Sul fisco Berlusconi frena Lettera Cgil: confronto rapido

12/01/2010

Il Pd dice sì ad una riforma del fisco che contempli «detrazioni Irpef per lavoro e famiglia, superamento degli studi di settore, miglior rapporto del carico fiscale tra lavoro e rendita finanziaria, lotta al nero e all’evasione, recuperando qualche elemento di tracciabilità», dice il segretario Pierluigi Bersani. «Questo lo vorremmo da domani mattina», aggiunge. Guglielmo Epifani, leader della Cgil, invia una lettera a Berlusconi appena rientrato a Roma per «aprire un tavolo di confronto con le parti sociali sui temi della riforma fiscale per dare un rapido segnale di equità ai redditi da lavoro dipendente e da pensione». Sulla necessità di riformare il sistema fiscale le convergenze sono ampie. Tanto quanto le divergenze sui contenuti. Il mantra di Berlusconi, come sempre, è semplificare, riducendo a due le aliquote Irpef (una al 23 e l’altra al 33% oltre i 100mila euro, il che significa sgravi per i più ricchi e prelievi invariati per i più poveri), e accorpando le imposte in modo da scendere a otto tipi. La riforma, di cui parla da 16 anni, secondo il premier potrebbe venire incardinata già quest’anno, ma è presto per parlare di riduzione delle tasse nel corso del 2010 (lo dice lui stesso) visto che la priorità resta quella di mantenere un equilibrio nei conti pubblici.
CONTROPROPOSTA
Anche il presidente della Camera Gianfranco Fini parla di «riduzione doverosa», a partire dai redditi più bassi, e aggiunge: «Una politica seria deve chiedersi dove prendere la copertura finanziaria». Dalla Cgil arriva immediata una controproposta molto più articolata dell’annuncio berlusconiano, coperture finanziarie (dettagliate) comprese: aumento delle detrazioni per dipendenti e pensionati con un reddito inferiore ai 55mila euro per almeno 500-600 euro da attuarsi a primavera del 2010; estensione della quattordicesima mensilità anche ai pensionati con una pensione entro i 1.300 euro mensili; innalzamento delle quote esenti; bonus fiscale per gli incapienti; ma sopratutto riduzione dal 23% al 20% della prima aliquota Irpef, per favorire i redditi medio-bassi, e ritocco dal 38 al 36% per la terza aliquota. Sono questi i punti principali esposti nella lettera che da corso Italia è arrivata a Palazzo Grazioli: una manovra attuabile in tre anni che consentirebbe di liberare in busta paga circa 100 euro netti al mese supportando così i salari che negli ultimi 29 anni sono stati falcidiati dal fisco. E ancora: eliminazione strutturale del drenaggio fiscale e realizzazione di uno strumento unico che comprenda detrazioni per i figlia carico e assegno familiare. Costo complessivo, 24 miliardi da finanziare con un mix di interventi: circa 1,5 mld con un’imposta sulle transazioni finanziarie; tra i 2,5 ed i 4,5 mld con l’aumento al 20% dell’aliquota sulle rendite finanziarie, circa 5 mld affluirebbero grazie all’introduzione di una sorta di patrimoniale alla francese sulle grandi ricchezze e alla revisione degli estimi catastali; 6 mld potrebbero affluire se si reintroducesse la norma sulla tracciabilità degli assegni per la lotta all’evasione e altri 6 mld si avrebbero con l’aumento della base imponibile reso possibile dalla crescita economica. Il fisco sarà «la grande questione del 2010, perchè se la riforma non si fa nel 2010, nel 2011, nel 2012 i dipendenti pagheranno almeno 3 punti di tasse in più», ricorda Epifani. La Cgil è «pronta al confronto con il governo», che però «dovrà essere rapido, una vera vertenza». E su questo sono d’accordo anche Cisl e Uil. La sfida però dovrà essere giocata «partendo dalle aliquote delle fasce basse», chiude Epifani, perchè l’obiettivo dev’essere «far pagare le tasse a chi non le paga o le evade, e trasferire il peso del prelievo fiscale dai lavoratori dipendenti, dagli investimenti e dalle imprese ad altre forme di reddito».