che mette nel mirino quella che definisce una «scorciatoia fiscale, del tutto irrispettosa di quello che è il percorso che è tracciato peraltro, da quella legge delega che la maggioranza tanto insistito per volere approvare nella versione attuale». Per Barberini «saranno poche le cooperative che si salveranno dalla scure di questo intervento che, se venisse approvato nella versione attuale, rappresenterebbe veramente un segno di contraddizione. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che il mondo cooperativo è andato crescendo e sviluppandosi sino a raggiungere dimensioni considerevoli nel pieno rispetto della Costituzione. Se oggi si varasse un provvedimento per mettere fuorigioco, almeno dal punto di vista del diritto a godere della agevolazioni fiscali e con il solo obiettivo di un discutibile recupero di gettito, vorrebbe anche dire che le cooperative hanno vissuto in una illegalità costituzionalmente protetta». A non convincere le coop ci sono anche altri aspetti del testo. «Vorrei sapere – dice Barberini – quali sono le imprese che arrivano a un’incidenza delle retribuzioni superiore al 66% dei costi complessivi sostenuti? Inoltre, se passasse questo decreto, mancherebbe del tutto il tempo necessario per la fase transitoria. Basti pensare all’obbligo di adeguamento degli statuti, con l’inserimento vincolante di clausole che assicurino l’effettiva partecipazione dei soci. A noi sta bene discutere dell’aspetto fiscale, senza però intenzioni punitive tenendo presente che prima va determinato il profilo giuridico della cooperazione. In questo senso mi sembra che anche all’interno del Governo si stia sviluppando una dialettica positiva».
    Sabato 17 Novembre 2001
 
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