Sul federalismo contrattuale sindacato diviso

15/12/2003



    Sabato 13 Dicembre 2003

    ITALIA-LAVORO
    Sul federalismo contrattuale sindacato diviso
    SERENA UCCELLO


    MILANO – La revisione degli assetti contrattuali, in chiave federalista, parte dal territorio. Si fa strada con l’accordo che le associazioni delle imprese artigiane si preparano a firmare il 18 con Cisl e Uil. E trova subito un ostacolo. La scelta della Cgil di non sottoscrivere l’intesa, che prevede l’applicazione di contratti regionali rischia infatti di riacutizzare le divisioni tra i confederali. Lo dice chiaramente Gian Paolo Patta, segretario confederale della Cgil, per il quale «la modifica di un impianto contrattuale valido per tutti gli altri lavoratori rischia di creare rotture tra le organizzazioni sindacali e di aumentare la conflittualità nelle aziende». Ma la preoccupazione della Cgil investe l’intero impianto contrattuale «perché – continua Patta – si introdurrebbero le gabbie salariali svuotando il contratto nazionale di lavoro». Una posizione questa che, però, Raffaele Bonanni della Cisl considera «un’esagerazione». «Non è una novità – dice Bonanni – che noi della Cisl abbiamo idee diverse sulla contrattazione decentrata. Non capisco perché Patta vuole dare a questo un valore generale. Ora o si trova una chiave di confronto oppure ognuno deve essere libero di portare aventi le proprie idee. La Cisl non può essere prigioniera dell’opinione altrui». Getta acqua sul fuoco, Giorgio Santini sempre della Cisl che dice «non si tratta quindi nè di smantellamento del contratto nazionale, nè tantomeno di nuove gabbie salariali, ma di un diverso rapporto tra i due livelli di contrattazione, nazionale e regionale. La Cisl è impegnata perché si arrivi ad una soluzione positiva e unitaria da parte di tutte le confederazioni sindacali». In questo modo – continua Santini – si potrebbe «sbloccare il rinnovo dei contratto nazionale per oltre un milione di lavoratori dell’artigianato, fermi da quasi due anni, con un incremento salariale del 7%, e inoltre dare avvio alla previdenza complementare bloccata dal ’98, irrobustire la bilateralità, allargandola anche agli ammortizzatori sociali, definire infine un percorso negoziale per la riforma del modello contrattuale da concludere entro il 2004». L’esperienza dell’artigianato può, dunque, fare da apripista all’industria? «Certo – incalza Bonanni – questo accordo può diventare un paradigma per l’intera riforma del sistema contrattuale. Se cioè funziona per le imprese artigiane può anche funzionare per gli altri settori». Non è invece convinto dell’automatismo, vale a dire dell’applicazione automatica dei contratti regione alle imprese industriali il numero due della Uil, Adriano Musi, che dice: «È chiaro che valuteremo questi ipotesi. Si tratta di due comparti che hanno peculiarità diverse, con esigenze e assetti differenti». La Uil fa, dunque, alcuni distinguo differenziando i contenuti per i quali i contratti regionali possono essere applicati e quelli sulla cui «applicazione sarà invece opportuno riflettere». Sì della Uil pertanto al federalismo contrattuale per gli aspetti che riguardano la partecipazione dei lavoratori o la bilateralità. Riserve, invece, sul decentramento degli aumenti salariali.