Suicidarsi da sindacalista nella rossa Piaggio

14/06/2005
    martedì 14 giugno 2005

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      STORIE. AMMANCHI DI CASSA E MINACCE SOSPETTE DEI TERRORISTI

        di Ettore Colombo

          Suicidarsi da sindacalista nella rossa Piaggio

          Un accordo integrativo di fabbrica che non si firmava dal 1995 e che, firmato a giugno del 2004 e poi ratificato dai lavoratori con un referendum, ha spaccato le Rsu interne e i tre sindacati meccanici (Fiom, Fim e Uilm) tra chi lo sponsorizzava (la gran parte di essi) e chi lo avversava (una piccola ma agguerrita minoranza dell’estrema sinistra sindacale, forte nella Fiom locale e vicina ai Cobas) perché ha chiesto e ottenuto di scambiare flessibilità e lavoro al sabato in cambio di premi e salari. Una spaccatura interna alla Fiom Cgil
          locale da un anno attraversata da una lunga e tormentata storia di ricorsi e controricorsi dopo l’espulsione di 11 iscritti alla Fiom Piaggio, tutti militanti
          della minoranza interna “Lavoro e società-Cambiare rotta” e alcuni militanti di Rifondazione comunista.

          Una “terra di frontiera”, quella che sta intorno alla Piaggio di Pontedera, dove
          lavorano 3600 operai, come la definisce il segretario nazionale della Uilm
          Antonino Regazzi, per anni responsabile Auto proprio alla Piaggio (oggi di proprietà dell’ingegner Roberto Colaninno con tutto il gruppo Aprilia). Talmente di frontiera che Adriano Ascoli (uno dei tre ultimi arrestati, a Pisa, con Luigi Fuccini e Giuliano Pinori, come presunto appartenente alle nuove Br-Pcc, grazie alle rilevazioni della pentita Cinzia Banelli nell’ambito delle indagini sulla loro ricostituzione e processate per l’omicidio Biagi), tecnico informatico 39 enne, molto conosciuto in zona e politicamente legato all’estrema sinistra antimperialista pisana, nel 2004 in Piaggio aveva anche lavorato. Come contrattista a termine.

          Questo lo sfondo, il contesto, di una morte tragica sicuramente priva di rapporti con questi fatti ma che evoca comunque antichi spettri. Quelli di lotte di fabbrica spietate, di conflitti sociali pesanti e persino del terrorismo. Il punto da cui partire, dopo giorni di sospetti e tensioni, ora però è diventato un altro. Il “sindacalista sotto scorta” suicida si sarebbe inventato tutto, costruendo ad arte minacce di inesistenti Brigate Rosse contro di lui per nascondere piccole
          ruberie.Ci sarebbe cioè solo una triste tragedia personale dietro la morte che ha scosso tutta la Piaggio, nessun fantasmi del passato.

          Qual è la verità? Prima i fatti. Cristiano Colombini, un ragazzone dallo sguardo intenso di 32 anni, segretario della Fim Cisl di Pisa ed ex operaio
          della Piaggio di Pontedera, si è ucciso lo scorso venerdì sera. Prima si è imbottito di sonniferi, poi si è impiccato alla trave di un casolare di campagna a San Giovanni Caldera, nel comune di Laiatico, provincia di Pisa a circa 25 km da Ponsacco, dove Colombini viveva con i suoi. La sera precedente,
          giovedì, Colombini si era dimesso dal suo incarico in Fim. A un amico dice: «Questa volta l’ho fatta grossa». I genitori ne denunciano la scomparsa,
          il suo cellulare squilla a vuoto. L’ipotesi che si fa strada, dopo la prima, legata alle minacce terroristiche subite, è che Colombini avesse bisogno di soldi, per motivi ancora confusi. Lui, dall’animata riunione in cui sembra gli si sia chiesto conto dell’ammanco di 250 mila euro dal conto corrente della Fim Cisl di cui aveva la firma, sarebbe uscito molto scosso. Compera dei sonniferi, si allontana, si uccide. La Cisl toscana si trincera dietro un muro di comprensibile riserbo, anche per rispettare la tragedia che ha colpito un suo dirigente giovane, in vista, stimato, in carriera. Un comunicato si limita a far saper che «l’ultimo anno di gestione della Fim-Cisl di Pisa sarà verificato dalla segreteria regionale»: è diretta da Renato Santini, che ora ha assunto
          anche la guida a interim della Fim di Pisa (quella nazionale terrà, a partire da
          domani e per tre giorni, il suo importante congresso nazionale a Marina di
          Massa) e che, dell’accordo sindacale in Piaggio, è sempre stato un convinto fautore.L’ipotesi al vaglio degli investigatori (la polizia e il pm che conduce
          le indagini,Antonio Di Bugno) è che Colombini possa essersi inventato da solo la lunga sequela di minacce terroristiche.

