Sul documento l’altolà dei sindacati

27/07/2004


            martedì 27 luglio 2004

            L’emergenza dei conti pubblici

            Sul documento l’altolà dei sindacati
            «si colpisce chi ha già pagato». Montezemolo: senza rigore crisi di fiducia

            Felicia Masocco

            ROMA La politica dei redditi non è sinonimo di moderazione salariale, l’inflazione programmata deve essere la più vicina possibile a quella reale. E siccome lo stato dei conti pubblici viene ormai svelato in tutta la sua drammaticità, la riforma fiscale non deve essere fatta. Dai sindacati l’altolà al governo dopo l’illustrazione del Dpef. Cgil, Cisl e Uil hanno aggiunto che le loro preoccupazioni restano «inalterate», e che lo Stato sociale non deve essere toccato. Sul fronte opposto, gli industriali con Luca Cordero di Montezemolo hanno reclamato più «rigore» nella finanza pubblica e una «correzione strutturale» nei conti. Oltre a una politica di bilancio che possa essere di «sostegno alla crescita», a cominciare dalla riduzione dell’Irap. Il rischio che si corre, per il presidente di Confindustria, è una crisi che espone la finanza pubblica alla «sfiducia dei mercati finanziari».

            Insomma, da una parte sociale all’altra ieri sera sono piovute critiche per le politiche messe in campo dall’esecutivo. E pensare che il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco aveva esordito dicendo «ora vi spiego che cos’è il Dpef». Ad ascoltare la sua lezione i rappresentanti di 36 sigle, tra sindacati e imprese, tutti intorno al tavolone della Sala Verde, affollatissima tanto che al presidente di Confcommercio Sergio Billè era mancato un posto in prima fila e si è dovuto rimediare su suggerimento dello stesso premier. Il Dpef è stato illustrato per grandi linee, esclusa però l’inflazione programmata, cioè uno degli indicatori col più alto potenziale di scontro con i sindacati visto che è sulla base di esso che si rinnovano i contratti e si decide la tenuta del potere d’acquisto delle retribuzioni. Indiscrezioni parlano dell’1,6%, ma dal governo nessun cenno, tutto è rinviato a domani nel corso di un nuovo incontro. Ancora 48 ore, dunque, per i giudizi definitivi, ma Silvio Berlusconi ha ribadito la volontà di ascoltare le parti sociali e siccome appare inverosimile che fior di tecnici e di ministri non abbiano già fatto i loro calcoli, differire l’annuncio sull’inflazione potrebbe servire a dare un senso al mega vertice di ieri. Come dire, quel che si deciderà sarà scaturito dal confronto.


            Un confronto che si presta ad avere una sua appendice via Internet: dopo il monologo sociale a Palazzo Chigi si sono inventati la «concertazione telematica»: «Abbiano un sito, fino a mercoledì potete inviarci i vostri documenti, le vostre osservazioni», ha suggerito Siniscalco ai presenti piuttosto sorpresi da tanta innovazione. Il primo a rispondere al ministro è stato Savino Pezzotta, «Se vogliamo chattare, chattiamo – ha ironizzato il leader della Cisl – ma noi gli invii li abbiamo già fatti». E uno dopo l’altro ha elencato i documenti recapitati al governo dal sindacato o da questo e Confindustria caduti nel silenzio. La concertazione via e-mail è «una cosa grottesca», ha tagliato corto Achille Passoni per la Cgil. Il quale ha aggiunto: «Dopo anni di bugie il governo conferma la situazione disastrosa della finanza pubblica».


            Cgil, Cisl e Uil non hanno taciuto né critiche né timori su come si stanno mettendo le cose. E si sono ritrovate in buona compagnia, le preoccupazioni per l’economia del paese attraversano anche le imprese. Assente Guglielmo Epifani, a Boston per la convention dei Democratici, per la Cgil c’erano i segretari confederali Marigia Maulucci e Passoni e il responsabile economico Beniamino Lapadula. «La nostra valutazione è negativa – ha commentato Maulucci – perché la manovra che ci viene prospettata, unita a quella ”correttiva” appena approvata e alla riforma fiscale fa un totale di circa 40 miliardi di euro che si abbatteranno su lavoratori, pensionati e imprese», cioè su tutti i soggetti che hanno già pagato la crisi economica. A partire dal Mezzogiorno. «Sarà un autunno caldo», ha aggiunto la sindacalista, ma questo per Cisl e Uil è prematuro: a settembre si terrà l’assemblea unitaria dei delegati, «si deciderà in quella sede» dicono Pezzotta e Angeletti, il banco di prova sarà la Finanziaria. Quanto all’inflazione programmata, la Cgil ha fatto notare agli uomini di Palazzo Chigi come quella fissata negli anni passati sia stata del tutto «velleitaria, lontanissima dalla realtà» e come questo abbia penalizzato il potere d’acquisto. Il sindacato ha chiesto che l’inflazione programmata sia vicina a quella reale e che ci sia una politica adeguata di prezzi e tariffe.


            Sarà una bella battaglia, Siniscalco ha infatti tirato fuori una tabella con dati Istat secondo cui dal ‘98 ai primi mesi del 2004 le variazioni delle retribuzioni sono state costantemente superiori all’inflazione, al di là del 2%. Una realtà diversa da quella percepita e vissuta dai lavoratori: se si parte da quei dati, sarà difficile concordare alcunché.

            «Non siamo disponibili a discutere di moderazione salariale – ha detto Savino Pezzotta nel corso del suo intervento -, vogliamo discutere di una seria politica dei redditi per tutelare i salari. Il tasso di inflazione programmata sia quanto più vicino alla realtà». E anche lui ha incalzato sullo stato pietoso dei conti pubblici: «Ci si dice che per rimetterli in ordine occorre una manovra da 24 miliardi che unita alla manovra appena varata si avvicina alla Finanziaria varata da Amato. I conti smascherano tre anni di ”tremontismo”, tre anni persi». Altro, dunque, che l’ottimismo profuso a piene mani ogni volta che il sindacato ha chiesto un confronto, «un ottimismo che ha disarmato l’assunzione di responsabilità». A proposito di chiarezza: come si intende compensare i tagli all’Irap chiesti dalle imprese? Per il leader della Cisl, che ha chiesto che la scure si abbatta sulle spese militari, «è cambiato il ministro dell’Economia, ma il governo è quello di prima. Siamo un po’ scettici».

            Anche la Uil con il segretario generale Luigi Angeletti ha battuto sulla necessità di muoversi nella «logica della politica dei redditi», senza la quale «non siamo interessati al fatto che il governo fissi una inflazione programmata». Per Angeletti «se passa l’idea che i prezzi li fissa il mercato allora anche i salari li fisserà il mercato».

            L’incontro è durato oltre tre ore, quasi nessuna delle associazioni ha rinunciato a dire la sua. Anche per Sergio Billé «la finanza pubblica è sulla soglia del collasso». «Le linee guida esposte presuppongono un rastrellamento di risorse di entità gigantesca: non possono essere convincenti. C’è infatti una nuova cornice ma manca il quadro. Il nostro giudizio è sospeso
            ».