          Tutte? Il primo episodio risale all’11 gennaio, quando viene recapitata una lettera alla Piaggio – l’azienda di proprietà cupazione e fabbriche in crisi, rilascia comunicati di denuncia forti e secchi. Il segretario della Fiom pisana, Contino, tra i difensori e fautori dell’accordo integrativo alla Piaggio, è in
          prima linea: «Bisogna vigilare ma non ci faremo intimidire», dice. Proprio Contino è stato minacciato, in passato, come altri dirigenti locali di Cisl e Uil.
          La Fim (e tutta la Cisl, a partire dal segretario Pezzotta) riceve un preoccupato monitoraggio dei servizi segreti come del ministero dell’Interno almeno dalla firma del Patto per l’Italia: scritte, minacce e attentati brigatisti e/o anarco-insurrezionalisti specie alle sedi Cisl si susseguono a ritmo preoccupanti. Il 26 maggio 2003 un volantino (autentico) delle nuove Br viene
          spedito da Firenze alle Rsu della Piaggio: la Lioce e i suoi compagni, per i
          servizi, puntano molto su quella fabbrica per far nascere una «politica rivoluzionaria» contro il «dialogo sociale» e i «sindacati di regime» (Cisl e Uil). Le ripetute intimidazioni che s’addensano su Colombini all’inizio non stupiscono affatto, anzi preoccupano. Solo di recente cominciano a suscitare perplessità. La Digos qualifica le più recenti minacce al sindaco di Pontedera,
          il diessino Paolo Marconcini, cui per telefono viene detto «Sarai giustiziato» e l’ultimo volantino firmato Br-Pcc e recapitato alla redazione del quotidiano La Nazione il 9 giugno (puntava ancora il dito contro gli accordi sindacali in
          Piaggio), «vere bufale». Colombini si sarebbe inventato tutto per nascondere un ammanco di cassa ingiustificabile, le Br non c’entrano. Il consiglio comunale straordinario convocato contro il terrorismo viene sconvocato. Tutto bene – per modo di dire – dunque? Forse. E forse no. Per aver ospettato legami tra pezzi della Fiom e ambienti terroristici, a settembre scorso il settimanale Panorama è stato querelato dalla Fiom. «Troppo rosse quelle tute blu» s’intitolava l’articolo: al centro della ricostruzione c’era
          l’officina 10 della Piaggio, dove si assemblano i motori, «la roccaforte degli eretici della Fiom». Resta che 11 delegati locali della sinistra Fiom, che si
          erano rivolti alla magistratura denunciando brogli nelle elezioni delle Rsu (e poi anche nel referendum che convalidava l’integrativo di fabbrica), ed
          espulsi – fatto senza precedenti – dalle strutture regionali di Fiom e Cgil, proprio di recente, a maggio, sono stati riammessi dalla nazionale commissione di garanzia. «Vizi di forma», dice la Cgil nazionale. «I motivi di merito per la loro espulsione permangono», ribatte quella toscana. E una lettera di oltre 60 sindacalisti locali ribadisce sostegno alla Fiom pisana, chiedendo alla Fiom nazionale e alla Cgil «quali atti vorranno assumere
          per affrontare e risolvere i problemi politici che rendono la situazione interna alla Piaggio al limite dell’ingestibilità». Forse il povero Colombini s’è inventato tutto ma alla Piaggio di Pontedera fare sindacato è un mestiere difficile.
          !
          I primi volantini
          delle Br erano
          veri, gli ultimi
          forse no